[22/05/2009] Acqua

Quel che si muove sulla difesa del suolo e governo delle acque

FIRENZE. Si è svolto ieri a Palazzo Vecchio, il convegno nazionale «Dal Bacino al Distretto idrografico, nel ventennale della legge 183/89 le Autorità di bacino nella visione comunitaria». L’iniziativa è stata inserita in un momento di gran fermento nel settore delle acque e della difesa del suolo: ancora oggi non tutti sanno che con la conversione in legge del decreto 208 del 30 dicembre 2008 (legge 13 del 27 febbraio 2009) sono state aggiunte alcune modifiche tra cui quelle all’articolo 1 che di fatto danno un’improvvisa accelerata alla redazione dei Piani di gestione dei futuri distretti idrografici, in base a quanto previsto dalla direttiva acque 2000/60 (recepita dal d.lgs 152/06).

In particolare la legge chiama tutte le Autorità di bacino nazionali a redigere i Piani di gestione, ovvero quei piani che riguarderanno le attività dei futuri distretti idrografici (su argomenti molto importanti quali la difesa del suolo, tutela e gestione delle risorse idriche, prevenzione rischio idrogeologico, etc…), e ad attivare da subito l’iter di consultazione e partecipazione pubblica così come previsti dalla direttiva europea. La scadenza per il completamento dell’iter è fissata per il 22 dicembre 2009 altrimenti il nostro Paese cade sotto infrazione dal parte della Comunità europea e si perdono pure finanziamenti. Dal momento che le Autorità di distretto ancora non sono operative (nonostante la direttiva europea 2000/60 le prevedesse già dal 2003) sono state chiamate in fretta e furia le Autorità di bacino nazionali a coordinare all’interno del distretto di appartenenza i Piani di gestione. Come si intuisce, ciò che doveva essere portato a compimento in 5 anni, dovrà essere invece terminato in pochi mesi, ma un’altra criticità è rappresentata dal fatto che le Autorità di bacino si trovano a pianificare anche in territori esterni alle loro aree tradizionali.

Infatti dalle circa 30 Autorità di bacino nazionali, regionali e interregionali attuali si passerà solo ad 8 distretti idrografici che copriranno aree ben più vaste degli attuali bacini nazionali. Ad esempio l’Adb dell’Arno deve redigere il Piano di gestione per tutto il distretto Appennino settentrionale che comprende quasi tutta la Toscana (escluso il bacino del Serchio, Distretto sperimentale a se stante) Liguria, metà Marche (la parte nord) metà Emilia Romagna (tutta l’area delle province di Bologna, Ravenna, Forlì, Rimini) e piccole parti di Lazio, Umbria e Piemonte. Quindi, le Autorità di bacino nazionale facenti funzione di Autorità di distretto, si trovano a coordinare una serie di enti, soggetti e amministrazioni tra loro differenti e che hanno operato fino ad ora in maniera indipendente. In questo quadro si inserisce poi la diatriba Stato-Regioni sulle competenze in materia di difesa del suolo, mai risolta, che hanno portato al ricorso di queste ultime alla Corte Costituzionale sulla parte terza del decreto 152/2006.

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