[19/05/2009] Energia

Le priorità nazionali della ricerca industriale: l´energia secondo la Fondazione Rosselli

LIVORNO. La Fondazione Rosselli ha pubblicato la sezione “Energia” del 3° Rapporto su “Le priorità nazionali della ricerca industriale”, in cui vengono esaminate e valutate sul piano della loro attrattività e fattibilità in termini economici e operativi le tecnologie innovative che potranno essere sviluppate dal sistema nazionale della ricerca e dell’innovazione nei prossimi 10 anni. Il rapporto prende in esame, analizzandole nel dettaglio, sia le fonti tradizionali, con particolare attenzione all’energia nucleare, all’uso del carbone e alla cogenerazione, sia le fonti rinnovabili e pone inoltre attenzione anche al campo dell’ottimizzazione degli usi finali, con particolare riferimento ai settori dell’edilizia e dell’automotive.

La corposo ricerca, messa in piedi da un nutrito panel di esperti del settore (rappresentanti del mondo universitario dell’impresa e dei servizi) ha l’obiettivo di contribuire alla elaborazione di un programma di ricerca e sviluppo tecnologico di medio-lungo termine, che potrà essere utilizzato per formulare ipotesi di sviluppo del sistema energetico nazionale.

Il lavoro, pur tenendo conto delle indicazioni programmatiche, ovvero della necessità del contenimento dei costi dell’energia, della riduzione della dipendenza energetica da Paesi esteri, la diversificazione degli approvvigionamenti e del mix delle fonti primarie utilizzate, il contenimento dei consumi e delle emissioni di CO2 e l’incremento nell’uso delle energie rinnovabili, non ha analizzato e valutato le tecnologie in base alla loro funzionalità rispetto a questi obiettivi, bensì tenendo conto, in primo luogo, del loro grado d’innovazione.

Quindi le tecnologie innovative sono state valutate, oltre che sul piano della loro attrattività, su quello della fattibilità del loro sviluppo (dalla ricerca alla industrializzazione) e infine del possibile impatto in termini energetici ed economici sul piano degli utilizzi nel sistema socio-economico nazionale.

Il processo adottato ha portato ad individuare le funzioni-chiave in ambito energetico, ovvero quelle che rappresentano le tematiche considerate più rilevanti e gli obiettivi generali primari da raggiungere nello sviluppo tecnologico del settore. Queste sono rappresentate dal miglioramento dell’efficienza e dalla riduzione dei costi, la decarbonizzazione e la riduzione dell’impatto ambientale sino all’aumento del livello di sicurezza degli impianti nucleari e del ciclo del combustibile nucleare, riguardo al settore delle fonti fossili e non rinnovabili.

Analogamente anche nel campo delle fonti rinnovabili, le funzioni chiave sono individuate nel miglioramento dell’efficienza e dell’affidabilità, nella riduzione dei costi, nell’estensione dell’applicabilità delle tecnologie e della loro accettabilità. Mentre per il risparmio energetico i fattori chiave sono da ricercarsi, in particolare, nel settore dei trasporti e nell’edilizia.

La ricerca mette in luce diversi elementi trasversali alle varie tematiche analizzate, tra i quali la diffusa necessità di azioni di coordinamento ed integrazione delle attività di R&S esistenti a
livello nazionale per migliorare l’efficacia degli attuali e futuri investimenti e finanziamenti, promuovendo la collaborazione pubblico-privato, seguendo ad esempio lo schema dei progetti avviati nel programma Industria 2015.

Il tema del coordinamento delle attività di ricerca viene posto con particolare importanza, considerando i forti vincoli di budget per i finanziamenti pubblici e la bassa intensità degli investimenti privati per le attività di R&S (tradizionalmente limitati in Italia rispetto alle medie internazionali dei paesi più avanzati, e particolarmente critici in periodi di ciclo economico
sfavorevole), rendendo necessaria una maggiore interazione tra industria, università e centri pubblici di ricerca per evitare la dispersione e migliorare l’efficacia delle risorse disponibili.
Altro fattore importante è la continuità nel tempo delle politiche di finanziamento, perché a prescindere dall’ entità dei finanziamenti stessi (spesso esiguo come evidenziato) i tempi di sviluppo e industrializzazione tramite attività di ricerca delle nuove tecnologie richiedono un arco temporale generalmente identificabile in 7-10 anni, durante il quale è fondamentale assicurare la continuità delle risorse disponibili.

Infine un elemento che andrebbe migliorato riguarda lo sviluppo normativo e- spesso- il coordinamento e la semplificazione legislativa per l’applicabilità sul mercato di varie tecnologie. Le complessità legislative e normative presenti in moltissimi ambiti di regolazione, si legge nel rapporto «risultano insostenibili soprattutto nei settori delle tecnologie nascenti, per le quali costituiscono freno o barriera di sviluppo» mentre il confronto con le realtà internazionali evidenzia, in molti casi, l’opportunità di approcci semplificati e pragmatici che danno a questo settore la possibilità di essere volano di sviluppo, anziché risultare fattore limitante, come invece avviene nel nostro paese.

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