[16/04/2009] Comunicati

Ambiente e cambiamento climatico irrompono nelle elezioni indiane

LIVORNO. Comincia nella “più grande democrazia del mondo”, l’India, il lungo iter delle elezioni legislative in cinque turni che si svolgeranno fino al 13 maggio: oggi votano 140 milioni di elettori di Stati indiani centrali, orientali e del nord-est e nel turbolento Kashmir dove la guerriglia islamica non dà tregua. La vigilia elettorale è stata segnata da un attacco lanciato dalla guerriglia naxalita-maoista contro le forze di sicurezza nello Stato di Jharkhand, uno di quelli in cui si vota oggi. Niente in confronto allo spottone nazionalista del governo che ieri ha effettuato il lancio di un missile balistico Prithvi-II dal poligono di Chandipur, nell’Orissa. La televisione indiana ha dato con grande enfasi la notizia che il missile, che può trasportare bombe atomiche, ha distrutto il suo bersaglio nel golfo del Bengala.

Va anche detto che oltre al nazionalismo nucleare esibito dai due grandi partiti, il Congresso e il Bharatiya janata party (Bjp), mai come questa volta le tematiche ambientali ed energetiche hanno fatto irruzione nella campagna elettorale indiana. I programmi delle principali alleanze elettorali promettono un più forte impegno nella lotta al cambiamento climatico, la promozione di energie rinnovabili e la difesa dell’ambiente e delle sue risorse. «Ma resta da vedere se questa nuova ed entusiasmante retorica sarà tradotta in un reale cambiamento, a prescindere da chi guiderà il prossimo governo» mette in guardia Anna Da Costa, una ricercatrice del Worldwatch Institute che lavora a New Delhi.

I principali concorrenti in gara sono la United Progressive Alliance, l’attuale coalizione di governo guidata dal partito del Congresso e che comprende partiti e formazioni regionali “progressiste”; l´opposizione di destra della National Democratic Alliance guidata dal Bjp; il Third Front egemonizzato dal Bahujan samaj party, considerato il partito dei Dalit, gli intoccabili, ed al quale hanno aderito i partiti comunisti e varie formazioni di sinistra. Ognuna di queste tre grandi coalizioni comprende innumerevoli piccoli partiti che operano a livello dei singoli Stati o regioni.

Comunque, fa impressione leggere i programmi del Congresso e del Bjp che parlano per la prima volta di cambiamenti climatici e ambiente nelle molte lingue di questo Paese-continente. Per il partito del Congresso dei Sonia Ghandi «il cambiamento climatico è ormai emerso come una seria sfida per la comunità mondiale» e si impegna ad attuare il Piano d´azione nazionale sul cambiamento climatico approvato nel giugno 2008, «alla lettera e nello spirito». Secondo Shyam Saran, l’inviato speciale indiano per i cambiamenti climatici, «il cambiamento climatico è stato pienamente integrato nel processo di sviluppo» e il Congresso ha proposto Piani per salvaguardare il bacino del fiume Gange e la biodiversità in India. Per quanto riguarda la sicurezza energetica, ha annunciato piani per almeno 12.000 -15.000 megawatt in più all’anno, da produrre attraverso un mix di fonti, compreso carbone, idroelettrico, a nucleare ed energie rinnovabili, inoltre prevede di intensificare le prospezioni e l’estrazione di gas e petrolio.

La destra del Bjp propone una robusta serie di misure e afferma di «perseguire gli obiettivi di sviluppo nazionali ecologicamente sostenibile attraverso un percorso che conduce alla mitigazione delle emissioni di gas serra, riconoscendo che con il riscaldamento globale è essenziale per proteggere la vita e sicurezza delle persone e l´ambiente» ed evidenzia che «mitigare questa minaccia con la realizzazione di una economia a basse emissione di carbonio è la più grande opportunità economica del XXI secolo».

Il Bjp propone di investire massicciamente nei combustibili non fossili e nelle fonti energetiche pulite, con l´obiettivo di aggiungere almeno 120.000 megawatt per i prossimi cinque anni, il 20% dei quali a partire da energie rinnovabili. Ciò equivale più o meno al raddoppio dell’attuale capacità energetica indiana. Il programma del Bjp prevede anche incentivi per l´educazione ambientale, l’efficienza energetica, la riforestazione, la salvaguardia della fauna, politiche “low-water”, “low-chemical” e per difendere la biodiversità agricola.

Il Third Front di sinistra è invece quello che parla meno di ambiente e il suo programma non presenta politiche ben definite al riguardo. Solo il Partito comunista dell´India (marxista), uno dei principali della coalizione, cita brevemente nel suo programma il cambiamento climatico, dichiarando di impegnarsi a fare «Passi per il controllo delle emissioni di gas serra attraverso tecnologie energetiche efficienti e una regolamentazione efficace» e per «promuovere il solare ed altre fonti di energia non convenzionali».

Il risultato delle elezioni indiane avrà grosse conseguenze sui negoziati sul post-Kyoto, visto che un mutamento politico nel secondo più popoloso dei Paesi in rapida crescita potrebbe modificare approcci ed alleanze in vista di Copenhagen, anche se difficilmente cambieranno le politiche climatiche-ambientali nazionali già avviate. Sia il Congresso che il Bjp sembrano aderire al principio caro alla Cina della responsabilità comune ma differenziata, che punta sulle responsabilità storiche dei Paesi sviluppati per le emissioni di gas serra e sul diritto dei Paesi in via di sviluppo a crescere economicamente. La destra nazionalista del Bjp dice la sua politica estera si baserà su un interesse nazionale illuminato, definizione sibillina che può essere interpretata in molti modi. Dal Third Front progressista sul post-Kyoto non arrivano indicazioni.

Surya Sethi, il principale Energy advisor della Planning commission dell’India e negoziatore per il governo sul cambiamento climatico spiega che una vittoria della United Progressive Alliance e del Congresso non cambierà la posizione indiana che «Si basa interamente sulla Convenzione quadro esistente e sui suoi principi. Pertanto l’India non vorrà cambiare molto. Però, potrebbe cambiare direzione politica, e potrebbe riflettere le posizioni del partito politico al potere per quanto riguarda le preoccupazioni globali e le azioni che devono prendere i Paesi sviluppati dell’Annesso I per la lotta al cambiamento climatico». Ecco perché le elezioni indiane sono importanti anche per l’Unione europea e per gli Usa.

Per Sethi comunque «I programmi dei partiti politici si limitano a rispecchiare ciò che i partiti percepiscono come principali preoccupazioni dei loro elettori. In India, la consapevolezza delle questioni ambientali, sia a livello nazionale che a livello mondiale, aumenta con i livelli di reddito. La crescente classe media indiana, con un migliore accesso ai media e ad altre fonti di informazione, chiede semplicemente un’attenzione maggiore e migliore a queste preoccupazioni».

Ma l’attenzione non basta e le belle parole e gli impegni non si traducono che raramente in reali meccanismi di attuazione nazionali e internazionali. Leena Srivastava, direttore di The Energy and Resources Institute (Teri) scriveva sul Financial Chronicle: «Il valore per la sostenibilità degli impegni nei programmi elettorali, da parte dei vari partiti, è molto basso. Le sfide energetiche ed ambientali di fronte al Paese sono così critiche che si limitano a giocare con le parole, girando loro intorno, è improbabile che servano a vincere le elezioni, l’elettorato indiano è intelligente. Per questi problemi è necessario un radicale impegno non di partito e che non dipenda dal governo al potere».

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