[16/04/2009] Parchi

Legambiente: per la subacquea nella Aree marine protette il protocollo c’è già

LIVORNO. Sullo strano caso della “commissione di studio sulla subacquea nelle aree marine protette” (Amp) interviene anche Legambiente nazionale che dice che questo ennesimo organismo (a proposito non si era detto che il governo avrebbe “sfoltito” queste “inutili” commissioni e tavoli?) sarebbe stato messo in piedi soprattutto con l’intento di ridiscutere e cambiare le regole nelle acque ricomprese nel Parco nazionale dell’arcipelago Toscano ed esattamente nelle zone di riserva integrale (zone 1m) a Giannutri e Montecristo, come previste dal DPR istitutivo del parco del 1996».

Secondo le notizie di stampa la Commissione da poco attivata dal ministero dell’ambiente sarebbe composta da dai massimi dirigenti ministeriali, dal capo della segreteria tecnica del ministro Prestigiacomo, l’avvocato Pelaggi, dal presidente del Consorzio interuniversitario per le scienze del mare (Conisma), da dirigenti dell’Ispra (ex Icram) e da un ex campione di pesca subacquea, «sarebbero stati esclusi – sottolineano gli ambientalisti - tutti i soggetti rappresentativi del mondo della subacquea e che hanno adottato di concerto con lo stesso Ministero il “Protocollo tecnico per la subacquea sostenibile nelle aree marine protette”».

Ma cosa è questo protocollo che ora il ministero sembra ignorare? Legambiente spiega che si tratta del frutto di «Un lavoro durato tre anni portato avanti da un tavolo tecnico presieduto dalla Direzione per la protezione della natura del ministero dell’ambiente e che ha visto il coinvolgimento di una vasta platea di soggetti, oggi ignorati inspiegabilmente».

Infatti nella nuova “Commissione” a parte l’Icram, presente anche oggi con gli stessi dirigenti di un anno e mezzo fa, allora vennero coinvolti il Reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto, la Federparchi in rappresentanza degli Enti gestori delle Amp e dei parchi nazionali costieri, tutte le principali Didattiche e Federazioni Nazionali ed Internazionali operanti in Italia (Adisub, Assosub, Cias, Cmas, Fipsas, Hsa Italia) e le maggiori associazioni ambientaliste che si occupano di mare: Greenpeace, Legambiente, Lega Navale Italiana, Mareamico, Marevivo, Verdi Ambiente e Società e Wwf.

«Il Protocollo tecnico – sottolinea Legambiente - ha consentito di definire regole di riferimento chiare per le attività subacquee ricreative, basate su principi uniformi, da applicare a tutto il sistema delle aree marine protette nelle diverse fasi di istituzione, revisione e gestione delle stesse, nonché un Codice di condotta nazionale da adottare nelle regolamentazioni delle Amp e, su base volontaristica, all’esterno delle Amp. I risultati sono già importanti ed evidenti: i contenuti tecnici del Protocollo vengono adottati dallo stesso ministero dell’ambiente in tutti i nuovi decreti istitutivi e di aggiornamento delle Amp nonché nei nuovi regolamenti». Infatti, la cosa più strana è che recentemente proprio il ministro Prestigiacomo ha firmato i decreti di approvazione dei regolamenti delle Amp di Portofino, Isole Pelagie, Isola di Bergeggi, Plemmirio e Torre Guaceto, che recepiscono proprio quel Protocollo tecnico che ora si ignora.

A preoccupare l’associazione ambientalista è il modello gestionale suggerito dalla “commissione per la subacquea”, ovvero le zone di tutela biologica «che non sono né aree marine protette né parchi nazionali, ma aree dove è vietata la pesca non dal ministero dell´ambiente, ma da un altro ministero, quello delle politiche agricole e forestali».

E per quanto riguarda il caso dell’Arcipelago toscano la confusione sembra ancora più forte: «Ricordiamo al Ministero – dice Legambiente - che per cambiare le regole a Giannutri e a Montecristo non serve una commissione, ma un nuovo decreto firmato dal Presidente Napolitano d’intesa con la regione Toscana. Andrebbe poi coinvolto l’ente parco nazionale, preposto dal ministero e dalla legge alla gestione delle aree di mare comprese nel perimetro del parco. Insomma, se si vuole ragionare sulla subacquea per davvero, il Protocollo tecnico è un prodotto avanzato e condiviso che si può eventualmente aggiornare con il contributo di tutti, ma anziché ridiscutere le regole a Giannutri e a Montecristo sarebbe il momento di istituire una area marina protetta vera e propria, con zone A, B e C, più aperta alla fruizione e più simile al quadro nazionale del mare protetto».

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