[19/05/2006] Urbanistica

Conti: «La nostra Toscana ha bisogno di un nuovo approccio al territorio»

SAN MINIATO (Pisa). «E’ finito un ciclo di sviluppo e dobbiamo avviarne un altro basato su un nuovo approccio al territorio, dove il riformismo passi attraverso l’innovazione: un sistema più aperto e più moderno in cui il futuro della Toscana è scritto nelle scelte delle sue classi dirigenti». Così Riccardo Conti (nella foto), assessore regionale alla pianificazione territoriale, si è espresso nel convegno «Programmazione e pianificazione per la sostenibilità e un nuovo dinamismo regionale» promosso dalla Regione Toscana e svoltosi ieri al convento di San Francesco a San Miniato.

Conti ha sottolineato come la regione sia ormai avviata verso una identità policentrica. «E’ questo il futuro – ha proseguito – del rapporto fecondo fra pubblico e mercato, dove il piano pubblico stabilisce come tutelare il patrimonio collettivo e dà le certezze e le indicazioni strategiche per orientare l’impresa con sufficiente attendibilità. E’ il futuro del confronto attivo fra amministratori. E’ il futuro della moderna sussidiarietà dove i Comuni sono chiamati a essere protagonisti di una buona urbanistica e le Province organizzatrici delle strategie. Il governo del territorio non si basa più su sistemi verticali, non più su gerarchie ma su filiere produttive, culturali, ambientali. Ciò non significa che non ci sono più regole, ma occorre un patto per il governo del territorio. Perché lo sviluppo deve essere sostenibile ma non lento, all’insegna di un grande patrimonio democratico con una forte dotazione di capitale sociale».

«Il filo rosso di tutto questo – ha proseguito l’assessore, ribadendo quanto aveva anticipato due giorni fa a greenreport – è la lotta alla rendita perché la rendita può soffocare lo sviluppo. E’ invece il momento per creare le convenienze perché le risorse si spostino dalla rendita all’impresa che produce ricerca, innovazione e dunque competitività. Abbiamo una prospettiva che ci impone di non adagiarci su una tendenza fondata sulla rendita. Questo trasformerebbe la nostra regione in una terra di giardinieri che sistemano le cose per i fine settimana di pochi privilegiati. Invece viviamo in una terra di moderni produttori, quella che la Toscana è sempre stata e che, se non interveniamo, si rischia di dimenticare».

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