[15/04/2009] Urbanistica

Check up della Regione Toscana sul rischio sismico

FIRENZE. La tragedia abruzzese ha spinto la commissione Territorio e ambiente del Consiglio regionale a fare il check-up sul rischio sismico nella nostra regione. I dati dimostrano che in questo settore le istituzioni in Toscana sono particolarmente attente ma per mettere in sicurezza gli edifici pubblici strategici occorrono risorse e per limitare i danni di certi eventi occorre buona pianificazione e qualità nel costruire.

I dati portati in commissione dall’assessore alla Difesa del suolo con delega alla Protezione civile Marco Betti, e dal direttore generale per le politiche territoriali e ambientali della Regione Mauro Grassi, parlano di oltre 142 milioni già spesi (di questi 94 per scuole, 25 per edifici pubblici, 7 per gli ospedali della Lunigiana, Garfagnana, Casentino e Valtiberina, Mugello e Amiata), con una previsione di stanziarne circa 8 l’anno per il prossimo triennio; dal 1986 ad oggi, l’attività di prevenzione e riduzione ha riguardato 1454 edifici tra scuole, municipi, ospedali, uffici di enti locali, auditorium ma mancano ancora 441 milioni di euro per la messa in sicurezza di tutti gli edifici pubblici strategici e rilevanti.

«All’indomani della tragedia che ha colpito l’Abruzzo – ha dichiarato il presidente della commissione Erasmo D’Angelis – il nostro impegno su prevenzione, controllo e monitoraggio deve aumentare. La Toscana è tra le regioni più sismiche ma è anche tra quelle che negli anni hanno lavorato con impegno per un controllo di metodo e di merito di tutte le zone a rischio. Evidentemente questo non basta. Occorre fare sempre di più e sempre meglio nel monitoraggio e nella messa in sicurezza antisismica, incentivando studi e approfondimenti per un aggiornamento continuo su tecniche di prevenzione, costruzione e recupero di edifici pubblici e privati».

Le attività del servizio sismico della Regione sono iniziate in Garfagnana e Lunigiana dopo la metà degli anni ‘80, per poi essere estese dopo il 2000 in altre zone a maggior rischio (Amiata, Valtiberina, Casentino, Mugello, Pistoiese). «Gli immobili esaminati o in corso di verifica – ha informato l’assessore Betti – sono 956 di cui 506 sono stati oggetto di interventi di messa in sicurezza (170 già eseguiti, 336 in corso), 450 sono stati invece oggetto di verifiche sismiche o di indagini conoscitive sui terreni e sulla qualità dei materiali (in 280 edifici i controlli sono ancora in corso, le indagini riguardano invece i restanti 170 immobili)».

«Gli edifici che rimangono da controllare – ha continuato Betti– sono 498. Nell’area dell’Appennino Pistoiese e della Val di Bisenzio, vi sono ancora circa 300 immobili strategici e rilevanti per i quali gli enti proprietari non hanno ancora provveduto alla trasmissione delle schede di livello qualitativo».

Il problema delle risorse economiche da indirizzare alla prevenzione e all’azione di protezione civile sui territori è uno dei più dibattuti. Proprio ieri l’assessore alla protezione civile della provincia di Lucca aveva tuonato contro il Governo che con i paventati tagli al settore aveva fatto minacciare le dimissioni allo stesso Bertolaso.

«Ribadisco che i fatti tragici dell’Abruzzo rappresentano l’ennesima lezione da non ignorare - ha dichiarato Emilano Favilla - Occorre intervenire tempestivamente, in maniera organizzata e capillare dove si è verificato il terremoto ma bisogna ‘lavorare’ bene anche prima, dove sappiamo che il rischio sismico esiste e penso ai territori vicini della Garfagnana e della Lunigiana. A fianco della ricerca e della sperimentazione, quindi, ci vogliono anche fondi ad hoc per intervenire per la messa in sicurezza delle costruzioni pubbliche e private. Intendo rinnovare nuovamente l’invito al Governo ad erogare i contributi necessari alle opere di ripristino per i danni causati dagli ultimi eventi alluvionali che hanno colpito duramente la nostra provincia, come hanno chiesto tutte le amministrazioni sia di centrosinistra sia di centrodestra».

E anche Betti qualche settimana fa si era fortemente lamentato per le risorse inadeguate destinate ad un settore giudicato giustamente strategico.

La vede in maniera diversa il vicepresidente della commissione Territorio e Ambiente Andrea Agresti: «Non basta stanziare fondi, occorre investire nella formazione e nell’informazione. I cittadini non sono educati ad affrontare i rischi che corrono».

A tal proposito il presidente D’Angelis ha proposto a nome della commissione di istituire un’ora di lezione settimanale nelle scuole, dalle elementari alle superiori, di educazione: «Siamo un territorio catalogato come esposto a grandi rischi (sismici, alluvioni, frane, incendi) e bisogna imparare a reagire e a difenderci, a sapere come ci si comporta. Avanzeremo questa proposta alla direzione scolastica regionale».

Gli interventi dei componenti la commissione hanno abbracciato un po’ tutti gli aspetti emersi anche nei giorni scorsi: la vigilanza sull’attuazione dei piani di emergenza dei singoli comuni, l’informazione dei cittadini, le tipologie di materiali da utilizzare nelle nuove costruzioni, la necessità di vigilare anche sull’edilizia privata nel rispetto di norme già previste.
Al di la della natura dell’evento e delle responsabilità anche penali che potrebbero essere accertate, quello che emerge anche dalla triste vicenda abruzzese è la conferma dei settori in cui il nostro Paese è tradizionalmente debole, anche culturalmente: uno è quello della ricerca, non considerato prioritario, a torto, e quest’ultimo episodio sta lì a dimostrarlo; l’altro è quello della cura del territorio, di quello non costruito che va tutelato e di quello antropizzato in cui le costruzioni (non abusive) ogni tanto avrebbero necessità di manutenzione.

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