[21/05/2009] Aria

Le Ong a Stern e Annan: non capite cosa è l’Africa

LIVORNO. Secondo Nicholas Stern e l’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan, strategie a lungo termine per i cambiamenti climatici strategie potrebbero offrire delle possibilità ai paesi africani per fare un efficace “leap frog” (salto della rana, traducibile anche nel nostro gioco della cavallina, ndr) per quanto riguarda le tecnologie rinnovabili.

Stern ed Annan hanno partecipato al meeting dei ministri delle finanze africani in Rwanda che discutono di quali risposte dare al climate change. L´Africa è il continente meno responsabile dei cambiamenti climatici in termini di riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra, però è anche il continente che ne soffrirà di più le conseguenze.

Per Kofi Annan e Nicholas Stern però non tutto potrebbe venir per nuocere all’Africa: «il cambiamento climatico apre la possibilità di produrre entrate e diversificare le economie. Per esempio, mettendo a punto sistemi che offrano opportunità per i Paesi africani di beneficiare dei pagamenti globali per la salvaguardia delle foreste, o di strategia a lungo termine per il cambiamento climatico in grado di offrire l’opportunità ai Paesi africani di fare un efficace “leap frog” verso efficienti energie rinnovabili.

I governi devono mettere in atto politiche efficaci e misure di mercato creative per mobilitare gli investimenti per potenziare le fonti rinnovabili come eolico, solare, geotermico e biomasse, nonché per infrastrutture a livello nazionale e regionale».

L’ottimismo di Annan e Stern non è stato molto condiviso da Robert Bakiika, direttore di Bwaise Facility, che a nome delle Ong africane, si è rivolto ai due e ai ministri riuniti in Rwanda con un durissimo discorso: «Mi pregio di informarvi che il cambiamento climatico è una cattiva notizia per l´Africa. Le opportunità di cui avete parlato di generare entrate e diversificare le economie potrebbero essere troppo ambiziose da raggiungere con la Cop15 (il summit di Copenhagen, ndr).
Non so se siete informati circa la percentuale africani che muoiono di fame, per la penuria d´acqua e per i vettori di malattie. Gli schemi di cui avete parlato riguardo ai carbon credits ed alle tecnologie rinnovabili e misure di mitigazione non sono ciò di cui ha bisogno l’Africa in questo momento.
Noi abbiamo bisogno prima di adattarci e di far fronte al cambiamento climatico e poi di ridurre le emissioni. Se mi dimostrate che c’è un altro Paese africano, oltre il Sudafrica, che abbia un progetto Cdm (Clean development mechanism, ndr) poi darò il mio appoggio alle vostre idee. Ma, guardando ciò che sta avvenendo sul territorio, penso che abbiamo bisogno di fare cose diverse, tangibili che parlare di altre misure di mitigazione.
Guardate il recente State of World Forests Report 2009 e leggete la sezione dell’Africa, poi giudicherete se sono foreste o lotti di legname. Le foreste come quelle del Congo e Budongo mentre parliamo sono distrutte ad un ritmo allarmante, mi chiedo quale salvaguardia si stia facendo, visto che voi avete parlato di piantare foreste, non di foreste naturali. Vi siete mai presi il tempo per analizzare l’accessibilità e la possibilità di utilizzare le tecnologie rinnovabili da parte delle comunità? Mi dispiace dirlo, la maggior parte degli investimenti nei Paesi africani riguarda l’urbanizzazione con la costruzione di hotel e di super market giganti, ma gli investimenti in energie rinnovabili come eolico, solare, geotermia e biomasse sono “silenti”. Un altro errore fatto è quello della richiesta fatta dell’African finance ministers meeting in Rwanda, a queste persone suggerisco di guardare a come vengono fatti i bilanci e il settore del finanziamento in Africa. Il problema che ho rilevato è che per una buona pianificazione essi tendono ad applicare modelli occidentali alla realtà africana, Ricordo gentilmente, che l’Africa ha delle priorità e che il cambiamento climatico non è in lista d’attesa. Suggerisco al meeting di includere i primi ministri, almeno avranno qualcosa di meglio da dire»

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