[17/05/2006] Energia

Della Seta: «Con i rigassificatori spezzeremo il monopolio Eni»

LIVORNO. Il presidente nazionale di Legambiente Roberto della Seta (nella foto) risponde al comitato contro il rigassificatore offshore di Livorno, che nei giorni scorsi aveva criticato la posizione dell´associazione ambientalista, che si era detta favorevole alla realizzazione di uno solo dei due progetti, quello di Livorno e quello di Rosignano.

Il comitato contro l´offshore ritiene inutili i terminal di rigassificazione alla luce della costruzione del gasdotto Galsi a Piombino. Lei che ne pensa?
«La costruzione del gasdotto Galsi Italia-Algeria da 10 miliardi di metri cubi all’anno, sulla cui realizzazione e messa in attività non ci sono ancora date certe, non è sufficiente per i fabbisogni futuri del nostro Paese. Stando infatti alle stime fornite nel 2005 dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, al 2010 veniva previsto un fabbisogno di 90-94 miliardi di metri cubi. Questa previsione si sta già rivelando ampiamente sottostimata visto che dal 2004 all’anno successivo il consumo di gas nel nostro Paese è aumentato da 79 miliardi di metri cubi a 85, e questa cifra è destinata sicuramente a crescere sensibilmente per la prossima costruzione di nuove centrali a ciclo combinato, che renderanno non più convenienti economicamente le vecchie centrali a olio combustibile e a carbone ancora attive. E lo ripeto: in questo caso la convenienza economica è anche un interesse ambientale, poiché l’olio combustibile e il vecchio carbone hanno un impatto enormemente superiore al ciclo combinato a gas».

Creare nuovi rigassificatori aumenterà la dipendenza dell´Italia dai Paesi esportatori o consentirà una flessibilità dell´approvvigionamento?
Se arriverà più gas da altri operatori mediante le nuove infrastrutture (gasdotti e/o rigassificatori), si potrà finalmente spezzare il monopolio Eni, con un conseguente quanto auspicabile abbassamento dei prezzi d’acquisto del combustibile e di produzione dell’energia elettrica. Su quest’ultimo fronte si è già visto che l’entrata in esercizio delle nuove centrali a ciclo combinato, che producono elettricità a costi più bassi, ha permesso addirittura all’Italia in alcuni dei mesi scorsi di diventare Paese esportatore di energia elettrica.
E’ vero poi che i terminal vincolano il Paese che fornisce il gas che viene liquefatto con quello che lo riceve rigassificandolo, creando di fatto una sorta di gasdotto "invisibile". Ma è grazie anche alla realizzazione di più rigassificatori, tre o quattro da 8 miliardi di metri cubi come chiede Legambiente, che si potrà allargare il numero dei Paesi nostri fornitori, e ridurre il peso oggi predominante delle importazioni da Russia e Algeria.
Infine, a proposito del gasdotto Galsi, va sottolineato che l’arrivo di altro gas dall’Algeria, che nel 2004 ha rifornito il nostro Paese per un terzo del fabbisogno, non risolve ma anzi aggrava il problema dell’eccessiva dipendenza da aree geopoliticamente instabili».

Il comitato critica anche la localizzazione della piattaforma offshore.
«Su questo punto occorre essere chiari. Se gli impianti non vengono localizzati in zone industriali, i cosiddetti brownfield, allora bisogna realizzarli in aree vergini, i cosiddetti greenfield, e a noi non pare che questa sia una buona soluzione.
Ovviamente riteniamo altrettanto inaccettabile realizzare un nuovo impianto industriale in un’area già "compromessa" limitandosi a bonificare il solo terreno su cui sorgerà l’infrastruttura. Occorre invece che la costruzioni di nuovi impianti, e in particolare di rigassificatori, sia vincolata a interventi di risanamento ambientale più generali, che riguardino oltre al sito anche altre matrici ambientali come l’acqua o l’aria: soltanto così il saldo ambientale può essere positivo, solo così può esservi accettazione sociale di scelte comunque delicate».

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