[23/03/2009] Energia

La Russia manda i suoi sottomarini nucleari a segnare i confini della piattaforma artica

LIVORNO. Oggi il capo aggiunto dello Stato maggiore della marina militare russa, il vice-ammiraglio Oleg Bourtsev, ha annunciato con un’intervista concessa a Ria-Novosti che «La Marina russa partecipa ai programmi civili di studio dell’oceano mondiale e per la definizione dei limiti della piattaforma continentale russa». In ballo ci sono 1,2 milioni di chilometri quadrati di fondali marini diventati il pomo della discordia dei Paesi artici dopo che il riscaldamento climatico ha reso più accessibili il 25% delle riserve mondiali di petrolio e le immense risorse in gas e minerali che nascondono.

A contendersi il bottino sono Russia, Usa, Gran Bretagna, Canada, Danimarca e Norvegia che vorrebbero estendere la loro sovranità fino al Polo nord, ben oltre le 200 miglia marine dalle loro coste, rivendicando la piattaforma oceanica come semplice continuazione del loro territorio terrestre. Ma sui fondali marini le linee di confine disegnate sulle carte si intrecciano e si ingarbugliano in un pericoloso groviglio.

Oleg Bourtsev annuncia quindi perentorio che «La definizione dei limiti della piattaforma continentale russa nell’Artico pone dei problemi. Estese superfici sono coperte dai ghiacci. Solo degli strumenti in grado di funzionare a grandi profondità possono essere efficaci, ma ignoriamo ancora se questi saranno apparecchiature teleguidate o sottomarini propriamente detti. Per quanto ne so, dei sottomarini della Flotta del Nord saranno impegnati nello studio e nella protezione delle regioni artiche attinenti al territorio russo. Tutti gli Stati rivieraschi sono preoccupati per la definizione dei confine delle loro piattaforme continentali. Si tratta in primo luogo degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e del Canada che cercano attualmente di giustificare le loro rivendicazioni sull’Artico. La Russia non può tenersi fuori da questo movimento perché per lei questa regione rappresenta non solo una possibile fonte di idrocarburi per il futuro ma anche una zona che ospita il personale dei sottomarini».

Quindi la Russia fa dire ai suoi militari di stare attenti: l’Artico è zona di interesse economico e militare irrinunciabile per Mosca. E, se c’era bisogno di chiarire il concetto, Bourtsev ha detto che «Le forze navali strategiche saranno mantenute all’interno della triade nucleare delle Forze armate russe, ma il ruolo delle arme nucleari tattiche dispiegate sui sottomarini non cesserà di crescere. L’arma nucleare tattica ha un futuro. La sua portata e la sua precisione non cessano di aumentare. Non c’è più bisogno di dotarle di ogive potenti, possono essere utilizzate delle cariche nucleari a bassa potenza veicolate con dei missili da crociera».

Il militare russo ha ricordato tutto soddisfatto che il nuovo sommergibile nucleare d’attacco Severodvinsk, equipaggiato con missili da crociera con una gittata maggiore, entrerà in servizio entro nel 2011, mentre il sottomarino nucleare strategico di quarta generazione Yuri Dolgorouki sarà già a disposizione della Flotta russa entro quest’anno, dopo aver passato i test che dovrebbero iniziare in mare tra giugno e luglio, quando il Mar Bianco comincerà ad essere parzialmente libero dai ghiacci.

La Russia dispone di una sessantina di sottomarini, 10 dei quali sono attualmente in missione negli oceani del mondo, anche per azioni di pattugliamento con possibilità di ingaggio, in particolare quelli appartenenti alle flotte del Nord e del Pacifico. Negli oceani si confrontano con 10 sottomarini della marina Usa e diversi sottomarini lanciamissili francesi e britannici. I freddi mari artici destinati sembrano proprio destinati a diventare uno dei punti caldi di una sfida non vista, silenziosa, ma non per questo meno pericolosa per la pace e gli equilibri del pianeta.

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