[20/04/2009] Comunicati

L’ecoscetticismo non abita più in America. L’Osa per la sostenibilità ambientale

LIVORNO. Il documento finale approvato a Trinidad e Tobago dall’Organizzazione dei Paesi americani da grande spazio alle tematiche ambientali, mettendo insieme il nuovo corso obamiano degli Usa e le politiche “ecologiste” di diversi Stati progressisti del Sudamerica. «Noi riconosciamo – si legge nella dichiarazione finale – che lo sviluppo economico e sociale e la protezione dell’ambiente, compresa la gestione sostenibile delle risorse naturali, si rafforzano mutualmente e sono i pilastri interdipendenti dello sviluppo sostenibile. Di conseguenza, riaffermiamo il nostro impegno in favore dello sviluppo sostenibile così come è stato enunciato nella Dichiarazione di Rio de Janeiro sull’ambiente e lo sviluppo del 1992, il Programma di azione di Barbados (Pab) del 1994, la Dichiarazione di Santa Cruz de la Sierra del 1996, la Dichiarazione di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile del 2002, la Strategia di Mauritius sulla messa in opera del Pab del 2005, la Dichiarazione di Santa Cruz + 10 del 2006, e gli Obiettivi della dichiarazione del millennio delle Nazioni Unite». Come dire, gli accordi ci sono tutti, mettiamoli in atto.

L’Osa è anche cosciente degli effetti negative del cambiamento climatico su tutti i Paesi americani, in particolare nei piccoli Stati insulari e nelle aree costiere poco elevate, nelle regioni aride e semiaride o in quelle soggette ad inondazioni, siccità e desertificazione e nei Paesi montagnosi con ecosistemi fragili ed in quelli senza accesso al mare. Per questo riafferma «l’impegno riguardante la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) ed il suo obiettivo di giungere a stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera ad un livello che impedirà la pericolosa interferenza antropica sul sistema climatico. Riconosciamo che si riveleranno necessarie riduzioni considerevoli di gas serra per realizzare l’obiettivo essenziale della Convenzione, rispettando i suoi principi, in particolare il fatto che dobbiamo proteggere il sistema climatico a vantaggio delle generazioni attuali e future dell’umanità, sulla base dell’equitàe conformemente alle nostre responsabilità comune ma differenziate ed alle nostre rispettive responsabilità». Un passo più che significativo, visto che anche gli Usa aderiscono alla formula “cinese” che evidenzia le responsabilità storiche per le emissioni di CO2 dei Paesi in via di sviluppo ed gli obblighi conseguenti e differenti tra i vari Paesi.

L’Osa si impegna a rispettare la road map di Bali e ad arrivare alla Conferenza di Copenhagen di dicembre con posizioni che portino a risultati concreti per il post-Kyoto. Nel continente degli uragani, dei vulcani e dei terremoti, i Paesi dell’Osa si impegnano per una migliore prevenzione delle catastrofi e per la riduzione dei rischi, anche con un sistema comune di sorveglianza ed allerta precoce e per pianificazioni urbanistiche e territoriali che tengano conto dei pericoli naturali.

Ma le Americhe sono uno dei grandi serbatoi della biodiversità planetaria e l’Osa assicura: «continueremo a lavorare per la promozione della buona governance ambientale, in particolare dando impulso agli sforzi di salvaguardia e al rafforzamento della messa in opera e all’effettiva applicazione delle leggi nazionali sull’ambiente, conformemente alle nostre priorità di sviluppo nazionale ed al diritto internazionale».

La collaborazione per promuovere la sostenibilità ambientale avrà bisogno di cooperazione continentale per mobilitare energie umane, tecnologiche e finanziarie per : «a) una gestione sostenibile delle foreste, il che include misure che mirano a ridurre la deforestazione; b) una gestione sostenibile delle zone protette e dei siti iscritti sulla LIsta del Patrimonio Mondiale; c) la protezione delle specie minacciate e delle specie migratorie; d) la lotta contro il traffico internazionale illegale della biodiversità; e) la promozione e la messa in comune delle conoscenze scientifiche relative alla biodiversità, in particolare attraverso la Red Interamericana de Información sobre Biodiversidadé, f) riconoscendo e mettendo in comune i vantaggi provenienti dale risorse genetiche e le informazioni convenzionali e relative al loro utilizzo».

La dichiarazione riconosce che la conservazione delle risorse marine e la protezione degli ecosistemi oceanici, compresi gli estuari fluviali e le zone costiere, «sono essenziali per garantire la perennità del benessere economico e sociale delle persone che vivono vicino al mare o che ne dipendono. Ci sforzeremo di garantire l’adozione e la messa in opera ampia di accordi regionali ed internazionali esistenti relativi alla salvaguardia e all’inquinamento delle risorse marine. Riconosciamo anche che il Mar dei Caraibi è una regione con una biodiversità unica ed un ecosistema estremamente fragile, e noi continueremo a lavorare di concerto con altri Paesi e partner regionali ed internazionali interessati, operando per lo sviluppo al fine di continuare ad elaborare ed a mettere in opera delle iniziative regionali atte a promuovere la salvaguardia e la gestione sostenibile delle risorse costiere marine. A questo riguardo, prendiamo atto degli sforzi in atto per ottenere che il Mar dei Caraibi venga dichiarato Zona speciale nel contesto dello sviluppo sostenibile, senza per questo portare pregiudizio al diritto nazionale e internazionale applicabile».

L’Osa accorderà un’attenzione particolare alle zone più vulnerabili e rinnova il suo sostegno agli scienziati dell’Ipcc «le cui conclusioni forniscono informazioni valide sull’attenuazione degli effetti del cambiamento climatico e l’adattamento ad esso. Chiediamo ai ministri addetti ed alle altre autorità incaricate di questa questione, con l’appoggio delle organizzazioni internazionali e regionali interessate, compresi i membri del gruppo di lavoro misto del Summit, nel quadro del loro mandato e delle loro capacità, di prendere in considerazione le conclusioni dell’Ipcc al fine di esaminare, se è il caso, le implicazioni eventuali per i nostri rispettivi Paesi, in particolare per i settori più poveri e più vulnerabili,con l’obiettivo di rafforzare le misure dei piani nazionali di adattamento al cambiamento climatico e di addolcimento dei suoi effetti e, al bisogno, di servire da orientamento per i piani sub-regionali di gestione degli effetti del cambiamento climatico. Rafforzeremo la nostra cooperazione in questo settore in tutta la regione». Quanto è lontano l’eco-scetticismo del conservatorismo compassionevole di Geroge W. Bush!

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