[16/04/2009] Energia

Analisi del Peap della Provincia di Firenze (2)

FIRENZE. Abbiamo visto come, tra gli obiettivi fondanti del Piano energetico ambientale della provincia di Firenze, sia annoverata la creazione di «catasti energetici» su diverse scale territoriali: il fine è superare una pianificazione energetica basata sull’offerta generica di energia a seconda del consumo finale presunto, ed evolversi verso un modello pianificatorio che sia più attento alla «dinamica effettiva del fabbisogno energetico in base agli usi finali a partire dalla qualità effettiva della domanda».

In altre parole, l’obiettivo è adeguare l’offerta di energia (e la relativa pianificazione della localizzazione di impianti sul territorio) alla diversificazione che caratterizza la domanda finale: ciò può avvenire ad esempio tramite lo sviluppo della cogenerazione, sia per le applicazioni industriali sia per quelle civili. In generale, «la pianificazione energetica, particolarmente quella territoriale, in un’ottica integrata, deve essere basata sui concetti di “localizzazione” e di “uso efficiente” dell’energia», e ciò sarà perseguito, come abbiamo visto martedì, tramite la «geo-referenziazione delle diverse tipologie di domanda energetica (es. elettrica, termica, ecc.) presenti sul territorio».

Abbiamo anche visto come, secondo le stime effettuate, la potenzialità complessiva di impianti alimentati a rinnovabili ammonti, in provincia, da 530 a 815 Mwe, essenzialmente dovuti a eolico, idroelettrico e fotovoltaico. Prima di passare all’analisi dei singoli comparti di energia rinnovabile, vediamo quali siano le criticità che il Peap individua per il sistema produttivo locale, che è definito «in affanno, sia per motivi congiunturali, sia strutturali».

Il primo elemento di «forte vulnerabilità» è «la dipendenza energetica dalle fonti tradizionali, soprattutto in relazione agli alti costi di produzione che ne conseguono». Inoltre, «le piccole dimensioni dell’impresa media rendono difficoltosa la competizione internazionale» e il tessuto imprenditoriale è «caratterizzato ancora dalla prevalenza di settori maturi e a basso contenuto tecnologico, che rendono più ardua la competizione sui mercati internazionali».

Inoltre, è annotata la «mancanza di una domanda d’alto profilo sul fronte interno, che «fa registrare una riduzione dei margini operativi delle imprese locali, malgrado l’incremento del reddito disponibile per le famiglie. L’unico settore che mostra segni di ripresa è quello delle costruzioni: si segnala invece lo stallo dei servizi e il regresso dell’industria». Più in particolare, in provincia di Firenze «il processo di de-industrializzazione continua lentamente ad erodere il “modello diffuso”, tipico del sistema produttivo dell’area, con la crisi della sub-fornitura ed in generale delle Pmi. Si assiste, inoltre, alla crisi del terziario, carente sotto il profilo qualitativo, sia per ciò che riguarda la fornitura dei servizi tradizionali alle imprese, sia in relazione all’erogazione di servizi superiori su scala metropolitana».

Nel sistema produttivo provinciale, il comparto commerciale è prevalente in termini numerici (28% delle imprese), seguono manufatturiero (18%), costruzioni (16%), attività immobiliari, noleggio, informatica e ricerca (14%), agricoltura (8%), alberghi e ristoranti (4,5%). In termini di valore aggiunto, tra i tre macro-settori produttivi tradizionali il comparto dei servizi è largamente preponderante (20 miliardi di €, 73% del totale), seguono industria (26%, 7 miliardi) e agricoltura (1%, 194 milioni).

Riguardo alla dinamicità del sistema, particolarmente significativa è la constatazione per cui «gli indici provinciali di natalità e mortalità delle imprese sono, rispettivamente più bassi e più alti dei corrispondenti indici nazionali», anche se in termini di densità (cioè di numero di imprese per cento abitanti) il dato è superiore alla media nazionale, con un indice di densità di 9,29.

Infine, riguardo alla dotazione infrastrutturale, posto come 100 il valore relativo all’intera Italia la provincia di Firenze ha un indice di 112,4 per le reti stradali (Toscana 100,5, centro Italia 97,3) e di 205,8 (Toscana 128,5, centro Italia 133,3) riguardo alle reti ferroviarie. Per gli «impianti e le reti energetico-ambientali» l’indice provinciale è di 123,4, quello Toscano 106,8, quello relativo al centro Italia 94,8. Esiste anche un indice riassuntivo globale delle infrastrutture economico-sociali, che vede un valore provinciale di 161,1, regionale di 111,42 e che è invece di poco superiore (118,4) per quanto riguarda il centro Italia.

Dati, questi, puramente quantitativi e quindi non sufficienti per un’analisi adeguata (che deve necessariamente considerare anche l’effettiva distribuzione delle infrastrutture sul territorio), ma che sembrano comunque sfatare la vulgata comune che vede una provincia di Firenze e una Toscana cronicamente arretrate dal punto di vista della dotazione infrastrutturale: anche riguardo agli aeroporti (indice regionale: 100,4) e soprattutto ai porti (indice regionale 128,8) la regione Toscana supera il dato nazionale. Ciò non ostante, tra le criticità del sistema produttivo provinciale è segnalata una «complessiva carenza infrastrutturale sul lato dell’offerta di mobilità».

I punti di forza stanno invece nel «dinamismo nei settori agro-alimentare, chimico, plastico ed elettronico», nell’imprenditorialità diffusa, e nella forte incidenza, in provincia, di aziende che operano nel settore dell’Information-comunication technology (Ict, il 35% del totale regionale) e in quello della «Ricerca e sviluppo» (R&S, il 30& del totale regionale).

Vedremo quindi la prossima settimana la parte relativa alle prospettive per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nel territorio provinciale.

(2 – continua)

Torna all'archivio