[11/06/2009] Comunicati

La fotografia di Bankitalia dell´economia toscana

LIVORNO. Anche l’economia toscana è entrata in recessione sulla scia di quanto è avvenuto a livello mondiale e le informazioni fornite sulla Toscana dal dossier della Banca d’Italia disponibili sui primi mesi del 2009 suggeriscono una prosecuzione della caduta del prodotto. Dati piuttosto crudi, molto più quantitativi che qualitativi, e che quindi difficilmente permettono di individuare cause ed effetti della crisi stessa. Ma in ogni caso un dossier significativo per prendere dimestichezza con le nuovi dimensioni economiche che anche la Toscana si troverà ad affrontare all’indomani di una crisi che non lascerà niente come prima e che auspicabilmente serva invece quanto meno a far correggere la rotta fallace della crescita senza se e senza ma, optando per produzioni e processi produttivi più efficienti e sostenibili.

«Il settore industriale per primo ha risentito della crisi – si legge nell’introduzione al dossier toscano - gli ordini e la produzione, già in calo dall’inizio del 2008, hanno subito un’ulteriore marcata riduzione nel quarto trimestre. Il peggioramento ha avuto natura trasversale rispetto ai principali settori produttivi e alle classi dimensionali di impresa».

Il rallentamento dell’attività industriale, avviatosi nel 2007, si è quindi trasformato in una brusca contrazione dei livelli produttivi nella seconda parte del 2008. I segnali dei primi mesi del 2009 indicano un ulteriore peggioramento con la natalità netta risultata negativa per il settimo anno consecutivo (–1,5%), in particolare per le industrie tessili (–4,7 per cento). Nel primo trimestre dell’anno è proseguito il calo demografico per tutti i settori manifatturieri a eccezione dell’abbigliamento. Il numero delle imprese attive alla fine del 2008 era pari a 56.779; nell’ultimo decennio esse si sono ridotte del 4,1 per cento.

L’indagine della Banca d’Italia ha mostrato come i programmi di investimento, già deboli, siano stati diffusamente e intensamente ridimensionati nel 2008 e nelle previsioni per l’anno in corso. La crisi sembra avere accentuato la tendenza, in atto da alcuni anni, a diversificare i mercati di sbocco dei prodotti regionali.

Sintomatica la situazione nel comparto delle costruzioni: dopo una lunga fase di espansione, il settore edile ha registrato nel 2008 una contrazione dell’attività, che evidentemente non significa che si è smesso di costruire e di consumare suolo, ma che se ne consuma un po’ meno di quello che se ne consumava negli anni passati. Certo, una parte dell’attività riguarda le ristrutturazioni e quindi la valorizzazione dell’esistente senza ulteriore utilizzo di risorse naturali, ma ancora oggi i nuovi quartieri residenziali e i relativi oneri di urbanizzazione sono visti come l’opportunità di compensare le sempre minori entrate che arrivano da Roma.

Secondo l’indagine dell’Osservatorio regionale, il fatturato del settore edilizio è calato dell’8,5 per cento e l’attività dovrebbe ulteriormente ridursi almeno nel primo semestre del 2009. Nonostante sia ancora positiva, la crescita demografica delle imprese del settore si è più che dimezzata. L’indice di natalità netta è stato pari all’1,7 per cento contro una media nel quinquennio 2003-07 del 3,9.
I nuovi finanziamenti erogati nell’anno per gli investimenti in costruzioni si sono contratti; la domanda di abitazioni proveniente dalle famiglie è diminuita, sia per effetto dell’irrigidimento delle condizioni di accesso al credito sia per l’incertezza connessa con le negative prospettive economiche E anche la domanda per le detrazioni connesse con le ristrutturazioni abitative è risultata in debole calo (–0,8 per cento; –2,8 nel complesso del paese).

Secondo i dati dell’Osservatorio sul mercato immobiliare (OMI) dell’Agenzia del Territorio, nel 2008 il numero di transazioni nel mercato immobiliare residenziale è calato del 18,2 per cento. La flessione è stata superiore a quella registrata in media nelle regioni del Centro (–15,3) e nel complesso del paese (–14,8). I prezzi delle abitazioni hanno fortemente decelerato. I dati relativi al secondo semestre del 2008 indicano per la Toscana una crescita del prezzo medio delle abitazioni dello 0,7 per cento rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, a fronte di un incremento del 3,9 nel secondo semestre del 2007.

Da segnalare comunque che le opere pubbliche hanno risentito in misura inferiore del quadro congiunturale sfavorevole; i bandi per nuove gare sono risultati ancora in leggero aumento, così come la spesa pubblica destinata ai servizi e al miglioramento della qualità della vita: Secondo le elaborazioni dei Conti pubblici territoriali (Cpt) del Dipartimento per le politiche di sviluppo (Ministero dello Sviluppo economico), la spesa delle amministrazioni locali toscane, al netto degli interessi, è stata nella media del triennio 2005-07 pari a 3.461 euro pro capite (tav. a32), superiore di circa 9 punti percentuali alla media delle Regioni a statuto ordinario. Di questa, oltre i quattro quinti sono rappresentati da erogazioni di parte corrente.

La spesa primaria delle amministrazioni pubbliche in regione, stimata aggiungendo alla spesa delle amministrazioni locali quella erogata centralmente ma riferibile al territorio toscano, è stata pari, nella media del triennio 2004-06, a circa 10.900 euro pro capite, sostanzialmente in linea con la media delle regioni (circa 10.800 euro). La spesa per prestazioni sociali è ammontata a circa 4.800 euro, al di sopra di quella sostenuta in media dalle regioni (circa 4.500 euro) mentre la spesa sostenuta per l’istruzione è stata lievemente inferiore (946 euro pro capite; 969 nelle regioni a statuto ordinario).

Il calo dei consumi si è riflesso in una contrazione delle vendite nominali al dettaglio, specialmente di quelle relative a beni durevoli e del resto la quantità di merce movimentata nei porti è diminuita sensibilmente a partire dall’ultimo scorcio del 2008.

La crisi internazionale si è fatta sentire anche nel settore del credito: dopo circa un decennio di sviluppo a un ritmo ampiamente superiore a quello del prodotto nominale, nel 2008 il credito erogato in regione ha fortemente rallentato: tenendo conto degli effetti delle cartolarizzazioni, il tasso di crescita è stato pari al 4,0 per cento. La decelerazione ha interessato dapprima i prestiti alle famiglie, successivamente quelli alle imprese.

La dinamica del credito secondo Bankitalia trova spiegazione nel comportamento sia della domanda sia dell’offerta. La riduzione della domanda ha riflesso le minori transazioni immobiliari e la contrazione degli acquisti di beni durevoli, per le famiglie, e il calo degli investimenti, per le imprese. Le condizioni di offerta sono mutate in senso restrittivo: gli intermediari, specialmente quelli appartenenti ai maggiori gruppi, hanno rivisto i criteri usati nelle decisioni di affidamento.
La congiuntura recessiva ha iniziato a riflettersi sulla qualità del credito. Il nuovo contenzioso delle imprese è apparso in aumento, quello delle famiglie costante. Queste ultime sono tuttavia caratterizzate da un significativo aumento dei ritardi nei pagamenti, che spesso si traducono in rinegoziazioni del debito.

Le turbolenze sui mercati finanziari hanno anche sortito l’effetto di accrescere la propensione per la liquidità dei risparmiatori toscani nella parte finale del 2008: i conti correnti hanno accelerato sensibilmente, anche per il ridotto costo opportunità loro associato.

Fin qui la fotografia scattata dalla Banca d’Italia (che peraltro riassume nel dossier toscano molteplici indagini realizzate da altri enti), una situazione da cui partire per (ri)cominciare a governare l’economia della regione indicando priorità e stigmatizzando le strade poco virtuose e molto miopi che hanno contribuito all’esplosione della crisi anche in Toscana.

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