[23/03/2009] Comunicati

Il protocollo di Montreal (ozono) è stato un successo, così anche per quello di Copenhagen (C02)?

LIVORNO. Se venti anni fa non fosse entrato in vigore il protocollo di Montreal, che ha bandito dal commercio i prodotti che contribuivano alla riduzione del buco dell´ozono, lo scenario che si starebbe prefigurando sarebbe una vera sciagura. Le previsioni all’anno 2065, sarebbero infatti la scomparsa di due terzi dell´ozono dall´atmosfera, il libero ingresso delle radiazioni ultraviolette (Uv) senza più alcun tipo di filtro con la conseguenza che, già alle medie latitudini, in città come Washington si rischierebbero ustioni della pelle con soli cinque minuti di esposizione alla luce solare e un aumento delle mutazioni del Dna del 650%.

Uno scenario da brivido, disegnato da una equipe di scienziati americani e olandesi, guidati da Paul Newman (evidentemente un omonimo del celebre attore scomparso) del Nasa Goddard Space Flight Center di Greenbelt, negli Stati Uniti. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics, dove Newman ha spiegato quali sono state le motivazioni che hanno spinto i ricercatori a simulare lo scenario che si sarebbe potuto instaurare qualora non fosse stato approvato il protocollo e non fosse stato ratificato da ben 193 nazioni.

«Siamo arrivati - ha dichiarato Newman - al punto in cui chiederci se avevamo ragione riguardo al buco dell´ozono e se abbiamo fatto un buon lavoro con il protocollo di Montreal» una domanda che ha avuto una risposta più che affermativa. I ricercatori hanno simulato, attraverso un programma elettronico, un aumento delle emissioni degli idrocarburi del 3% l´anno, un valore inferiore rispetto alla crescita delle emissioni negli anni ´70. Secondo la simulazione, le emissioni di idrocarburi avrebbero determinato nel 2020 la distruzione del 17% dell´ozono. Nel 2040, lo strato di ozono, spesso nel 1974 poco più di tre millimetri, sarebbe sceso fino a 2,2 millimetri a livello globale. Nel 2050 sarebbe scomparso tutto l´ozono sopra i tropici e nel 2065 lo strato si sarebbe assottigliato fino a poco più di un millimetro, una perdita pari al 67% dell´ozono atmosferico.

I principali imputati per la perdita dell´ozono atmosferico sono gli idrocarburi alogenati, sostanze chimiche inventate nel 1928 come refrigeranti e che, praticamente inattivi a livello della superficie terrestre, erano però in grado di interagire con le molecole di ozono dell´atmosfera distruggendo quello strato che costituisce uno schermo protettivo contro i pericolosi raggi Uv. Scoperti questi effetti, nel 1987 fu firmato il protocollo di Montreal che metteva al bando il commercio e l’uso di queste sostanze chimiche, che entrerà in vigore due anni dopo.

Sono ormai 15 anni che non si producono più le sostanze che minacciavano lo strato di ozono. Solo ora, però, cominciano a diminuire, visto che possono persistere nell´atmosfera fino a 50-100 anni. Il picco massimo di concentrazione in atmosfera é stato registrato nel 2000 e da allora si è ridotto del 4%. Nonostante la perdita stimata del 5-6% di ozono, alcuni studi hanno di recente dimostrato che siamo ad un’inversione di tendenza, con lo strato che sta aumentando in alcuni punti.

L’auspicio è che si possa tra vent’anni arrivare a mettere a punto una simulazione simile per quanto riguarda il global warming e la concentrazione di Co2 in atmosfera, e arrivare a darsi la stessa risposta positiva alla domanda se è stato fatto un buon lavoro con la conferenza di Copenhagen del prossimo dicembre.. Riguardo al protocollo di Kyoto la risposta già la sappiamo.

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