[17/05/2006] Comunicati

Scienziati e ricercatori a confronto sul «diritto dello sviluppo sostenibile»

FIRENZE. Nei giorni scorsi all’Istituto universitario europeo di Fiesole si è svolta una giornata di riflessione sul «Diritto dello sviluppo sostenibile» organizzata dal gruppo di lavoro sul diritto ambientale dell’Istituto. Abbiamo chiesto alla dottoressa Patricia Quillacq, una delle coordinatrici del convegno come sia nato questo incontro. «L’idea è sorta dalla constatazione dell’”invasione” del concetto di sviluppo sostenibile in tutti i settori della società – dice Quillacq – si trova nei discorsi politici e nei documenti di natura giuridica. Ormai, si può affermare senza tema di smentita che la dottrina parla di diritto dello sviluppo sostenibile. Siamo di fronte ad un nuovo ramo della scienza giuridica? E se la risposta è positiva, quali sono allora le norme e i principi che sottendono a questa disciplina? Quali sono i rischi e le conseguenze per la disciplina del diritto ambientale? Queste sono le domande che abbiamo posto al centro della discussione e a cui i numerosi relatori di diverse nazionalità hanno cercato di dare risposta. Ad esempio il professor Pierre-Marie Dupuy ha aperto la giornata chiedendo ai partecipanti se lo sviluppo sostenibile non somigliasse un po’ al Cavaliere Inesistente di Italo Calvino, cioè ridotto ad un’armatura senza corpo materiale. Tale era lo scopo della giornata: indagare la natura, il contenuto materiale di questo nuovo campo e delle relazioni spesso ambigue che crea con altri diritti settoriali».

Molti gli interventi di estremo interesse: Hanne Birgitte Jensen ha parlato della radicalità del concetto di sviluppo sostenibile per il diritto stesso e per la concezione dell’umanità «per conseguire lo sviluppo sostenibile, la comunità scientifica deve realizzare un profondo mutamento, in cui la nozione di sapere e di cognizione deve evolvere per integrare l’interdipendenza di tutte le forme di vita sulla terra tra loro e con il loro habitat». «La realtà di questa interdipendenza – ha proseguito – è ormai documentata oltre ogni dubbio, ma per il momento la maggioranza degli esperti e scienziati si accontentano di chiedere d’integrare l’ambiente nella politica. Bisogna andare oltre. Tocca dunque al mondo accademico partecipare più attivamente a questo cambiamento costruendo gli strumenti pratici e concettuali che potranno usare i politici e i cittadini per accettare la radicalità dei cambiamenti che suppone in verità lo sviluppo sostenibile».

Michel Prieur dell’Università di Limoges ha esposto i risultati d’una vasta ricerca comparata sul diritto e lo sviluppo sostenibile. Il quadro appare molto confuso, in cui l’obiettivo dello sviluppo sostenibile si ritrova in maniera incoerente, per non dire assurda o cinica nelle leggi che regolano l’energia nucleare o l’esportazione d’armi.
Uno dei principi basilari del diritto ambientale è il principio d’integrazione, argomento trattato da Stefano Grassi dell’Università di Firenze: «Il principio d’integrazione dovrà per forza sostenere il diritto dello sviluppo sostenibile. Il principio d’integrazione è intimamente legato all’obiettivo dello sviluppo sostenibile, cioè quello di trovare il necessario equilibrio fra esigenze ambientali, economiche e sociali». Al convegno sono seguiti altri interventi interessanti su questioni specifiche. Laura Zanotti ha parlato degli strumenti internazionali adottati per fare fronte alle emergenze e rischi creati dai disastri naturali. I drammatici impatti delle catastrofi naturali sulle popolazione umane, sono un chiaro indicatore del mancato obiettivo di integrare l’ambiente nello sviluppo, e di una vulnerabilità creata dall’uomo stesso.

Sviluppo sostenibile nel regime del Protocollo di Kyoto e del cambiamento climatico, sono stati i temi affrontati da Massimiliano Montini dell’Università di Siena, mentre Elisa Morgera, ricercatrice all’Istituto universitario europeo, si è concentrata sugli strumenti «volontari» sviluppati dalle multinazionali e grandi imprese per incorporare criteri di sostenibilità nella loro attività produttiva ed economica.

Altro argomento importante nell’ampio contesto del diritto allo sviluppo sostenibile è quello della partecipazione, tema affrontato dalle ricercatrici Patricia Quillacq e Sofia De Abreu. Quillacq ha spiegato il cosiddetto “Principio di Partecipazione Pubblica”, ovvero il principio secondo il quale le persone hanno il diritto di partecipare alle decisioni sulla gestione e pianificazione dell’ambiente, mentre la De Abreu ha parlato della necessità della partecipazione dei cittadini (non esperti, non scienziati), nelle decisioni che riguardano aspetti molto più complessi, come la gestione di rischi di natura ben diversa da quella classica ambientale: i rischi delle nuove tecnologie (modificazioni genetiche, nucleare...).

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