[29/05/2009] Rifiuti

Il lungo iter del testo unico continua: entro il 30 giugno 2010 il governo deve prevedere le modifiche

LIVORNO. Il Governo è delegato ad adottare entro il 30 giugno 2010 uno o più decreti correttivi del testo unico ambientale (Dlgs 152/06): una disposizione inserita nel disegno di legge “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, nonché in materia di processo civile” approvato definitivamente dal Parlamento il 26 maggio di questo anno (non ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale). Un disegno di legge di ampio repiro che va a toccare la disciplina del processo amministrativo, di semplificazione dei procedimenti civili, degli atti notarili informatici e del Codice dell’amministrazione digitale.

Un testo che prevede inoltre disposizioni per l’eliminazione e la riduzione “degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea” di alcuni atti e provvedimenti delle pubbliche amministrazioni.

Dunque, il Governo entro la data stabilita dovrà adottare su proposta del Ministero dell’ambiente di concerto con gli altri ministeri interessati e sentito il Consiglio di Stato e acquisito il parere della Conferenza permanente Stato-Regioni, i decreti che andranno a incidere sul Dlgs 152/06.

Poi, dovrà trasmettere alla Camera gli schemi dei decreti accompagnati dall’analisi dell’impatto della regolamentazione per l’espressione del parere delle commissioni parlamentari competenti. Ma se entro 30 giorni dalla data di assegnazione le Commissioni non esprimeranno il proprio parere gli schemi potranno essere ugualmente emanati.

Il testo unico ambientale fin dalla sua entrata in vigore è stato oggetto di polemiche e di critiche. Sottoposto a numerose modifiche non sembra comunque aver centrato l’obiettivo per cui un testo di tali fatture nasce: fare chiarezza sulla normativa ambientale al fine della sua applicazione.

Il tentativo di riordino della legislazione ambientale, dunque, continua, ma nel frattempo quello che deve essere applicato è il Dlgs 152/06 così come modificato dall’ultimo intervento ”mirato” del gennaio 2008, e di altri successivi decreti. Quello per esempio del dicembre 2008 (il numero 208 poi convertito in legge) che è andato a “ritoccare” le proroghe (già inserite nel Dl) sulla disciplina transitoria delle discariche, sulla tariffa per lo smaltimento dei rifiuti urbani (Rsu) e sul Modello unico ambientale (Mud) e altre che vanno a modificare (perché introducono novità) alcune parti del testo unico ambientale, ad esempio quelle sulle materie prime seconde, sulle terre e rocce da scavo (fra l’arto previste anche nella legge di conversione del Dl anti-crisi), sui residui delle attività di lavorazione di pietre e marmi e sui accordi e contratti di programma per la gestione dei rifiuti.

Il risultato è comunque uno solo che il testo unico (che di per sé dovrebbe avere la funzione di facilitare non solo la lettura, ma anche l’applicazione delle norme contenute perché dovrebbe racchiudere in un unico testo la normativa in materia ambientale) è di difficile comprensione, visti i continui rimandi alle stesse disposizioni del testo unico,ad altre leggi o decreti e per la mancanza dei decreti attuativi.

Sicuramente un intervento sul versante della chiarezza normativa è necessario. Non soltanto perché in questo modo può essere racchiuso in un unico testo parte della normativa ambientale (ricordiamo che il testo unico non ha mai contenuto le disposizioni in materia di inquinamento acustico o elettromagnetico ed è proprio per questo che secondo alcuni non può essere definito “Codice ambientale”), ma anche perché può adeguarsi alle novità della direttiva europea sui rifiuti.

Dunque adesso non resta che aspettare augurandosi che questa revisione avvenga nei termini prestabiliti (oltre i quali la delega decade) e riesca a rispondere all’obiettivo per cui nasce un testo unico.

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