[21/05/2009] Parchi

Scienza e buona gestione possono salvare le barriere coralline

LIVORNO. Secondo il rapporto “Resilience Assessment of Coral Reefs - Rapid assessment protocol for coral reefs”, dell’Iucn «Una migliore valutazione delle minacce subite dalle barriere coralline associate ad una migliore gestione permetterà ai coralli di avere molte più possibilità di sopravvivere di fronte al riscaldamento degli oceani».

Gabriel Grimsditch, uno specialista in coralli dell’Icn, spiega: «Sappiamo che il cambiamento climatico distrugge le barriere coralline attraverso il riscaldamento delle acque, che le sbianca, e dell’acidificazione degli oceani, che impedisce la crescita dei loro scheletri. Sappiamo anche che se vogliamo salvare queste belle formazioni viventi, occorre agire subito. Attraverso una conoscenza ed una gestione migliori gli stress subiti dai coralli, quali i metodi di pesca distruttivi e non sostenibili, o un’urbanizzazione non regolamentata, possiamo aumentare la loro probabilità di sopravvivere, anche in presenza del riscaldamento degli oceani causato dal cambiamento climatico».

Il rapporto Iucn parte dallo sbiancamento e dagli stress termici che colpiscono i reef corallini e provocano estesi danni che non dipendono solo dal ritmo e dalla portata dei cambiamenti climatici, ma anche dalla capacità delle barriere coralline di far fronte ai cambiamenti ambientali. David Obura, direttore del programma di ricerca e sviluppo per gli oceani ed il litorale dell’Africa orientale, sottolinea che «Non gestiti, questi stress possono associarsi al cambiamento climatico e distruggere funzionalmente numerose barriere coralline. La scienza ci insegna molto sugli impatti del cambiamento climatico sulle barriere coralline, ma le strategie di gestione sono appena nate».

Lo studio definisce un protocollo con precisi e quantificabili indicatori di resilienza ed un metodo di valutazione rapido, una buona notizia, visto che c’è un gran bisogno di risultati rapidi per misurare la resilienza dei coralli, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Ma la scienza non basta: occorre definire subito procedure di sorveglianza continua e di valutazione per conoscere meglio gli indicatori di resilienza e resistenza e poter così applicare una gestione sostenibile dell’ambiente corallino e determinare impatto e sostenibilità delle attività antropiche.

Carl Gustaf Lundin, direttore del Programma mondiale ambiente marino dell’Iucn, spiega che «Le valutazioni della ricerca sulle barriere coralline ci aiutano a comprendere meglio l’effetto delle misure di gestione precedenti per il mantenimento della loro resilienza, ed aiutano a loro volta i gestori a combattere gli effetti del cambiamento climatico. Bisogna investire di più nell’utilizzo dei risultati e della ricerca in vista di una gestione adattativa. La storia delle barriere coralline è particolarmente forte ed affascinante, perché si trovano tra i primi ecosistemi nei quali sono comparsi chiaramente gli effetti del cambiamento climatico, e che sono ben conosciuti, molto visibili ed emblematici. In conseguenza, il miglioramento delle nostre conoscenze scientifiche sulla resilienza, la gestione e le politiche applicabili alle barriere coralline ha una vasta portata per altri sistemi ecologici ed umani del pianeta. I risultati delle ricerche sulle barriere coralline dovrebbero avere uno spazio più grande nei negoziati delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si terranno a Copenhagen a dicembre».

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