[23/03/2009] Urbanistica

Wwf: il Piano casa è un attentato senza precedenti al Belpaese

LIVORNO. Sul “piano casa” annunciato da Berlusconi il Wwf aveva adottato un atteggiamento “prudente”, riservandosi di dare un giudizio quando il quadro fosse stato scremato dall’effetto annuncio e dalla propaganda politica. Ora, ad esame e riflessione compiuta, il giudizio dell’associazione ambientalista è impietoso e, testo alla mano, elenca «il “rosario” dello scempio in arrivo, lo schema di decreto legge inviato dal Governo alla Conferenza Stato regioni, «è di straordinaria gravità. Un vero e proprio attacco senza precedenti al Belpaese e al suo paesaggio volutamente ‘camuffato’ con l’esca più banale, la “voglia di veranda”. Il Wwf nei prossimi giorni interverrà direttamente sui Ministri in vista della riunione del Consiglio venerdì prossimo e su tutte le regioni».

Per il co-direttore del Wwf Italia, Gaetano Benedetto, «Quanto si sta facendo non risponde in alcun modo ad un interesse pubblico, ma ad una sommatoria di interessi privati. E’ talmente clamoroso il tutto che sembra un tardivo scherzo di carnevale, o un pesce d’aprile anticipato, la speranza è qualcuno si renda conto, che il Parlamento, le regioni, la Corte Costituzionale, ma soprattutto il mondo della cultura, delle università, delle associazioni, prendano coscienza che mai, davvero mai, il Bel Paese aveva ricevuto un simile attacco».

Il Wwf seziona il testo del “Piano casa” per capire cosa ne scaturirebbe se fosse testo venisse approvato ed il quadro che emerge dall’analisi non è certo incoraggiante per il paesaggio e l’ambiente italiani. «Ecco il “triste” rosario: sono previsti ampliamenti del 20 % per tutti gli immobili realizzati, anche in sanatoria, entro il 31 dic. 2008. Le unità abitative potranno essere ampliate sino a 300 metri cubi, le altezze dei fabbricati potranno essere aumentate sino a 4 metri oltre quelle previste dagli strumenti urbanistici vigenti. Sono ammessi i cambi di destinazione d’uso. In caso di abbattimento e ricostruzione gli edifici residenziali potranno aumentare del 35%, mentre per quelli commerciali addirittura può aumentare del 35% la superficie occupata; queste ipotesi sono possibili solo in caso di adozione di tecniche di bioedilizia o l’adozione di energie rinnovabili, ma il decreto non stabilisce nessun indice di efficienza energetica e addirittura rende possibile tali incrementi di volume anche solo al fine del “risparmi delle risorse idriche e potabili”. Vengono fatte salve le zone inedificabili, ma con l’esclusione delle sole zone A (ben poca cosa) gli aumenti di volume e di superficie occupata potranno essere realizzati anche nei parchi. Gli interventi non sono soggetti a concessione edilizia ma a semplice Dia (Denuncia inizio attività) e tutte le procedure di controllo vengono fatte attraverso autocertificazione».

Gli ambientalisti rilevano che il governo di centro-destra «è andato ben oltre il 20% di cubature aggiuntive e certo non si è limitato, come sarebbe ampiamente auspicabile, alle sole aree metropolitane consolidate. Sono investite tutte le aree protette, le zone paesaggistiche, saltano gli indici di edificabilità fissati dai Comuni, nulla si prevede per gli standard di verde pubblico. Grandissimo regalo agli imprenditori che potranno aumentare i capannoni del 35% ed ogni tipo di immobile industriale o commerciale. Falsa la promessa di condizionare gli abbattimenti e le ricostruzioni al miglioramento ambientale: senza indici di efficienza energetica non esiste controllo e, inoltre, il testo prevede come alternativa la possibilità del risparmio idrico, come dire che basta mettere il recupero delle acque piovane e i rubinetti di nuova generazione per costruire il 35% in più. Stravolte le procedure autorizzative ben sapendo che data la mole degli interventi che si prevedere né i Comuni, né le soprintendenza saranno in grado di dare qualsivoglia risposta. Ed inoltre, inevitabilmente, tutti gli abusi realizzati verranno fatti, se rientrano nel limite del 20% sino a 300 metri cubi, verranno certamente fatti passare come opere nuove e quindi sanati».

Anche i Verdi con un dossier fanno i conti in tasca alla «deregulation edilizia di Berlusconi». Secondo il Sole che ride il Piano produrrà «Un miliardo e mezzo di metri cubi di cemento, pari a 2,5 città grandi come Roma; una quantità di sabbia e ghiaia che dovrà quadruplicare, a 800 milioni di tonnellate; il numero di cave che dovrà raddoppiare (oggi sono 5.725) e emissioni in atmosfera di Pm10 del settore produttivo di cemento che triplicheranno». Secondo il dossier per soddisfare il “condono preventivo” ci vorranno 220 milioni di tonnellate di cemento, molto più dei 47 milioni di tonnellate dell’attuale produzione italiana, la più alta d´Europa.

Secondo lo studio dei Verdi «Il piano porterà verso il collasso il sistema ambientale italiano» con un aumento di «espansione urbanistica, la produzione di cemento, le nuove cave e le emissioni inquinanti». Il Piano casa teoricamente interesserebbe, secondo dati Istat elaborati dal Cresme, 9 milioni e mezzo di edifici. «essenzialmente di villette e abitazioni uni e bifamiliari, che hanno una superficie media di 260 metri quadri». Secondo il Cresme, un ampliamento del 20%, «stimando che solo uno ogni dieci proprietari sfrutti l´occasione», porterebbe ad un aumento di superficie abitabile di 490 milioni di m2, con un costo di realizzazione di poco più di 1.000 euro al m2. Per i Verdi il piano «farà saltare gli standard urbanistici, con una diminuzione verticale della qualità della vita nelle città» e la corsa all’ampliamento cambierà il volto delle città già compromesso «dal lassismo nei controlli di molte amministrazioni comunali». In più il meccanismo con il meccanismo innescato dal Piano, «aumenteranno i conflitti di vicinato, con un aggravio forte alla macchina della giustizia. Sostituire il permesso di costruire con la certificazione giurata é di fatto il via libera indiscriminato alla cementificazione».

Sul tema oggi interviene anche Legambiente, attraverso il vicepresidente Sebastiano Venneri: «Risulta francamente difficile trovare termini adeguati a descrivere il decreto legge sul Piano casa proposto alle Regioni. Se fosse approvato in questi termini, non solo non servirà a risollevare l’economia del Paese e a riattivare i mercati ma sarà anche responsabile di scempi urbanistici e di cementificazione selvaggia del territorio».

«Questo paese – ha concluso Venneri – ha già vissuto tristi esperienze di crolli e tragedie dovuti alla mancanza di controlli e alla smania di alzare muri ad ogni costo. Confidiamo quindi nei Presidenti delle Regioni e nei Sindaci affinché si attivino per bloccare questo provvedimento e scongiurare lo scempio del Paese».

Torna all'archivio