[20/04/2009] Urbanistica

Ora non servono nuove città, ma città migliori

FIRENZE. Nelle due settimane che ci separano dal disastroso terremoto che ha colpito l’Abruzzo, si sono intrecciate riflessioni, accuse, bassezze di cui solo l’essere umano è capace, ma anche episodi di vero eroismo e solidarietà che hanno fatto dire a molti che esiste un’Italia buona e una cattiva. Pensiamo che non sia così, il nostro Paese è articolato, sfaccettato ed il “male” e il “bene” (individuale e collettivo) si intrecciano in piccoli tasselli di un mosaico che raffigura in modo egregio i nostri pregi e difetti, uno dei quali è rappresentato dalla poca memoria nonostante la nostra lunga storia.

L’album delle immagini di questi giorni ha evidenziato anche la dignità e la compostezza dei cittadini abruzzesi, alcuni dei quali, come dimostrato in un servizio di un talk show andato in onda su una rete commerciale, con l’accaduto hanno ritrovato insieme alla solidarietà, la voglia di fare nuove amicizie, si sono sentiti meno soli, hanno riscoperto il piacere del dialogo, la curiosità di conoscere davvero i propri vicini, tutti aspetti dimenticati poiché tutti noi siamo obnubilati ed attirati da quella scatola che proietta immagini che abbiamo nelle nostre case o dallo schermo dei computer attraverso la cui rete ci catapultiamo dall’altra parte del mondo, non vedendo quello che succede vicino a noi.
Certo, probabilmente le persone che hanno manifestato questi sentimenti, che hanno quasi affermato “stiamo meglio ora, non torneremo più come prima” non hanno perso i loro cari, ma hanno comunque visto demolita o messa fortemente in pericolo la proprietà per eccellenza: la casa che per noi italiani è un vero simbolo (circa l’80% dei cittadini è proprietario di un immobile). La tragedia, il “reset” obbligato della propria vita a cui molte di queste persone sono state sottoposte, ha fatto vedere cose nuove, e cambiare scala alle priorità. Su questo, magari in seguito, è necessario riflettere.

Intanto proseguono le prese di posizione, arricchite di nuovi particolari, sull’operato della macchina dello Stato e della Protezione civile in particolare, uno dei settori senza dubbio all’avanguardia in Italia. A nostro avviso non è opportuno soffermarsi sulle piccole disfunzioni che hanno caratterizzato il dopo terremoto: certo per chi vive in una situazione di forte disagio anche il ritardo di un’ora, magari per un semplice intervento, può sembrare un’eternità, ma complessivamente viste le difficoltà la risposta c’è stata e non parliamo di quella dei buoni sentimenti offerta dalle migliaia di volontari ma di quella dovuta ed organizzata dello Stato.

Invece è bene concentrarsi su quanto è avvenuto nella fase che ha preceduto il sisma o meglio la scossa distruttiva. L’Italia è costituita da un territorio esposto al pericolo terremoto ma in quell’area c’erano stati segnali che in molti avevano ravvisato: al netto della casualità degli eventi sismici, della non prevedibilità del luogo dove si esplicita la scossa e della sua entità, siamo certi che tutto il possibile sia stato fatto? Siamo certi che il sistema della Protezione civile abbia funzionato al meglio, sia quello del suo primo avamposto rappresentato dal Comune sia quello del Dipartimento centrale? Siamo certi che siano stati analizzati a fondo anche dagli scienziati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, tutti gli indicatori che segnalavano una certa turbolenza all’interno della crosta terrestre in quell’area?

Un’indagine è doverosa anche in questo senso, pur considerando i limiti della scienza, il margine di incertezza che rimane, solo per evidenziare se ci sono state sottovalutazioni che ovviamente non avrebbero impedito il manifestarsi del sisma in tutto la sua energia, ma potevano magari portare a salvare qualche vita. Perché una cosa è certa: si conosceva sicuramente la fragilità delle costruzioni (non siamo a Tokio) anche se il quadro che sta emergendo e su cui la magistratura sta indagando va al di la del lecito. Lo sottolinea lo stesso Capo dello Stato. Le responsabilità di chi ha costruito speculando o anche semplicemente con superficialità, vanno acclarate come del resto quelle di chi non ha controllato o non lo ha fatto in maniera competente.

Il richiamo alle responsabilità è stato fatto apertamente da subito anche da alcuni “media” televisivi del servizio pubblico addirittura prima che i morti venissero seppelliti. Forse la scelta dei tempi poteva anche essere diversa ma sull’opportunità di quelle denunce non ci sono dubbi: dovevano essere fatte, perché torniamo a dire questo è un Paese di scarsa memoria in cui nessuno o pochi alla fine pagano per le proprie negligenze quando non sono veri e propri crimini.

Su un altro piano, poi, non è lesa maestà affermare che anche questo governo (ma non solo) non ha puntato sulla ricerca per rilanciare l’economia in periodo di crisi (e abbiamo visto quanto ci sia bisogno di conoscenza), ed è arrivato a tagliare i finanziamenti alla stessa Protezione civile: le denunce in tal senso dalle Regioni (anche dalla Toscana) verso il governo centrale sono delle scorse settimane. Ma quello che ancora una volta preme evidenziare è che il nostro Paese non ha la cultura della tutela del territorio e della sua manutenzione: si preferisce costruire mega opere (ponti, autostrade..), piuttosto che concentrarsi sulle infrastrutture di base (acquedotti, ferrovie) e mettere a norma l’esistente, rendendolo sicuro.

Non servono nuove città ma città migliori dal punto di vista strutturale, servono criteri rigorosi di pianificazione che impediscano di costruire dove non è opportuno o vietato (magari in aree di pertinenza fluviale per poi alla prima alluvione correre a chiedere risarcimento). Le responsabilità certo non sono tutte uguali e vanno ricercate lungo la “filiera”. Ad esempio recentemente la Corte Costituzionale ha svolto un´indagine sulla realizzazione dei programmi d´intervento e messa in sicurezza di aree interessate da dissesto idrogeologico, pianificati dal Ministero dell´ambiente e della tutela del territorio e del mare in base alle leggi n.179/2002 e 326/32003. La sezione di controllo ha evidenziato che, nonostante il carattere d´urgenza di tali interventi, si è verificata spesso lentezza nell´emanazione dei decreti di attivazione dei vari programmi e di autorizzazione alla erogazione dei fondi o, addirittura il mancato o tardivo avvio di diversi interventi pur in presenza di specifici finanziamenti prontamente e interamente erogati dall´Amministrazione.

Le situazioni di “inerzia" sono quindi molte e non è possibile prescindere da un’attenta azione di controllo che invece da alcune parti si vorrebbe allentare o indebolire. Ai cittadini non rimane che dare indicazioni quando sono a chiamati alle urne concorrendo in qualche misura al proprio destino.

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