[14/04/2009] Energia

Una nuova public trust doctrine per gestire gli oceani Usa

LIVORNO. Dopo che l´anno scorso il Congresso Usa ancora sotto Bush ha revocato la moratoria sulle perforazioni offshore, in America molti si sono posti il problema di quale sia il modo migliore per regolamentare non solo l’estrazione del petrolio negli oceani degli Usa, ma anche gli impianti eolici offshore e quelli che sfruttano l’energia delle onde, così come per le quote che rendano la pesca sostenibile e per la salvaguardi degli habitat e degli animali marini di fronte a tutte queste attività antropiche che si svolgono in un mare sempre più affollato ed utilizzato.

Se Science di questo mese un gruppo di esperti della Duke university propone un “new policy paper” che stabilisca la base per politiche di consultazione pubblica per le acque federali Usa e che fissi le tappe per giungere a soluzioni efficaci ed etiche per conflitti di questo tipo.

Secondo Mary Turnipseed, della Duke´s Nicholas school of the environment «Una “public trust doctrine” potrebbe fornire un pratico quadro giuridico pratico per rivedere il modo di regolamentare e gestire i nostri oceani. Sarebbe alla base del sostegno del commercio, proteggendo le specie e gli habitat marini. La public trust doctrine è un semplice ma potente concetto giuridico che obbliga i governi a gestire determinate risorse naturali nell’interesse migliore per i loro cittadini, senza sacrificare le esigenze delle generazioni future».

Le valutazioni di impatto ambientale e sociale sono già ben presenti negli Usa ed a livello di singoli Stati, e le varie Agenzie hanno spesso a che fare con le osservazioni e le azioni legali in campo ambientale promosse da associazioni e cittadini che accusano i governi di violare l’interesse pubblico.

«Estendere la “public trust doctrine” alle acque degli oceani contribuirebbe a fare in modo che le agenzie federali gestiscano meglio le richieste che riguardano la tutela dell’ambiente, lo sviluppo di fonti energetiche offshore, la pesca e il trasporto marittimo nei 3,6 milioni di miglia quadrate nautiche di acque che fanno parte della zona economica esclusiva (Zee) degli Stati Uniti», dice Mary Turnipseed .

Attualmente ad occuparsi degli oceani Usa sono una ventina di Agenzie diverse, che si districano in un groviglio di decine di leggi che disciplinano specie ed e attività, con competenze in queste acque, senza alcun mandato, sistematico sforzo per coordinare le loro azioni e mandati che spesso si accavallano e che riguardano attività molto diverse tra loro come linee di navigazione, operazioni della marina militare Usa, pesca, progetti di impianti eolici, impatti sugli habitat critici e sui cetacei a rischio di estinzione…

«La maggior parte di questi sono regolati da appositi organismi, con un coordinamento scarso – spiega la Turnipseed, che fa l’esempio di quanto accade nel Golfo del Maine: «Una “public trust doctrine” che identificasse queste agenzie come fiduciarie dell’opinione pubblica per gli oceani degli Stati Uniti, le unificherebbe per la prima volta nell´ambito di un mandato per la gestione comune e sostenibile delle risorse del golfo».

Diversi ricercatori, tra i quali quelli dalla Commission on Ocean Policy nominati dalla presidenza Usa, pensa che basti semplicemente estendere la public trust doctrine esistente alle acque federali, ma secondo uno degli autori dello studio, Stephen Roady, «Anche se la public trust doctrine è adatta a fare da fondamento giuridico per una politica federale coordinate che si basi sugli ecosistemi, non è stata ancora formalmente articolata dal ramo esecutivo, né è stata formalmente riconosciuta dai tribunali o espressamente riconosciuta nella statutory law».

I ricercatori della Duke individuano tre possibili strade per realizzare una public trust doctrine per le acque federali: «Ciascuno dei tre livelli di governo ha l´autorità per agire – spiegano Larry B. Crowder e Stephen Toth, un professore di biologia alla Nicholas School e direttore del Duke´s center for marine conservation - La misura potrebbe essere stabilita attraverso un ordine esecutivo presidenziale; le competenze dei tribunali federali potrebbero estendersi al mare territoriale degli Stati Uniti ed alle Zee invocando precedenti e lo stesso status invocato dai giudici, oppure il Congresso potrebbe ricevere il mandato da inscrivere in modo inequivocabile la “dottrina” nella legge federale sugli oceani».

Indipendentemente da quale approccio venga usato, la necessità di fissare delle regole precise è urgente, anche secondo Raphael Sagarin, direttore associato per le politiche oceaniche e costiere del Duke´s Nicholas institute for environmental policy solutions: «Dobbiamo andare oltre le carenze dello status quo delle attuali politiche di gestione del mare deg li Stati Uniti e realizzare un mandato forte che preveda sia i poteri che le responsabilità per Agenzie federali che lavorino insieme per gestire i nostri oceani come ecosistemi unici». Se guardiamo alla gestione delle risorse dei nostri oceani, non solo per l’oggi ma per le generazioni future, dobbiamo porci due domande cruciali: Per chi devono essere gestiti gli oceani del Paese? Per quale scopo? La public trust doctrine deve rispondere a queste domande».

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