[26/05/2009] Comunicati

Il Rina certifica le quote delle emissioni: vediamo come

LIVORNO. Il Rina è uno dei 39 enti che in tutto il mondo sono stati accreditati dall’Unfccc sia per la validazione che per la verifica dei progetti di Clean development mechanism, (Cdm). Nell’ottobre scorso infatti l’agenzia dell’Onu ha ammesso tra i certificatori lo storico Registro navale italiano che negli anni ha allargato i suoi campi di interesse investendo sempre di più sulle certificazioni ambientali.

Le attività di certificazione legate al Lyfe cicle assessment (Lca) sono iniziate già nel 1998 e successivamente sono iniziate le convalide relative all’Environmental product declaration (Epd): un’esperienza che ha permesso al Rina di sviluppare competenze ormai consolidate in materia di effetto serra, quale categoria d’impatto storicamente indagata tramite analisi del ciclo di vita.

Nel campo dei “meccanismi flessibili” Rina è in grado di proporsi quale partner certificativo e la responsabile della divisione Certificazione e servizi sezione cambiamenti climatici è Laura Severino, alla quale chiediamo di spiegare come funzionano l’attività del Rina.

«In Italia siamo gli unici ad essere stati accreditati dall’agenzia Unfccc dell’Onu e per entrambi le fasi: la prima è la validazione del progetto che deve essere fatto secondo i criteri stabiliti dall’agenzia Onu e consentire il rilascio di crediti di Co2. Una volta che il progetto è terminato però, il Rina va a verificare che sia realizzato in conformità con le norme e fa la stima dell’effettiva riduzione dei gas serra. A questo punto i crediti rilasciati dall’Unfccc sono commerciabilizzabili e vendibili, e utilizzabili da tutti i soggetti che devono rispettare la direttiva sull’emission trading».

Il vostro cliente dunque è l’azienda, che vi paga per essere certificata. In che modo è garantita la trasparenza del sistema?
«L’Unfccc esegue il controllo progetto per progetto: mentre per le altre certificazioni l’ente di accreditamento esegue visite e controlli a campione, nel campo del Cdm tutto il pacchetto completo delle verifiche è inviato direttamente all’Unfccc, che controlla che tutto sia stato eseguito correttamente».

Quanti e che tipo di progetti state seguendo?
«Noi siamo stati accreditati ad ottobre e da allora abbiamo siglato una quarantina di contratti. La maggior parte dei progetti viene realizzata in Sudamerica, ma molti interessano anche aree del sud est asiatico. I Paesi che ospitano le imprese investitrici che si sono rivolte a noi sono soprattutto Brasile, India e Colombia, che ovviamente mettono i soldi per progetti di riqualificazione ambientale sul loro territorio. Abbiamo anche quattro progetti italiani: Avsi foundation finanzia un progetto di riforestazione in Congo, Gasgreen group sta realizzando un impianto per il recupero del biogas da una discarica di Quito in Ecuador, e infine la Società energetica aostana investe in due progetti in Albania: per la riqualificazione energetica di un ospedale e di un dormitorio universitari».

Il meccanismo del Cdm può essere attuato solo in paesi in via di sviluppo, mentre al di fuori si questo seguite progetti di riduzione delle emissioni localizzate in Italia?
«Sì, il Rina infatti è anche autorizzato dal ministero dell’ambiente a effettuare verifiche sulle comunicazione delle emissioni per l’Emission trading system. Le imprese che rientrano in questo campo devono rispettare un determinato tetto di emissioni e ci contattano per effettuare e certificare le emissioni. Inoltre lavoriamo anche su progetti di riduzione in ambito volontario, per esempio per gli enti pubblici: proprio quest’anno la Provincia di Siena ha portato a termine questo percorso volontaristico e molte altre province – abbiamo siglato una convenzione ad hoc con l’Upi – la stanno imitando».

Il registro navale italiano sembra sempre più green. In che percentuale oggi la vostra attività è legata a tematiche ambientali?
«Una percentuale molto alta, anche se non so quantificarla sul momento. Sta crescendo anno per anno con un vero e proprio boom negli ultimi 2-3 anni».

Questo significa anche incremento occupazionale qualificato?
«Esattamente, anzi proprio per seguire il meccanismo del Cdm siamo in cerca di personale, abbiamo bisogno di tecnici esperti per un mercato ristretto, e purtroppo le competenze in Italia sono molto scarse. Per questo investiamo anche molto in formazione».

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