[23/03/2009] Acqua

Eurobarometro svela la percezione degli europei riguardo a siccità e inondazioni

LIVORNO. Più di un terzo degli europei ritiene che nel corso degli ultimi cinque anni la qualità dei fiumi, laghi e acque costiere sia peggiorata. L’attività industriale e quella agricola sono indicate come le attività che hanno il maggior impatto sia sulla qualità sia sulla quantità di acqua disponibile e la stragrande maggioranza degli europei ritiene che il cambiamento climatico ha e avrà un impatto sulle risorse idriche. Ma nonostante questa sensibilità al problema della scarsità della risorsa e dell’inquinamento delle acque, pochissimi intervistati hanno partecipato al processo di pianificazione per la gestione dei bacini idrografici (in corso in molti paesi europei; la fase di consultazione del pubblico è prevista dalla Direttiva Ue sull’acqua come elemento del piano di gestione della risorsa idrica).

Nel sondaggio condotto dall’Ecobarometro la maggior parte degli europei – quasi due su tre, circa il 68% dell’intera popolazione comunitaria – ritiene che la qualità e la quantità di acqua nel loro paese rappresenti un grave problema: in riferimento alla qualità i più preoccupati sono i greci (con il 90% della popolazione nazionale) mentre i meno sono gli austriaci (28%). In riferimento alla quantità i più allarmati sono i ciprioti (97%) i meno sono i finlandesi (23%).

La popolazione europea però è equamente divisa sugli effetti dei cambiamenti climatici: circa il 23% ritiene che gli ecosistemi saranno modificati, il 22% parla di aumento del livello del mare, il 21% pensa a più inondazioni e il 20% alla scarsità d’acqua e alla siccità. I cechi sono i più numerosi (37%) nel pensare che il cambiamento climatico si tradurrà in maggiori inondazioni, mentre il 44% degli olandesi pensa che l’innalzamento del livello del mare sarà la conseguenza più significativa. Per il 74% dei ciprioti la scarsità di acqua sarà l’effetto del cambiamento climatico, mentre il 44% dei finlandesi ritiene che a pagare saranno gli eco-sistemi.

Dallo studio europeo inoltre risulta che circa il 90% degli europei ritiene che l´industria e l’agricoltura abbiano un forte impatto sulla qualità e sulla quantità dell’acqua. Ma otto cittadini europei su dieci ritengono che anche il consumo di acqua delle singole famiglie e le acque reflue delle case facciano la loro parte.

Proprio per questo un gran numero di cittadini europei si dichiara disponibile all’adozione di misure per ridurre i problemi legati all’acqua. Alcuni (84%) affermano di aver ridotto il loro consumo domestico di acqua ed altri (il 78% degli austriaci) hanno dichiarato di utilizzare “eco-sostanze” e di aver ridotto il consumo domestico di quelle chimiche (esempio detersivi).

«Senza una buona qualità delle acque – ha dichiarato il commissario per l´ambiente Stavros Dimas - le nostre economie e la stessa società non può sopravvivere né prosperare. Gli europei devono rendersi conto della gravità del problema e capire che l’azione è necessaria per mantenere pulito e sufficiente le risorse idriche. La cittadinanza deve fare la sua parte e gli Stati membri devono adottare rapidamente misure per attuare pienamente tutte le normative in materia di acque».

Del resto l’acqua è fondamentale sia per l’economia sia per la vita umana: l’acqua potabile è necessaria per garantire la salute della popolazione (ma solo il 10% del consumo mondiale dell’acqua è destinato all’uso domestico), in agricoltura l’acqua è necessaria per produrre culture alimentari e fibre. E’ alla base di tutti i processi produttivi industriali, è fondamentale per produrre energia idroelettrica e per il raffreddamento delle centrali termoelettriche. E i laghi e i fiumi sono utili per il trasporto oltre a essere luoghi di pesca e attività ricreative.



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