[01/06/2009] Parchi

Rdc: presto rimessi in libertà 17 bonobo, i nostri cugini “peace and love”

LIVORNO. 17 bonobo (Pan Paniscus), tra i quali 8 femmine, che attualmente sono ospitati a Lukaya, un santuario per questi primati che sorge alla periferia di Kinshasa, la capitale della Repubblica democratica del Congo (Rdc) saranno trasferiti presto in libertà alla foresta di Ilonga Pö, che sorge lungo le rive del fiume Lopori nella provincia dell’´Equateur.

Mariel Pit, rappresentante degli Amis des Bonobos in Congo, lo ha annunciato in una conferenza stampa a Basankusu, da dove partirà l’operazione di reintroduzione dei bonobo allo stato selvaggio che dovrebbe terminare il 17 giugno: «I bonobo devono vivere nel loro ambiente naturale che è la foresta della Rdc e devono essere protetti altrettanto bene sia dalla popolazione, che dal governo congolese e dalle organizzazioni internazionali».

I bonobo si trovano solo nel territorio della Rdc, nelle sue foreste più profonde e misteriose, nelle paludi del bacino del Congo a nord e in quelle Kasai e Sankuru a sud. Sono probabilmente il “parente” più vicino agli esseri umani. Nostri cugini "scoperti" solo nel 1928. Sono alti in media un metro e 20 centimetri e pesano 35 chilogrammi. In natura hanno una speranza di vita tra i 50 e i 60 anni e si caratterizzano per il lungo periodo di allevamento dei giovani, che restano con la madre fino a 4 anni e più. Gli Amis des Bonobos sottolineano che il comportamento dei bonobo è unico tra i grandi primati antropomorfi: «il bonobo è un gran pacifista e sono le femmine che fanno regnare la pace. Gli atti di gioco sessuali fanno parte integrante della sua quotidianità. Poco importa l’età o il sesso, se siete un bonobo, il sesso gioca un ruolo essenziale nella vostra vita sociale e nella salvaguardia della pace all’interno della vostra comunità. Quel che importa di più in una comunità bonobo, è la serenità ed il piacere di essere “felici” insieme. La tranquillità!».

Eppure queste scimmie “peace and love” sono a rischi estinzione: negli annoi ’80 si pensava che ne esistessero almeno 100 mila individui, oggi le stime più serie parlano di 5.000 - 20.000 bonobo che ancora vivono allo stato selvatico. Per uno scherzo del destino, questi primati pacifisti e libertini si sono trovati nel bel mezzo di uno dei conflitti più spietati, interminabili e sanguinosi della storia dell’umanità, vittime senza colpa di una devastazione che si è ripercossa sull’ambiente e sui suoi equilibri.

Il loro habitat, rimasto per lungo tempo inaccessibile, è ora minacciato dal bracconaggio e dalla deforestazione, frutti avvelenati dei conflitti che insanguinano la Rdc da oltre 10 anni. I profughi in fuga davanti alla guerra ed alle bande di predoni armati hanno cominciato ad erodere le foreste dei bonobo alla ricerca delle risorse per sopravvivere ed hanno infranto i tabù ancestrali che proteggevano queste scimmie. Soldati e bande armate fanno il resto, implementando il traffico di carne di scimmia ed il commercio illecito di specie protette come i bonobo, anche se sono teoricamente difesi anche dalla legge della Rdc e dalla Convenzione Cites.

Di solito vengono uccise le madri bonobo per la carne e i cuccioli orfani vengono venduti come animali da compagnia nei mercati o lungo le strade, dove gli Amis de bonobo intervengono spesso per riscattarli, ospitandoli poi nei loro “santuari” per crescerli e poi liberarli in natura in aree protette. «Con la pace recentemente ritrovata – dice Mariel Pit – il prossimo decennio sarà cruciale per convincere la nuova generazione di congolesi a contribuire alla sopravvivenza della specie».

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