[29/05/2009] Comunicati

Draghi non fa sconti a nessuno...tranne al modello economico (insostenibile)

LIVORNO. Non fa sconti il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nella sua relazione che accompagna quella annuale di fine maggio che è stata presentata questa mattina. Non ha fatto sconti né al sistema finanziario, né al sistema politico sottolineando che «Si è evitato un tracollo del sistema globale; ma né l’espansione monetaria né l’azione degli stabilizzatori automatici presenti nei bilanci pubblici sono state sufficienti a contrastare la caduta della domanda aggregata e i costi sociali della recessione». Quindi in recessione ci siamo e ci resteremo ancora per diversi mesi.

«In Italia la crisi mondiale determinerà, secondo le previsioni più aggiornate - ha detto Draghi - una caduta del Pil di circa il 5 per cento quest’anno, dopo la diminuzione di un punto nel 2008». «Si stima – ha continuato - che due quinti delle imprese industriali e dei servizi con 20 e più addetti ridimensioneranno il personale quest’anno; la riduzione sarà probabilmente maggiore nelle imprese più piccole. Per oltre 2 milioni di lavoratori temporanei il contratto giunge a termine nel corso di quest’anno; più del 40 per cento è nei servizi privati, quasi il 20 nel settore pubblico; il 38 per cento è nel Mezzogiorno» e il futuro non appare certo roseo: «la grande incertezza circa la durata della crisi portano per l’anno in corso a piani di riduzione degli investimenti del 12 per cento nel complesso dell’industria e dei servizi, di oltre il 20 nella manifattura: valori eccezionali nel confronto storico».

Parte quindi da una fotografia della situazione esistente, e sulle conseguenze che nel prossimo futuro la crisi economica mondiale determinerà nel nostro paese, anche per effetto di una struttura economica già debole. «Negli ultimi 20 anni la nostra è stata una storia di produttività stagnante, bassi investimenti, bassi salari, bassi consumi, tasse alte», ha detto Draghi e ha invitato a guardare oltre l’ostacolo: «Dobbiamo essere capaci di levare la testa dalle angustie di oggi per vedere più lontano. Una risposta incisiva all’emergenza è possibile solo se accompagnata da comportamenti e da riforme che rialzino la crescita dal basso sentiero degli ultimi decenni». «Uscire da questa crisi più forti è possibile» ha concluso Draghi, lanciando un segno di speranza, avvertendo però che «La fiducia non si ricostruisce con la falsa speranza».

E dato che, ha detto sempre il governatore della Banca d’Italia, «una volta superata la crisi, il nostro paese si ritroverà non solo con più debito pubblico, ma anche con un capitale privato – fisico e umano – depauperato dal forte calo degli investimenti e dall’aumento della disoccupazione. Se dovessimo limitarci a tornare su un sentiero di bassa crescita come quello degli ultimi 15 anni, muovendo per di più da condizioni nettamente peggiorate, sarebbe arduo riassorbire il debito pubblico e diverrebbe al tempo stesso più cogente la necessità di politiche restrittive per garantirne la sostenibilità».

Per farlo secondo Draghi si dovrà «agire su due fronti: assicurare il riequilibrio prospettico dei conti pubblici, attuare quelle riforme che, da lungo tempo attese, consentano al nostro sistema produttivo di essere parte attiva della ripresa economica mondiale» Le priorità: «Il completamento degli ammortizzatori sociali, la ripresa degli investimenti pubblici, le azioni di sostegno alla domanda e del credito che sono state delineate, avranno gli effetti sperati se coniugati con riforme strutturali: non solo per dire ai mercati che il disavanzo è sotto controllo, ma perché queste riforme costituiscono la piattaforma della crescita futura».

Quindi a tema nelle politiche economiche deve esserci l’obiettivo primario di far ripartire la crescita molto di più di quanto non fatto nel passato. Parole che saranno miele per chi nella crescita ha sempre visto il totem dello sviluppo, ma che sembrano però dimenticare che proprio questo modo di considerare lo sviluppo ha prodotto disequilibri ambientali e sociali che non è più possibile nascondere dietro le tende e tirar fuori quando va in scena il copione della solidarietà.

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