[21/05/2009] Parchi

San Rossore non è una azienda agricola

PISA. E’ una singolare e sconcertante coincidenza che la Commissione agricoltura del Consiglio regionale visiti la Tenuta di San Rossore per valutarne l’opportunità di uno ‘scorporo’ dal parco, mentre il parco sta festeggiando il suo trentennale, Calderoli pensa a sopprimere i parchi regionali e la regione sta discutendo – con una lentezza esasperante - la nuova legge sui parchi e le aree protette. Ma veniamo al merito che appare ancor più strano della coincidenza.

Par di capire che la commissione stia valutando se l’Azienda agricola di Alberese deve finalmente – come appare da tempo opportuno - essere affidata in gestione al Parco della Maremma. Forse a causa degli scarsi entusiasmi qualcuno ha pensato che anziché lasciare convenga raddoppiare separando anche in San Rossore quello che qui è stato saggiamente unito. Si prenderebbero due piccioni con una fava ma si compierebbe anche una vera e propria scempiaggine. Alberese comunque si voglia decidere è una azienda agricola mentre la tenuta di San Rossore è ben altra cosa.

Quando Scalfaro decise di passare la tenuta presidenziale alla regione Toscana dedicammo uno speciale di ‘Parchi’ (la rivista di Federparchi) all’avvenimento a cui fu dedicata anche la prima Festa nazionale dei parchi, la cui lettura andrebbe consigliata a chi si sta occupando della faccenda. In quel numero Vannino Chiti, l’assessore Del Lungo, il sindaco di Pisa Floriani, quello di San Giuliano Santoni, il presidente della Provincia Nunes, il presidente del parco Maestrelli, il Prof Garbari presidente allora del comitato scientifico del parco, l’allora direttore della tenuta Calzolari, Tiziano Raffaelli, Renzo Castelli, Studiati Berni e altri tratteggiarono i caratteri, il valore unico e straordinario di questo ambiente carico di storia di cui la società botanica già negli anni 50 chiedeva una tutela speciale.

Il passaggio alla regione consentiva finalmente, riconducendo la tenuta ad una gestione pienamente integrata con il suo territorio attraverso il parco, di perseguire quegli obiettivi e finalità propri del parco regionale. Gestione che avrebbe riguardato ovviamente anche i circa 900 ettari dei 5000 dove si svolgevano attività agricole di vario tipo così come ci saremmo occupati di turismo, accoglienza, educazione ambientale, litorale, bosco etc. Per questo la regione escluse allora una gestione separata tipo Alberese che pure fu presa in considerazione ma appunto scartata.

Che oggi a qualcuno in regione - e in questo particolare momento - venga in mente di tornarci sopra suscita sconcerto e sorprende non poco. E stupisce ancor più che oltre all’idea di gestire separatamente quello che deve stare invece – come dice la legge - dentro un piano generale della tenuta gestito dal parco si vada a mettere il becco in aspetti riguardanti immobili e altro che con una azienda agricola c’entrano come il cavolo a merenda.

Vogliamo sperare che la giunta regionale metta subito in chiaro le sue posizioni perché a mettere in difficoltà i parchi regionali ci pensa già Calderoli e non mi pare ci sia bisogno che qualcuno gli dia una mano da Firenze.

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