[17/04/2009] Rifiuti

Da Greenpeace una discarica di Raee davanti al ministero dell´Ambiente

LIVORNO. Questa mattina attivisti di Greenpeace hanno creato davanti l’ingresso del ministero dell’Ambiente un centro di raccolta di rifiuti elettronici che riproduce lo stato dell’ottanta per cento dei siti italiani che, secondo l’inchiesta di Greenpeace, non rispetta tutti i requisiti di legge.

«Se la Prestigiacomo non va dai rifiuti, i rifiuti vanno alla Prestigiacomo. Visto che sulla questione della raccolta di rifiuti elettronici la ministra fa la bella addormentata, abbiamo deciso di portare davanti al suo ufficio un esempio dei tanti centri di raccolta irregolari che avvelenano l’Italia e il futuro dei nostri figli» spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace.

Accatastati a terra davanti al ministero computer distrutti, stampanti, monitor che rilasciano le sostanze pericolose nel terreno, zone incendiate o razziate da sciacalli che cercano di ricavarne rame o argento. Al centro di questo scenario desolante un’attivista vestita da bella addormentata simboleggia la ministra Prestigiacomo che, nonostante denunce e sollecitazioni, «finge di non vedere e rimane inerte».

«Chiediamo al ministro dell’Ambiente di fare il proprio lavoro e provvedere subito ad attuare gli anelli mancanti del sistema di gestione dei rifiuti elettronici. - spiega Polidori – è da febbraio che sollecitiamo il ministro a emanare il decreto che impone ai negozianti di ritirare gratuitamente un prodotto vecchio in caso di acquisto di un nuovo articolo di consumo. Ma ancora siamo in attesa nonostante questo provvedimento fosse previsto nel febbraio 2008!»

L’inchiesta “Hi-Tox! Un´indagine sulla raccolta dei rifiuti elettronici” di Greenpeace denuncia le irregolarità riscontrate in questa fase di gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (o RAEE) in Italia. Oltre il 40 per cento dei centri di raccolta visitati da Greenpeace non rispetta i requisiti di legge. Un altro 40 per cento circa ha avuto una valutazione mediocre. Solo il 20 per cento ha ottenuto un giudizio positivo e fra questi tre centri su otto schedati in Lombardia, tre aree di raccolta su sei della Toscana, due su cinque in Sardegna, uno su dodici in Sicilia e un CdR su otto in Campania.

«Con i risultati della nostra ricerca sul campo, la situazione della raccolta dei rifiuti hi-tech si complica ancora di più - continua Polidori - Se un cittadino volesse solo smaltire ad esempio un pc rotto (senza acquistarne uno nuovo) lo dovrebbe consegnare al centro di raccolta comunale o privato. Ma questo non sempre è possibile! I centri sono difficili da raggiungere, o addirittura inesistenti, molti sono stati trovati abbandonati, o in condizioni di gestione pessima, tali da mettere a rischio il territorio che li ospita».

L’iniziativa di Greenpeace è stata molto apprezzata da Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd: «E’ tema di grande importanza ambientale, più volte oggetto di interrogazioni parlamentari anche a mia firma, in cui l’Italia è in colpevole e ingiustificato ritardo. La crescita esponenziale dei consumi di apparecchiature elettriche ed elettroniche e la sempre più rapida obsolescenza di questi prodotti rende improrogabile l’esigenza di gestire in modo ambientalmente corretto i rifiuti che ne derivano, oggi destinati principalmente alla discarica,evitando la dispersione nell’ambiente delle sostanze pericolose in essi contenute. La legge c’è, i cittadini già versano il contributo, le imprese e i comuni sono pronti, manca solo che si concludano gli ultimi atti per completare l’iter legislativo».

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