[27/05/2009] Comunicati

Università, la sostenibilità ambientale ai tempi delle riforme

LIVORNO. L’offerta formativa delle università italiane nella società della conoscenza che, speriamo, si voti sempre più alla sostenibilità ambientale e sociale, è a dir poco fondamentale. Il nostro paese vanta in questo settore, sarebbe ingiusto e falso dire il contrario, un passato glorioso e un presente frammentato. Non mancano le eccellenze, ma neppure le nefandezze. Alla luce della prossima riforma Gelmini e nel mezzo della protesta dell’onda degli studenti, abbiamo cercato di fare un po’ di chiarezza sullo stato attuale dell’offerta formativa italiana – e Toscana in particolare – nel campo delle discipline legate all’ambiente.

Intanto, grazie all’aiuto dell’Università di Firenze, ecco che cosa sta accadendo: il DM 270/2004 costituisce un intervento, promosso dall´ex ministro Mussi (governo Prodi) che ha cercato di mettere a punto la riforma dell’offerta formativa universitaria nata dal DM 509/1999 (la cosiddetta riforma del 3+ 2: laurea triennale di I livello + laurea biennale di II livello). Oltre a modificare le classi di laurea, la riforma 270 ha previsto che ogni corso di laurea debba coprire almeno il 50% degli insegnamenti di base e caratterizzanti con docenza strutturata nel settore disciplinare specifico (quindi non con docenti a contratto).

L’Università di Firenze, seguendo una scelta di qualità, ha deciso di innalzare nella maggior parte dei casi al 70% la quota di crediti formativi universitari che deve essere coperta da docenza di ruolo. Attraverso la riduzione dei corsi di laurea, anche attraverso accorpamenti e fusioni di corsi di laurea precedenti, si ottengono diversi risultati, anche dal punto di vista economico, fra cui un miglioramento e una semplificazione organizzativa, una facilitazione dell’orientamento studentesco (che ha di fronte un’offerta più chiara, con profili più identificabili), la riduzione del numero degli esami, la riduzione del ricorso alla docenza a contratto. Tutto questo mira anche a migliorare la performance dei nostri studenti, consentendo loro di svolgere il loro percorso universitario meglio e in minor tempo.

La domanda a questo punto è: in tutto questo la riforma Gelmini come si inserisce? La riforma Gelmini – spiega sempre a greenreport l’Università di Firenze - è in elaborazione. Ad oggi il ministro ha prodotto il DL 180/2008 che è stato convertito nella Legge 1/2009, presentando in seguito un disegno di legge più complessivo che deve essere ancora approvato. Fra i vari temi affrontati dalla legge 1/2009 nell’art. 2 c’è la decisione di incentivare la qualità all’interno del sistema universitario: dal 2009 il 7%del fondo di finanziamento ordinario (FFO) che giunge alle Università dallo Stato verrà distribuito secondo criteri non quantitativi, ma qualitativi: la qualità dell’offerta formativa e i risultati dei processi formativi, la qualità della ricerca scientifica, la qualità, l’efficacia e l’efficienza delle sedi didattiche (cioè i servizi). Il Ministro Gelmini vorrebbe, in seguito portare al 20% circa questa quota “premiante” dell’FFO.

Quindi non c’è un collegamento diretto fra DM 270 e la riforma Gelmini, ma l’applicazione positiva della riforma prevista dal DM 270 contribuisce a posizionare l’ateneo nella posizione migliore per godere della ripartizione della quota premiante.

Per l´anno accademico 2009-2010 l´Università di Trieste invece, abbiamo trovano sulle agenzie di stampa, ha deciso di chiudere complessivamente 14 corsi, cinque triennali e nove specialistico-magistrali. L´Università triestina - che intende raggiungere i requisiti per accedere agli incentivi anti-sprechi del ministro Gelmini - ha precisato che i tagli sono in realtà accorpamenti in nuovi corsi (per esempio, si chiudono due o tre corsi per attivarne uno). A Gorizia, invece, sarà disattivato il corso di laurea specialistico-magistrale di Economia del turismo e dell´ambiente. Questa notizia ci ha fatto venire il dubbio su quali siano le materie più suscettibili di essere accorpate, magari per mancanza di studenti. Nella speranza che non siano proprio quelle legate alla sostenibilità ambientale o se nel caso, non ci siano comunque delle penalizzazioni.

Quanto alla razionalizzazione dei corsi di laurea ambientali, ha risposto l’Università di Firenze a greenreport, nel prossimo anno accademico 2009-2010 eccone un elenco: nella facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali la laurea magistrale in Scienze chimiche nasce dalla trasformazione di tre lauree specialistiche (Chimica, Chimica dell’ambiente e dei beni culturali, Chimica delle molecole biologiche); la laurea magistrale in Scienze della natura e dell’uomo nasce dalla trasformazione di Conservazione e gestione della natura e Storia naturale dell’ambiente e dell’uomo; Scienze e tecnologie geologiche riassume le lauree di Difesa del suolo e Georisorse e ambiente. Analogamente la laurea magistrale in Biologia nasce dalla trasformazione di quattro precedenti corsi di laurea specialistica: Biologia ambientale, Biologia cellulare e molecolare, Biologia del comportamento, Scienze biologiche sanitarie.

E alla Sapienza di Roma come stanno andando le cose? Sono stati tagliati 46 corsi di laurea su 373, il 12,3% rispetto al 2008-2009. L’ateneo più grande d’Italia (ma anche d’Europa) ha avviato un grande processo di restyling. Della robusta riduzione, ecco qualche esempio: «La facoltà di Psicologia due – spiega il rettore Luigi Frati - aveva quattro corsi di primo livello di cui uno in teledidattica, più o meno simili. Una sovrapposizione, con piccole varianti nel titolo. Scienze e tecniche psicologiche dello sviluppo, dell’educazione, poi della comunicazione, del marketing, e così via. Ebbene, questi corsi sono ridotti a due, avendo lasciato quello a distanza. Altre riduzioni le abbiamo fatte nell’area economica, in sedi decentrate: chiusi i corsi di Pianificazione e gestione del territorio e dell’ambiente e Pianificazione e valutazione ambientale territoriale e urbanistica. Anche la facoltà di Architettura di Valle Giulia ha attuato un processo graduale di riduzione: nel 2009-2010 non attiverà il corso interuniversitario in Progettazione e gestione dell’ambiente». Ventuno facoltà, 109 dipartimenti, 146.769 iscritti (di cui 30.000 fuorisede e 7.000 stranieri), 19.000 laureati l’anno e 4.686 docenti (2.731 tra ordinari, associati e assistenti, più 1.955 ricercatori), il gigante Sapienza è tra i primi ad adeguarsi alla legge Gelmini. Così il nuovo anno accademico, dopo la riorganizzazione, aprirà i battenti con 327 corsi.

Infine ecco cosa ha fatto l’Università di Pisa: «Il processo di trasformazione dell’offerta didattica dell’Ateneo pisano – ha detto Il prorettore per la didattica, Nicoletta De Francesco– già iniziato in parte nell’anno accademico attuale, avrà una seconda e più ampia fase di attuazione nell’anno accademico 2009/2010, mentre l’offerta riformata sarà completata per l’anno accademico 2010/2011, soprattutto per quanto riguarda le lauree magistrali. Nel 2009/2010, comunque, la quasi totalità dell’offerta di lauree triennali dell’Ateneo pisano sarà definita secondo il DM 270.

Il Senato accademico, in fase di approvazione dei nuovi corsi, ha valutato la loro sostenibilità in termini di requisiti necessari di docenza, anche alla luce della diminuzione del numero di docenti che si verificherà nei prossimi anni, come conseguenza dei recenti decreti ministeriali. A ogni facoltà, infatti, è stato chiesto di presentare il progetto complessivo dei corsi di studio che intende presentare a regime, insieme alla dimostrazione della loro sostenibilità nel tempo in termini di docenza».

«Il risultato – ha continuato il prorettore - è una diminuzione di circa il 15% del numero complessivo di corsi di studio, che passeranno dai 177 del 2008/2009 ai 153 del 2009/2010: dei 24 corsi in meno, 4 sono stati disattivati a causa del numero insufficiente di immatricolati (Scienze del governo e dell’amministrazione, Scienza dei materiali, Geografia, Lingue e culture del Vicino e Medio Oriente), mentre gli altri sono stati trasformati nei nuovi corsi di studio, anche mediante accorpamenti. La riduzione decisa dall’Ateneo pisano – sottolinea il prorettore - è stata ottenuta cercando di unificare il più possibile i percorsi didattici mediante il potenziamento delle sinergie fra competenze disciplinari diverse, con un’opera di razionalizzazione dell’offerta e di distribuzione oculata dei carichi didattici dei docenti, che al contempo preserva l’ampia varietà di percorsi di studio offerti dal nostro Ateneo».

Una razionalizzazione, quindi, necessaria sia per il rispetto delle normative vigenti, sia per un’oggettiva necessità di revisione dell’offerta formativa. Pur non avendo un quadro generale della situazione italiana, ci pare che le discipline ambientali siano abbastanza coinvolte nel restyling e dunque non c’è che augurarsi semplicemente che ne esca un’offerta per gli studenti migliore.

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