[26/05/2009] Rifiuti

Un anno e mezzo dopo i naufragi di Kerch: le lezioni della catastrofe

LIVORNO. Vi ricordate il disastro ambientale dello stretto di Kerch, lo stretto braccio di mare che collega il Mar Nero a quello di Azov e separa Russia ed Ucraina e dove un anno e mezzo fa una tempesta causò una incredibile sequela di naufragi di carrette dei mari cariche di sostanze inquinanti? Ora ricercatori del Centro scientifico meridionale (Csm) dell’Accademia delle scienze della Russia ci spiegano quale è la sua situazione ambientale quali conseguenze ha avuto.

Sul sito nkj.ru. viene spiegato che la migliore protezione dagli inquinanti, in particolare dagli idrocarburi, è stata fornita dalle alghe. E’ il primo dei risultati di un anno di monitoraggio sulle conseguenze della catastrofe del 2007 che provocò lo sversamento di duemila tonnellate di prodotti petroliferi di bassa qualità ed altamente inquinanti.

Le analisi hanno riguardato superficie, fondali marini ed aree costiere e per i ricercatori russi «L´incidenza negativa di questa catastrofe per la pesca e la popolazione di pesci non è così importante come risultava dalle valutazioni dei media. La storia della produzione e del trasporto del petrolio dimostra che le principali vittime degli incidenti che accadono alle petroliere sono prima di tutto gli uccelli viventi sull’acqua e non lontano dall’acqua. Questo si è già prodotto, per esempio in Alaska e in Spagna, questo è anche stato il caso dello stretto di Kerch».

L’area è un’importante sito di svernamento per l’avifauna e la catastrofe petrolifera ha causato tra il novembre 2007 e il marzo 2008 la morte di almeno 12.000 uccelli, 50 ogni 100 metri, solo nell’epicentro dello sversamento dell’olio combustibile. «E’ per questa ragione – dicono i ricercatori – che gli uccelli devono beneficiare di una politica di protezione delle zone costiere».

Le migliaia di uccelli morti sono stati raccolti e sotterrati a Taman da squadre di “liquidatori” (una preoccupante assonanza con il personale che intervenne dopo il disastro nucleare di Cernobyl) delle conseguenze del disastro, «a proprio rischio e pericolo – sottolineano allarmati gli scienziati - gli uccelli sono stati infossati in scavi situati vicino alle case».

La costa ha subito serie conseguenze e le sostanze petrolifere sono state ritrovate fino ad un metro di profondità sotto la sabbia delle spiagge. «Per eliminare questo inquinamento, si è reso necessario raccogliere migliaia di tonnellate di rifiuti, il che può essere effettuato con attrezzature speciali – spiega nkj.ru - Ma per eliminare l´olio pesante delle rocce è necessario fare affidamento sull´azione della natura, l´uomo è impotente. Abbiamo verificato che il mezzo più efficace di lotta contro gli sversamenti dei prodotti petroliferi sono stati i veri e proprio s "bastioni" d´alghe che si sono formati lungo alcune coste. Le alghe sono state un buon assorbitore di petrolio, molto adatte alla raccolta ed all’evacuazione degli idrocarburi attraverso mezzi di trasporto».

Il Cms sottolinea però l´incompetenza delle organizzazioni alle quali era stato affidato il compito di neutralizzare le conseguenze ecologiche dei naufragi: «Il danno causato a tutti i settori delle attività marittime è stato stabilito dalle organizzazioni della pesca. Il che spiega perché i metodi per valutare i danni si sono rivelati tendenziosi, andando nel senso di una sopravvalutazione delle perdite degli stock ittici. Nessuno è al sicuro contro questi sversamenti di petrolio o di condensati di gas. E’ la ragione per la quale le Amministrazioni devono mettere in opera delle tecnologie efficaci per pulire le coste dai prodotti petroliferi, così come per raccogliere e neutralizzare gli uccelli morti. Lo sviluppo di queste tecnologie è d’altronde sempre più necessario visto che lo Stato intende intensificare il trasferimento di idrocarburi con l´apertura di una nuova arteria di trasporto che collega il Mar Caspio al Mar Nero, mentre in aggiunta, le esportazioni di petrolio sono in aumento già a partire da Novorossiisk. Parte degli utili del settore petrolifero deve essere reinvestiti nel settore della pesca e nelle tecnologie per la natura».

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