[01/06/2009] Urbanistica

Il consumo di territorio in Italia mette in crisi la sostenibilità ambientale e sociale

LIVORNO. Il consumo di territorio non è un valore. Almeno in Italia – anche se ci sono, per fortuna, delle eccezioni in particolare al centro - e almeno per una gran parte delle istituzioni ai vari livelli. Forse è meglio dire che, meno ingenuamente, il valore del consumo del territorio c’è ed è quello che le amministrazioni gli danno per ottenere il massimo della rendita. La trasmissione televisiva Report ieri sera lo ha mostrato ancora una volta portando all’evidenza una situazione già nota, ma che sta raggiungendo vette parossistiche. In un crescendo rossiniano di costruzioni che, soprattutto nel lombardo-veneto, stanno mettendo a rischio (per non dire che hanno superato di gran lunga) tutti i limiti della sostenibilità. A partire da quelli sociali – case a prezzi folli – fino a quelli ambientali: cemento ovunque, aree verdi desaparesidos, mobilità insostenibile, incontrollabile depauperamento di risorse energetiche, idriche e di materie prime. Tutto con il beneplacito delle amministrazioni, dato che stiamo parlando solo di costruzioni legali, perché se ci si sommano anche gli abusi facciamo notte.

Come è nostro costume non diamo per scontato che tutto quello che è stato detto ieri sera a Report sia oro colato, ma quello che ci convince è che i dati forniti sono in linea con quelli in nostro possesso. E alcuni di essi (anche se non certificati) valgono più di tante parole: si parla di 8 milioni di appartamenti in più del necessario e 100mila ettari di terreno che ogni anno si mangia l’urbanizzazione selvaggia. Quello che vogliamo mettere in evidenza è che non si tratta solo di un problema di consumo di suolo, ma di sostenibilità ambientale e sociale.

Tutto è attaccato: i centri cittadini delle metropoli ma in generale delle città medio grandi hanno affitti e costi di case elevatissimi; con i redditi bassi che ci sono in Italia progressivamente i cittadini si spostano in periferia dove sorgono nuove abitazioni a prezzi più contenuti; altri restano fuori subito dal percorso e finiscono per strada o diventano inquilini abusivi in palazzi o edifici abbandonati; più ci si allontana dal centro e più ci si allontana molto spesso dal luogo di lavoro o dalle scuole o dai servizi in generale e questo crea dipendenza dai mezzi privati perché quelli pubblici non funzionano; questo crea ingorghi di ore; che significa inquinamento dell’aria e qualità della vita compromessa; il gioco perverso fa si che queste periferie-dormitori diventino preso luoghi degradati e pericolosi; i polmoni verdi delle città spariscono sempre più sostituiti da capannoni industriali e centri commerciali costruiti qui proprio perché maggiormente raggiungibili con i mezzi privati. Per non parlare della cementificazione delle coste, fra porticcioli e seconde case per la vacanza, il tutto costruito in nome dell´ambiente e dell´antindustrialismo.

Un circolo vizioso continuamente alimentato dalla voglia di costruire avallata da istituzioni che hanno tutto a che guadagnare, perché chi costruisce paga gli oneri di urbanizzazione e magari costruisce un asilo, oppure uno svincolo, oppure un’opera che quel comune non avrebbe altrimenti i soldi per realizzarla. Non c’è soluzione di continuità, i paesi vengono inghiottiti dalle città e si fanno sempre più strade per migliorare il traffico, ma poi le si riempiono di centri direzionali, outlet, capannoni industriali e il traffico torna tale e quale a prima. Nessuna pianificazione. Oppure cattivissima pianificazione in nome di un turismo pseudosostenibile. Questo va avanti da anni e non è infatti un caso che i settori edile e immobiliare abbiano trainato il Pil nazionale per anni. Ora sono in crisi, è vero, ma chiedono aiuto e la paura è che continui il solito tran tran insostenibile. Che finirà per travolgere anche chi si è opposto in questi anni, proprio causa crisi. Dal 9 al 12 giugno il tema “Idee anti crisi” sarà proprio quello di Eire, il Salone dell’immobiliare italiano.

«Per l’immobiliarae – spiega sul Corriere Economia – Antonio Intiglietta, presidente di Ge-Fi. Organizzatrice dell’evento – è un momento di svolta: la crisi ha portato alla necessità ineludibile di riscrive le regole e sarà questo il filone principale del salone di quest’anno, dove cercheremo di analizzare gli errori compiuti nel passato e di individuare le responsabilità che ogni attore, pubblico e privato, deve assumersi». Quali siano secondo il settore non è ancora dato sapere, noi lo abbiamo spiegato prima: qui si gioca una bella fetta della sostenibilità ambientale e sociale del nostro paese che non può più essere camuffata con l´antindustrialismo di maniera. Non servono solo case eco-sostenibili, serve fare scelte urbanistiche secondo il criterio della sostenibilità, che è una cosa più grande. E più difficile. E con meno spazi per la demagogia antindustrialista.

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