[20/03/2009] Energia

A Manifutura si parlava anche di energie rinnovabili (chi se n´è accorto?)

FIRENZE. «Un futuro sostenibile implica una continua innovazione tecnologica, e per questo l’obiettivo 20-20-20 che si è data la Ue è molto utile: non credo sia interesse di nessun paese il non avere limiti vincolanti alle emissioni, perchè in pochi anni quel paese perderebbe competitività»: sono parole con cui Agostino Re Rebaurdengo, presidente di Asja, ha aperto il dibattito che si è tenuto ieri sulle nuove opportunità rappresentate dal connubio energia-ambiente.

Dibattito che – figuriamoci se poteva non essere così – si è tenuto in una saletta laterale, ben distante dal fulcro della kermesse “Manifutura” dove isterici cameramen inseguivano, sgomitando alla ricerca di buone inquadrature, i vari Bersani, Scajola, Epifani, Marcegaglia.

Nel parlare dei problemi che contrastano lo sviluppo del comparto delle rinnovabili, Re Rebaurdengo ha citato «la mancanza di provvedimenti chiari e coerenti e di un monitoraggio vero sull’adempimento di essi». Altri ostacoli sono relativi alla lentezza dei processi di autorizzazione alla messa in opera di nuovi impianti, alla generale carenza infrastrutturale, alla poca incentivazione da parte del pubblico e al radicamento della sindrome Nimby nel paese.

Per sbloccare la situazione, il presidente di Asja propone di «applicare in tutta Italia in modo omogeneo la legge 387/2003» sugli impianti, di «assegnare alle regioni un minimo di quota-rinnovabili da raggiungere (“burden share”) e definire sanzioni per chi non raggiunge gli obiettivi», in modo da evitare al paese un «futuro energetico in balia di giochi politici locali».

Inoltre è suggerito «l’abbandono del sistema di certificati verdi (a causa dell’incertezza del mercato) e l’estensione del sistema “Feed-in tariff”, attualmente adottato per il fotovoltaico e per parchi eolici di dimensioni ridotte, a tutti gli impianti».

Su questo aspetto concorda Gianni Silvestrini: «oggi come oggi sarebbe decisamente meglio passare dai certificati verdi al modello tedesco di feed-in». Sono inoltre necessarie, secondo il direttore scientifico del Kyoto club, misure che aiutino «la creazione di una industria italiana del settore (e su questo Industria 2015 sta spingendo molto)» e lo sviluppo della ricerca, poichè «in alcuni comparti del settore se non innovi ogni anno sei fuori dal mercato».

Secondo Simone Mori, direttore del settore “Affari regolamentari e Corporate strategy” dell’Enel, «col recepimento della direttiva sulle rinnovabili ci sarà una generale ridiscussione del settore in Italia», dove «da dieci anni le aziende aspettano le linee-guida che dovrebbero essere prodotte di concerto dai tre ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico e dei Beni culturali», ma che ancora latitano.

Riguardo al passaggio al sistema di feed-in, Mori ha affermato che i certificati verdi sono strumenti utili, è che il reale problema è che essi «non funzionano bene» perchè «la norma cambia continuamente: credo che – ha concluso – il feed-in sia meno efficiente rispetto ad un meccanismo di mercato».

Dei problemi del settore ha parlato anche Natalia Gusmerotti di Coldiretti, che ha indicato nella poca chiarezza legislativa e nella mancanza di formazione sulla materia che investe i decisori politici, ma anche molte aziende, le principali criticità. Il contributo del settore agricolo alla componente di rinnovabili della futura torta energetica potrà raggiungere, al 2020, la quota dell’8%. Riguardo in particolare alla difesa del suolo, Gusmerotti ha incitato ad una «politica nazionale di difesa del suolo» che tuteli il reddito delle attività silvo-pastorali in modo da rendere sconveniente il mutamento di uso suolo per intraprendere attività di coltivazione.

Non sono mancati, nell’incontro tenutosi ieri a Pisa, altre interessanti suggestioni riguardanti le prospettive del settore, sia dal punto di vista politico, sia produttivo, sia riguardante possibili evoluzioni di altre tecnologie attualmente sperimentali, come lo stoccaggio sotterraneo della CO2 di cui ha discusso il presidente di Massa spin-off, Piero Manetti. Ci ritorneremo nei prossimi giorni, anche alla luce di quanto emergerà nel corso dei dibattiti che si terranno oggi e domani.

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