[10/06/2009] Energia

Ecodem: «Bene stop di Tremonti al nucleare»

ROMA. Gli Ecologisti Democratici lo hanno denunciato da subito: il nucleare in Italia non serve e non è economicamente sostenibile, ora pare se ne sia accorto anche il Ministro Tremonti che boccia il ddl Sviluppo che contiene le norme sul nucleare, del suo collega Scajola. Il NO al ritorno del nucleare in Italia non è né ideologico, né dettato dall’emotività o dalla paura. Oggi noi Ecologisti Democratici diciamo no al nucleare perché non conviene, è un disastro finanziario che ricade inevitabilmente sui contribuenti, è inutile perché produrrebbe solo un eccesso di produzione elettrica in un’Italia ormai rapidamente lanciata verso le fonti rinnovabili, è dannoso perché il grave problema delle scorie radioattive è ancora irrisolto anche con le generazioni più moderne di centrali.

Almeno sul primo punto, ossia l’insostenibilità finanziaria, quanto sostenuto dagli Ecologisti democratici, ma anche da moltissimi economisti ed esperti, trova un autorevole consenso nel Ministro Tremonti, in quanto manca la copertura finanziaria. Il Circolo Langer degli Ecodem ha prodotto un corposo dossier “I conti in tasca al nucleare” che dimostra con documentata precisione come l’investimento sul nucleare sia assolutamente svantaggioso in una nazione basata sul libero mercato energetico. È sufficiente inserire – senza occultare i dati – tutti i costi connessi alla costruzione di una centrale atonmica, per verificare che: 1) L’energia prodotta dal nucleare ha un costo al kWh molto superiore a quella delle altre fonti energetiche, come il gas, dunque la notizia della sua presunta convenienza è falsa; 2) L’investimento su una centrale nucleare non produce ritorni economici positivi sul valore attualizzato neppure dopo 25 anni di operatività alla massima potenza e senza intoppi; 3) L’esposizione sui flussi di cassa negativi per decenni – prima del completamento della centrale e la sua messa in esercizio - non è sostenibile per un investitore privato senza copertura pubblica; 4) Sul piano finanziario, oltre a intaccare il prezioso capitale proprio, il nucleare costringe le imprese a enormi debiti per miliardi di euro, che dovrebbero essere erogati da banche che non sanno più dove rimediare la liquidità.

Tutte queste obiezioni rendono evidente che il nucleare non si regge sul piano economico, a meno che non sia artificialmente sostenuto con i soldi dei contribuenti. Soldi che naturalmente in questo periodo di crisi non ci sono, come dimostra l’obiezione del Ministro Tremonti. Il nucleare non serve, costa, è dannoso, inquinante e ostacola il grande sviluppo delle energie rinnovabili in corso nel nostro Paese. Rinnovabili ed efficienza energetica, ecco le soluzioni per l’Italia. Il Circolo Langer degli Ecodem auspica dunque che questo stop sia solo il primo passo di un generale ripensamento sulla strategia energetica del Governo, strategia sbagliata, frutto – quella sì – di deriva ideologica e di interessi di pochi, potenti lobby industriali.

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