[20/05/2009] Trasporti

Ci sono ancora margini per recuperare i soldi tolti alla tramvia, ma la morbosa Firenze intanto esulta

FIRENZE. Come è possibile che, davanti alla notizia dei 110 milioni di euro che il Governo ha dirottato dai fondi per la tramvia a quelli per il terremoto abruzzese, la reazione delle opposizioni (sia a destra, sia a sinistra del Pd) consista unicamente nell’entusiasta garrire degli stendardi della vittoria? Ce ne fosse uno, ne basterebbe uno, che osservasse con un minimo di buonsenso che – pure nella diversità delle posizioni – il fatto che soldi già stanziati, e che in buona parte il comune aveva già impegnato nei project-financing con i privati, verranno dirottati altrove, non è per niente una buona notizia, per Firenze? No, niente, nemmeno uno: tutti a festeggiare, e ci manca solo il carosello di auto strombazzanti, come quando la Fiorentina vince (raramente) qualche trofeo.

Non è solo tattica da campagna elettorale: c’è qualcosa di strano, di morboso, in questa città e nella sua politica. E già non è mai agevole capire i motivi di questa peculiarità, figuriamoci in questo caso. E’ comunque da considerare che, nel parere di molti, quella sulla tramvia fiorentina è stata finora la battaglia politica e propagandistica più pretestuosa dai tempi della cacciata del “Ghibellin fuggiasco”.

Quando (e se, a questo punto) tra alcuni anni la città avrà le sue tre linee tramviarie a regime, e questo fuoco di fila propagandistico sarà con ogni probabilità cessato, sarà interessante vedere quanti fiorentini saranno ancora contrari alla presenza dei binari: va comunque ricordato, a questo proposito, che al referendum consultivo del febbraio 2008, a cui ha partecipato meno del 40% dei potenziali votanti, la maggioranza si è espressa contro la realizzazione della linea 2, che passerebbe accanto al Duomo (53,8%) e della meno contestata linea 3 (51,8%). Ma, al di là della partecipazione molto ridotta, si trattava di un referendum a matrice puramente consultiva, non vincolante per le scelte effettive. E il referendum stesso, svoltosi tra proclami contro il “muro di Firenze” e fotomontaggi con proporzioni volutamente falsate (vedi immagine), si è rivelato una delle fasi più grottesche della vita politica del capoluogo negli ultimi anni.

E questa – attenzione - non deve essere intesa come un’inveterata apologia del modo di operare che la maggioranza di centro-sinistra del capoluogo ha adottato sulla tramvia: anzi, i ritardi, l’improvvisata gestione dei flussi di traffico dirottati dai cantieri, la poca trasparenza e la pressoché totale assenza di pratiche partecipative che hanno accompagnato i lavori della tramvia hanno sicuramente contribuito al distacco che si è creato tra l’infrastruttura e la città che la ospiterà. E mettiamoci anche la gestione delle primarie che (sia pure con le attenuanti date dal carattere di novità dell’iniziativa) ha permesso ad alcuni candidati (e in particolare al vincitore e attuale candidato sindaco, Renzi) di assumere una posizione di ambiguità riguardo alla realizzazione delle linee 2 e 3. Una posizione che, peraltro, forse proprio per la sua ambiguità permetterà al candidato Pd di attrarre consensi al centro e a destra alle comunali di giugno, ma che sicuramente ha indebolito la compattezza di quello che, fino a poco tempo fa, era il cosiddetto “fronte pro-tramvia”, e che tra i suoi generali vedeva, compatto, l’intero gruppo dirigente del principale partito della città.

Ma veniamo all’ultimo episodio della telenovela, riportato oggi da tutte le principali testate regionali: come noto, la linea 1 della tramvia, finanziata con fondi interamente pubblici (226 milioni), è pressoché terminata. Per la linea 2 e il primo lotto della 3 il costo stimato è di 292 milioni di euro, a cui vanno aggiunti altri fondi per le varianti previste allo stato attuale, altri 70 milioni che portano così il totale a 362. I finanziamenti relativi alle parti già in fase di progetto sono previsti giungere sia dai privati (168 milioni, secondo il “Corriere”) sia dallo Stato, il cui contributo atteso era di 124 milioni di euro.

La notizia di oggi è appunto il dirottamento di una parte delle risorse (110 milioni), già concesse dalla Cassa depositi e prestiti per la realizzazione dell’opera, verso i fondi per la ricostruzione in Abruzzo. La decisione è parte del Dl 39 del 28 aprile scorso, dove è sancito che «i mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti entro il 31 dicembre 2005 in base a leggi speciali che prevedono l´ammortamento a totale carico dello Stato e per i quali gli enti locali mutuatari non abbiano provveduto a richiedere il versamento neanche parziale sono revocati», e i fondi relativi sono destinati alla ricostruzione nelle zone terremotate.

Non si tratta, quindi, di una legge speciale “contro Firenze” e non è certo uno scandalo, in sé, l’azione del Governo per recuperare risorse per le zone terremotate, ma considerando che i fondi recuperati dovrebbero aggirarsi globalmente sui 700 milioni di euro, e considerando l’importanza fondamentale che, per Firenze, riveste la realizzazione della tramvia, il taglio appare insensato, e molti si attendono (primo tra tutti il vicesindaco Matulli) una marcia indietro del Governo. E si consideri che già, nel corso degli anni, il ruolo del Pubblico nei finanziamenti all’opera è calato, poichè gli accordi del giugno 2005 prevedevano, per i 292 milioni della parte già pianificata, fondi pubblici (da Stato e Ferrovie) per 152 milioni e privati per 140.

Il Decreto legge, comunque, è ancora in prima lettura al Senato per la ratifica. Esistono quindi dei margini di manovra: il comune di Firenze e la regione Toscana hanno chiesto un incontro sia col ministro Tremonti, sia col presidente della Cassa depositi e prestiti, Bassanini, che a “Repubblica” dichiara che i fondi possono essere rimessi a disposizione anche subito, purché i lavori partano a breve, mentre se «si dovesse capire che non partiranno prima di due o tre anni, allora dovranno essere rifinanziati successivamente».

L’unica cosa positiva è che finalmente i nodi vengono al pettine: la mossa del Governo espone gli oppositori al progetto (e i suoi troppo blandi sostenitori) davanti alle concrete conseguenze della loro battaglia politica, una battaglia che, come da anni è più che evidente, ha ben altri obiettivi che non la mobilità. Non è facile capire chi effettivamente guadagnerà in termini di consenso nelle prossime comunali, non è certo che il centro-destra e parte dell’opposizione di sinistra facciano bene a festeggiare la notizia: per la risposta a questo ennesimo dubbio, e per sapere come proseguirà la nostra estenuante telenovela, l’appuntamento è per il 6 giugno.

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