[27/05/2009] Energia

Nigeria: il Mend dice di aver distrutto importanti oleodotti

LIVORNO. I ribelli del Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend) affermano di aver distrutto diversi oleodotti importanti nel sud della Nigeria, dove l’esercito sta conducendo una vasta operazione di rastrellamento per eliminare ogni traccia di rivolta armata dalla regione. In una e-mail inviata ai media, il Mend irride agli sforzi della Joint Task Force (Jtf) nigeriana e assicura che i suoi combattenti «Hanno distrutto dei tronconi importanti di pipelines per provocare il disseccamento dell’approvvigionamento dei depositi di stoccaggio della Chevron nel Delta».

Il Mend sembra tener così fede alla sua dichiarazione di guerra alle multinazionali petrolifere, considerate i mandanti dell’offensiva militare che non risparmia i civili. I ribelli assicurano che i luoghi colpiti riguardano la «Chevron ad Alero Creek, Otunana, Abiteye, Makaraba et Dibi». La cosa deve essere vera, visto che un portavoce della multinazionale petrolifera Usa ha detto che la compagnia «Sta facendo il punto della situazione» ed altre fonti dell’industria petrolifera dicono che i depositi che sarebbero stati colpiti appartengono anche ad altre multinazionali.

Nelle paludi del Delta il Mend colpisce i petrolieri stranieri per rendere ancora più evidenti le asserite ragioni della sua lotta: che un po’ della ricchezza dell’oro nero arrivi anche alla popolazione locale ridotta in miseria, intanto minaccia di bloccare le esportazioni di petrolio e annuncia nuovi rapimenti di tecnici stranieri. «I sabotaggi di lunedì mattina – dicono i guerriglieri - sono una risposta alle sofferenze inflitte alle comunità locali dalle truppe governative».

La verità è che nessuno sa davvero cosa stia accadendo nel reticolo fluviale del Delta del Niger, completamente blindato da esercito, marina, aviazione e polizia nigeriane in quella che ricorda molto da vicino l’operazione militare che ha permesso allo Sri Lanka di cancellare dalla faccia della terra l’esercito indipendentista delle Tigri Tamil.

Dopo oltre 10 giorni di combattimenti nelle paludi dello Stato del Delta la Jtf dice di voler «concludere la caccia», ma intanto saltano gli oleodotti ed i giornali locali accusano l’esercito di bombardamenti ed atrocità verso i civili. Quello che è certo è che i soldati hanno incendiato anche villaggi e che i profughi aumentano. Secondo Amnesty International sarebbero ormai 20.000, senza contare gli uomini che si sono dati alla macchia per non essere catturati dai soldati governativi.

La Jtf nigeriana dice di voler scovare gli uomini del Mend e liberare i loro ostaggi, ma i guerriglieri ribattono: «La Joint Task Force è a caccia di ombre da due settimane e non ha registrato alcun successo militare. Con loro continuiamo nella nostra strategia del gatto e del topo, fino a che le estrazioni petrolifere non cesseranno» .

La zone dove i combattimenti sembrano più duri è quella del Gbaramatu Kingdom, considerata il santuario del Mend a causa della sua inaccessibilità se non con le barche. L’esercito ha interrotto il traffico fluviale ma secondo gli osservatori il Mend ha un netto vantaggio: una conoscenza migliore dell’intrico di acque e foresta del Delta del Niger. Ma il governo federale non può permettere che questa regione, dalla quale la Nigeria trae il 95% delle sue entrate continui ad essere oggetto di sabotaggi di oleodotti, attacchi alle petroliere e rapimenti di ostaggi stranieri e locali.

Il Mend è diventato troppo fastidioso e le multinazionali petrolifere hanno reclamato il pugno duro davanti ad un crollo della produzione che secondo l’Agenzia internazionale dell’energia è arrivata in aprile a circa 1,76 milioni di barili al giorno contro i 2,6 milioni del 2006.

Torna all'archivio