[28/05/2009] Comunicati

Friends of the earth: basta con il greenwashing della soia “sostenibile”

LIVORNO. I Friends of the earth international hanno chiesto alle multinazionali agro-alimentari di smetterla di nascondersi dietro le buone intenzioni e di mettere fine all´utilizzo insostenibile della soia nei mangimi animali. Nel 2004 è stata istituita a Round table for responsible soy (Rtrs) per affrontare i problemi che sono posti in Sudamerica dalla coltivazione su larga scala della soia: distruzione delle foreste e delle savane, inquinamento da pesticidi, impatti sulla salute umana e violazione dei diritti umani. Dopo 5 anni di discussione la Tavola rotonda ha finalmente raggiunto un accordo sui criteri di produzione responsabile di soia. La Rtrs, che comprende altre multinazionali che non sono proprio esempi di sostenibilità come Monsanto, Syngenta e Cargill, si è riunita a Campinas, in Brasile, per definire nuovi standard per la coltivazione della soia e i Friends of the Earth International hanno colto l’occasione per denunciare i tentativi di «greenwashing ed inganno dei consumatori, anche se la soia è etichettata “responsabile”. La Rtrs è un inganno verde perché non affronta il problema dell’aumento della produzione di soia che è la causa dei danni alla popolazione locale, alla biodiversità ed al clima; in realtà fa il gioco dei grandi gruppi agro-industriali e legittima le loro pratiche».

«Purtroppo – dicono gli Amici della terra - questi criteri non portano da nessuna parte per risolvere il problema. Molti problemi importanti non sono stati ancora affrontati, il monitoraggio e l’applicazione sono deboli e non è stato raggiunto nessun accordo per fermare la deforestazione. E, peggio di tutto, la soia geneticamente modificata verrà presto etichettata come “responsabile”». Secondo loro la multinazionale olandese Ahold, che opera in Europa e negli Stati Uniti ed è un’influente membro della Rtrs «Attraverso i suoi supermarket-filiali vende carne di animali che sono stati allevati in modo irresponsabile con soia prodotta in America Latina».

I Friends of the Earth Netherlands/Milieudefensie prendono soprattutto di mira i supermercati Albert Heijn appartenenti alla filiale olandese della Ahold che nel 2008 hanno avuto 608 milioni di euro di profitto, la metà di tutta la Ahold, che è il il più grande rivenditore di carne dell’Olanda. In risposta alle accuse degli ambientalisti all’Ahold I suoi supermercati pubblicizzano l’adesione alla Rtrs come la migliore soluzione per affrontare gli impatti negative dell’espansione delle coltivazioni di spia.

I Friends of the Earth però non mollano «mettendo sotto pressione Albert Heijn in Olanda, vogliamo che la casa madre sappia che il mondo intero la sta guardando. Gli amici della terra dicono che la Ahold «deve smetterla di nascondersi dietro la Tavola rotonda e prendere invece misure reali per fermare l´utilizzo di soia insostenibile nei mangimi animali. Possono fare questo con soluzioni alternative meno costose e con più di carne sui loro scaffali, chiedendo ai fornitori di utilizzare più mangimi per animali come piselli, fagioli e lupini e vedere a che è necessario che la soia che utilizzano soddisfi rigorosi criteri sociali ed ambientali che abbiano il sostegno dei gruppi direttamente interessati dagli effetti degli impatti della produzione di soia.

Gli amici della terra chiedono l’aiuto di tutti per far capire che quella proposta non è la soluzione necessaria e più di 80 organizzazioni di tutto il mondo hanno firmato un documento che si oppone alle proposte della Rtrs. Secondo Martin Drago degli Amici della Terra International, «Gli standards che sviluppa la a Rtrs vogliono legittimare un sistema di coltura della soia devastante, che unisce la deforestazione e la distruzione delle condizioni di vita dei piccoli agricoltori a beneficio di pochi grandi proprietari terrieri ed imprese multinazionali. L´unica soia responsabile è meno soia».

Christian Berdot degli Amis de la Terre-France spiega: « Dobbiamo affrontare I veri problemi che sono dietro questo sistema, come il sovra-consumo nei paesi industrializzati e la condivisione equa di risorse come l’acqua e le terre. Abbiamo bisogno di vere soluzioni che preservino l’ambiente e le popolazioni locali e promuovano la sovranità alimentare piuttosto che i profitti di qualche multinazionale».

Torna all'archivio