[22/05/2009] Acqua

Piani di gestione dei distretti idrografici: opportunità da cogliere ma ci vuole unità leale di intenti

FIRENZE. La ricorrenza dei venti anni dall’entrata in vigore della legge 183 del 1989, cade in un momento di grande cambiamento in materia di difesa del suolo e di governo delle acque, alla luce degli orientamenti comunitari. Il convegno nazionale sul tema organizzato dall’Autorità di bacino del fiume Arno, è stato un’occasione importante per fare il punto della situazione e per impostare nuove strategie in materia di difesa del suolo facendo dialogare le istituzioni tra loro, con gli operatori pubblici del settore, con il mondo scientifico e con i portatori d’interesse generale, al fine di creare le basi per l’avvio di una nuova fase delle politiche di difesa del suolo e delle acque in Italia.

Ma il dialogo non è stato (in passato) e non sarà facile specialmente tra i diversi livelli istituzionali come si intuisce dalle parole dell’assessore regionale alla difesa del suolo Marco Betti: «ho saputo solo ieri di questa iniziativa ma ho voluto essere presente perché tengo molto a questa materia. Dico subito che siamo molto perplessi a partire da come sono stati disegnati i Distretti. Non c’è nessuna coerenza con i bacini idrografici e con i criteri della natura. Lo abbiamo fatto presente al ministro Prestigiacomo che su molti aspetti ha convenuto.

Le Regioni poi sono state esautorate delle competenze in materia di difesa del suolo. Non hanno più compiti di pianificazione ma le sono state affidare attività gestionali. Per questo- ha continuato Betti- è stato fatto ricorso alla corte Costituzionale da parte delle Regioni. La parte terza del decreto (152/2006) va rivista e appunto le funzioni e le competenze degli enti locali». Una prima risposta a Betti è stata data da Gaia Checcucci Segretario generale dell’Autorità di bacino del fiume Arno. «Non dobbiamo perdere l’occasione che ci è fornita da questa scadenza imposta dall’Europa, per questo ho affrontato con entusiasmo questo incarico conscia delle difficoltà e dei tempi strettissimi. E’ necessario che vengano superate tutte le resistenze e una volta per tutte definiti compiti e competenze di Stato e Regioni. Le Autorità di bacino nazionali hanno solo una delega, non sono Autorità di distretto che però devono essere istituite alla svelta. E’ assolutamente necessario superare la frammentazione in queste materie e qualcuno dopo un confronto bisogna che poi decida responsabilmente.

Per quanto riguarda il lavoro in corso sui Piani di gestione di distretto, una pianificazione sovraordinata a mio avviso - ha concluso Checcucci-, se non arriviamo in tempo alla scadenza del 22 dicembre rischiamo la procedura di infrazione e all’obiettivo poi sono ancorati finanziamenti che perderebbero anche le stesse Regioni». Dopo anni infiniti di discussione sulla Legge 183/89 e sulla pianificazione di bacino continuano quindi le divergenze in tema di difesa del suolo: «Io non sono tra quelli che vanno in estasi solo a sentir nominare la 183/89- ha dichiarato Giovanni Menduni direttore generale Dipartimento della Protezione civile- Oggi ci sono gli elementi per esprimere un giudizio che per me è negativo anche se molti principi dell’impianto normativo possono essere condivisi.

Una buona legge può essere definita tale se ha una tecnica legislativa che permette di finalizzare quei principi, e mi pare mancata. La pianificazione positiva fatta in questi anni, ad esempio i Pai (Piani assetto idrogeologico) deriva poi da decreti di emergenza; la legge 183 poi non ha dato un giusto bilanciamento tra competenze dello stato e delle regioni. E alla base degli insuccessi c’è anche una visione ingegneristica come se la difesa del suolo si facesse solo con le infrastrutture. Invece la difesa del suolo è un problema politico permanente, vuol dire fare politica in campo ambientale, del paesaggio, della biodiversità. Guardando al futuro- ha concluso Menduni- per la difesa del suolo vedo un sistema federato con capacità di governo distribuita: un soggetto autorevole che detta le regole e dei nodi che hanno autonomia di governo. Un sistema federato ad esempio è quello della Protezione civile».

Al di la del compito che le è stato assegnato, le Autorità di bacino nazionali intervenute oltre a Checcuci, con Cesari (Tevere), Nardi (Serchio) e Dell’Acqua (Adige) sono preoccupate per il loro ruolo futuro: « i governi che si sono succeduti non hanno mai creduto molto al ruolo delle Autorità di bacino- ha sottolineato dell’Acqua- Non le hanno mai finanziate a sufficienza, ora non abbiamo nemmeno la carta per le fotocopie, e sono state tenute lontano dal territorio pur avendo importanti compiti di pianificazione». La politica è stata rappresentata al Convegno da due deputati della Commissione ambiente della Camera, Roberto Tortoli e Raffaella Mariani.

«Sul tema della difesa del suolo e della protezione delle risorse idriche c’è necessità di fare prevenzione mentre ultimamente abbiamo parlato solo di protezione civile- introduce Mariani- Bisogna che si dia una mossa quella parte di governo che si occupa di ambiente. Inoltre è evidente la necessità di risorse economiche: è vero che siamo in crisi economica ma nell’ultima finanziaria sono state tagliate del 50% le risorse per la difesa del suolo. La mia parte politica è intenzionata a dare una mano, ma bisogna legiferare con cognizione non si può un giorno essere federalisti e quello dopo centralisti e infilare provvedimenti in tema di difesa del suolo e risorse idriche là dove capita. Ad esempio nel decreto terremoto dell’Abruzzo, in un articolo, viene soppressa a livello nazionale l’Autorità di vigilanza sulle risorse idriche, Calderoli poi sopprime i Consorzi… C’è necessita di cooperazione e leale collaborazione tra i vari livelli andando a toccare la parte terza del decreto legiferando in modo completo per il settore».

Al Convegno è stato lasciato spazio per interventi fuori programma delle associazioni ambientaliste Wwf (rappresentata da Andrea Agapito Ludovici) e Legambiente (rappresentata da Federico Gasperini).

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