[ 08/06/2009 ] Comunicazione

La violenza nega trilioni all´economia

WASHINGTON (Usa). La violenza è ampiamente riconosciuta come causa di traumi, disagio, morte. E, secondo una recente valutazione della pace nel mondo, nega anche all´economia mondiale significativi vantaggi economici. La terza conferenza annuale del Global peace index ha concluso che se il mondo fosse stato in pace nel 2007 - senza la guerra in Iraq, le sparatorie nelle scuole negli Stati Uniti, o i disordini politici in Myanmar, per esempio - l´economia globale avrebbe beneficiato di 7,2 trilioni di dollari.

«Vi è una linea di pensiero secondo la quale la guerra è buona per l´economia», ha affermato Clyde McConaghy, presidente e co-sviluppatore del Global peace index commentando il rapporto, «ma non credo che questo argomento sarà più sostenuto».

Secondo il rapporto, circa 2,4 trilioni di dollari sarebbero generati dalla deviazione di finanze da attività "violenta" a "pacifica". Tale conclusione presuppone che alcune industrie, come la produzione di aerei militari, andranno verso il declino, ma che il valore stimato del 4,4 per cento del prodotto mondiale lordo speso per attività violente verrà spostato altrove (…).

I restanti 4,8 miliardi di dollari sono una stima delle attività economiche a livello mondiale che sono state represse con la violenza. Un miglioramento in classifica di un paese nell’indice di pace facilita i consumi e riduce il rischio per gli investitori, dicono gli autori della relazione.

«Avere un mondo più pacifico permetterà alle imprese di crescere, agli imprenditori di prosperare, e agli scienziati di fare ricerca», ha detto McConaghy, che ha aggiunto che il tentativo della sua organizzazione di quantificare il valore economico di pace è stato il primo di questo genere.

Con il crollo economico globale, i disordini alimentari, e la violenza in Medio Oriente, la principale conclusione della più recente valutazione non è stata molto più di una sorpresa. «Nel complesso, il mondo era un po´ meno tranquillo di quello che l’anno scorso è stato rispetto al 2007», ha detto Leo Abruzzese, direttore editoriale del Nord America e direttore dei servizi finanziari per l´Economist intelligence unit, che ha contribuito a valutare le varie fonti dei dati utilizzati nella relazione.

Dei 144 paesi valutati, Nuova Zelanda, Danimarca e Norvegia sono stati classificati come le nazioni più tranquille. I paesi meno pacifici sono l’Iraq, l’Afghanistan, e la Somalia, si legge nel rapporto. Per determinare la classifica dei paesi, la valutazione si basa su diversi indicatori quantitativi, come ad esempio le esportazioni di armi, i reati violenti, e la popolazione carceraria, oltre a indicatori qualitativi, quali la stabilità politica.

La relazione 2009, inoltre, ha cercato di identificare i potenziali determinanti della pace (…). Nonostante i casi di terrorismo in corso, il fallimento degli Stati, e i disordini civili, la relazione rileva che il mondo è diventato lentamente più tranquillo nel corso degli ultimi due decenni. Sono più le guerre cessate di quelle che hanno avuto inizio, e il numero di accordi negoziati è aumentato. Conflitti armati sono costantemente diminuiti, passando da più di 40 nel 2000 a 30 nel 2007, secondo il rapporto.

Nel frattempo, i bilanci economici per il mantenimento della pace sono in aumento. Operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite sono costate circa 6,8 miliardi di dollari nel 2007-08, con un incremento record rispetto ai 5,6 miliardi di dollari spesi nel 2006-07. La spesa nazionale militare è ancora la priorità nella maggior parte dei paesi. Il bilancio militare del mondo è stato calcolato in circa 1,2 trilioni di dollari nel 2006, secondo il Worldwatch institute´s Vital signs.


L´articolo è di Ben Block del Worldwatch Institute, Eye on earth, www.worldwatch.org, è stato pubblicato sul sito del Worldwatch. La traduzione libera di parte dell’articolo è di Alessandro Farulli

Ben Block*

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