[18/05/2006] Comunicati

Livorno e l´ambiente, presente e futuro nelle parole del sindaco

LIVORNO. Il sindaco di Livorno a tutto campo sull’ambiente… e dintorni. Eletto ormai due anni fa, Alessandro Cosimi (nella foto), 51 anni da compiere a novembre, è tornato ad assumere la delega all’ambiente dopo l’elezione al Senato di Marco Filippi, che da un anno era stato nominato assessore. E’ da qui che parte l’intervista che il primo cittadino livornese ha concesso a greenreport.

Sindaco, la delega all’ambiente è tornata nelle sue mani. Ha intenzione di rassegnarla a qualcuno o la terrà fino alla conclusione del mandato?
«L’intenzione è nominare un nuovo assessore in tempi che definirei abbastanza brevi. La riflessione riguarda l’operatività della giunta rispetto ad alcuni problemi e ad alcuni obiettivi che ci eravamo dati. Alcune questioni sono state elaborate in maniera importante e sono pronte a diventare patrimonio del dibattito della città. Rispetto a temi che sono essenziali, abbiamo bisogno di strutturarli anche fisicamente: non avevamo, rispetto all’emergere dei bisogni, la strutturazione di una serie di obiettivi».

Per esempio?
«Rispetto al traffico abbiamo tentato di ridisegnare il rapporto con la nostra azienda, cosa che facciamo continuamente: abbiamo una task force che ha elaborato una serie di cambiamenti sulla base degli impegni presi nel programma del sindaco, in più abbiamo fatto dei lavori di infrastrutturazione. Io sono convinto che della città bisogna chiudere e valorizzare alcune aree. Consentendo però attraversamenti e possibilità di raggiungimento delle aree attrezzate per il parcheggio. Questo significa dotarsi di un sistema scientifico, senza dover andare troppo lontano. L’Organizzazione mondiale della sanità ha studiato modelli di città come Monaco e Lione, ma c’è anche l’esempio di Siena con la sua organizzazione informatica. Non è per buttare i palloni in fallo, ma abbiamo bisogno di una cosa che abbia quel livello di riflessione. La città non può essere colpita da provvedimenti estemporanei. E’ meglio che si discuta di un pacchetto complessivo di proposte. L’assessore all’ambiente avrà una serie di deleghe, diverse da quelle che aveva l’assessore Filippi che completava una serie di aspetti che nella giunta non c’erano, mi prendo l’impegno di una ventina di giorni per definire l’operazione».

Quindi prima della pausa estiva.
«Sicuramente».

I nomi dei possibili sostituti che circolano in questi giorni possono essere attendibili?
«Ci sono persone di valore, che hanno avuto esperienze amministrative in passato e che sarebbero già operative. Altre persone che sono all’attenzione del sindaco sono di qualità non minori. Si tratta di capire anche quali innesti siano più opportuni, anche attraverso la comparazione delle forze già presenti nella giunta».

L’impressione, quindi, è che non sia un innesto solo ma che la manovra possa essere più ampia…
«Noi dobbiamo arrivare al 21 giugno, quando saranno trascorsi due anni dal nostro insediamento, avendo fatto una riflessione su quello che siamo stati capaci di fare, come siamo stati capaci di comunicarlo e soprattutto come riusciamo a chiudere una serie di contenziosi che per la nostra iniziativa sono stati piombo e che erano presenti ormai negli anni, e come da lì ripartiamo. Abbiamo idee per la città, difficili da realizzare senza alcune infrastrutture. In questi giorni ci sono stati articoli sulla stampa nazionale sulla crisi dei centri storici. Se la manovra urbanistica precedente consisteva nel decentrare una serie di funzioni, oggi il punto è come si stabilisce questa filiera fra le funzioni facendo rivivere il centro cittadino nella qualità. Lo sottolineo non come scusante, ma come riflessione scientifica: è un dato che riguarda tutte le città. Ma è anche normale che accada».

Proviamo a entrare nel merito di alcune questioni fondamentali sull’ambiente. La prima riguarda l’impianto off shore della Olt. La sua posizione è sempre stata di sostegno al progetto. Adesso c’è un’opposizione molto determinata all’impianto e, al tempo stesso, una autorizzazione giunta dalla Regione e dai ministeri competenti. Che cosa ne pensa?
«L’impressione è che molti vivano in maniera ideologica questa vicenda. Vogliono vedere in questo impianto una serie di dimensioni negative che non sono corroborate in alcun modo dalla scientificità. Non demonizzo in alcun modo l’attività dei comitati. Alcuni argomenti tendono a voler dividere: da una parte l’onestà intellettuale e dall’altra la disonestà. Questo non è possibile, perché al di là del Municipio di Livorno bisognerebbe considerare disonesti intellettualmente otto ministeri e tutti gli enti che si sono impegnati a definire le procedure. E poi perché è evidente che su questo si possano avere idee diverse, ma non si può sostenere il fatto che una intrapresa privata che poi ha ricadute positive sul territorio vada considerata così, d’un blé, negativa. Poi c’è la questione della sicurezza. Io ho trovato questa istruttoria avviata con, in premessa, una ricerca ed uno studio sulla sicurezza. Dopo di che è ovvio che la ricerca della sicurezza è necessariamente un lavoro in progresso: se c’è da aggiungere sicurezza, va benissimo. Il problema è che non si può dire che il metano non sia interessante per quest’area e che l’obiettivo di liberarsi dai combustibili fossili non ha bisogno di una transizione. Cosa c’è di meglio di una nave che, a transizione compiuta, lascerà a terra solo una condotta?»

I comitati sollevano questioni di partecipazione. Che cosa ne pensa?
«Per come sono state agitate, le trovo un po’ speciose. Trovo che dentro questo si rappresentino molti che stanno border line e dentro le forze politiche e che stanno dentro tutti i comitati. Questo non è la partecipazione, ma un’opposizione a chi governa il territorio. Il che è legittimo, non c’è niente di male, però non può avere la bandiera dell’onestà intellettuale mentre gli altri sono disonesti».

E la possibilità di avere due impianti di rigassificazione in 25 chilometri come la valuta?
«Laddove vi fosse una intrapresa industriale che mettesse a sintesi questi due progetti, noi saremmo contenti. Però non mi pare che la questione sia stata posta in questo modo da chi pensava di poter essere tutelato dalle condizioni generali della propria intrapresa. Per noi il problema si pone in termini di Valutazione ambientale strategica. Ma se ci fossero proposte diverse, le valuteremmo senza chiusure ideologiche. La preoccupazione che esprimo è che se ci attardiamo a discutere solo degli strumenti rischiamo di confondere anche gli obiettivi: l’obiettivo non è Olt, ma governare la transizione dai combustibili fossili ad altre fonti di energia. Io capisco che oltre alle compatibilità ambientali si debbano ricercare anche quelle emotive delle popolazioni, ma questo si fa attraverso una richiesta di informazione, non agitando bandiere. L’altro giorno il Comitato ha stigmatizzato il comportamento delle istituzioni che non erano presenti alla loro assemblea. Ma noi abbiamo inviti che ci arrivano prima ancora di prenotare la sala, oppure il giorno prima del dibattito: le istituzioni non sono questo, lavorano per atti, fanno dibattiti in consiglio comunale, sono in condizione di lavorare in una maniera diversa. Trovo anche strano che sia il sindaco a difendere questa cosa: questa per noi è una opportunità, non la linea del Piave. Mi sembra che questa discussione debba essere spostata a livello regionale e nazionale per capire se sta dentro un piano energetico e dentro una compatibilità ambientale. A nostro avviso è un fattore di competitività che non consuma territorio. Ciò che vorrei è affrontare il problema in una razionalità possibile. Mi sembra di vivere anche qui la discussione sul trattamento a freddo dei rifiuti».

Si spieghi meglio: che cosa intende dire?
«Beh, questa discussione sul trattamento a freddo dei rifiuti in Toscana sta andando molto di moda. Io però sono per discutere del concreto: la Toscana ha una condizione per la quale ha bisogno di rispondere a un trend nel quale tutti discutiamo dell’abbattimento dei rifiuti, che però qui aumentano. Il mio compito, allora, come sindaco, è affrontare il problema per trovare una soluzione possibile, in una linea tendenziale. Se mi domandano se facessi un inceneritore per provincia direi di no: mi pare che il piano Del Lungo abbia mostrato le sue debolezze. Se mi domandano se sono contro la termovalorizzazione rispondo ugualmente di no, nella misura in cui non viene incenerito il tal quale ma si risponde a un bisogno di selezione che consente di lavorare sulle materie prime seconde»

Parliamo della situazione di due aziende che operano nel settore ambientale e che chiedono risposte da anni, senza ottenerne: Carbochimica e Tred Livorno. Come stanno le cose?
«Direi in maniera opposta l’una rispetto all’altra. Cominciamo dalla Carbochimica. Lì c’è una sorta di zolla d’oro sulla quale addensano a mio giudizio anche troppi appetiti, senza avere quello che ritengo necessario: una proprietà che abbia il senso della costruzione di un piano industriale reale che prenda le mosse dalle condizioni di quel terreno. E‘ chiaro che se si cambia la missione dell’azienda, è necessaria la bonifica. La proprietà è in una condizione di contenzioso esasperato che blocca ogni iniziativa. Lì abbiamo anche attivato un tavolo con il prefetto perché cerchiamo di trovare una situazione per i lavoratori, per alcuni dei quali siamo alla scadenza degli ammortizzatori sociali. Bisogna incalzare la proprietà, e lo faremo, per capire che cosa voglia fare. Si sentono mentovare progetti che, anche in rapporto al Piano provinciale dei rifiuti e al Piano regolatore del porto, appaiono abbastanza strani…»

In quell’area comunque ci sarebbe un termovalorizzatore regolarmente autorizzato.
«Si tratta di una centrale di produzione elettrica che serviva per chiudere le code della produzione di Carbochimica. Se poi però questa dimensione che riguardava l’azienda diventa quella di una commercializzazione di rifiuti che arrivano dall’esterno, sarebbe altra cosa»

Veniamo al caso Tred Livorno.
«E’ davvero una situazione opposta. E’ una questione industriale con funzione sociale alla quale stiamo cercando di dare una risposta nel territorio. C’è qualcosa che abbiamo in questo periodo evidenziato, ne stiamo parlando anche con il Comune di Collesalvetti. La volontà di dare risposte in tempi brevi c’è: per noi quest’azienda è un valore, personalmente le sono anche molto affezionato dal momento che questa esperienza è nata quando io ero assessore all’ambiente del Comune. Proveremo a dare questa risposta, non dico riusciremo perché le competenze così complesse in questo settore non aiutano»

Che cosa pensa della contabilità ambientale? E’ d’accordo nell’introdurre bilanci ambientali accanto a quelli economici nelle istituzioni, anche locali?
«Io sono d’accordo: secondo me dobbiamo fare due cose: definire gli indicatori, per avere una griglia di scientificità. Lo dico anche per un altro motivo: tutte le volte che c’è una crisi, va sempre a finire che le amministrazioni sono costrette a mettere sul piatto il consumo del territorio. Bisogna essere in grado di ragionare senza consumo di territorio, gli indicatori debbono servire per dire che dentro uno stretti collegamento fra istituzioni, laddove ci sono possibilità di cambiamenti della produzione, debbono esserci strumenti per incentivarli. Provo a porre un problema concreto, che riguarda Livorno».

Quale?.
«Noi abbiamo imprese che si occupano di rifiuti che dentro la manovra urbanistica del ’99 non hanno trovato accoglimento del loro spostamento, ma nello strumento sono incongruenti rispetto a dove sono. Bisogna che i Comuni abbiano gli strumenti per essere un po’ come il Dio del Manzoni, colui che atterra e suscita, che affanna e che consola, ovvero ti do l’incentivo ma tu ti sposti, mi consenti di lavorare sul terreno della riaggregazione delle funzioni urbanistiche positive, ma tu hai diritto di trovare una collocazione. Se non ci sono strumenti che nascono da questa consapevolezza, ovvero che non possiamo continuare abusare del territorio, è difficile risolvere i problemi».

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