[20/03/2009] Energia

Gli scienziati dell´Enea: «Riqualificazione energetica degli edifici per uscire dalla crisi»

LIVORNO. «Una quota di oltre il 45% della riduzione totale al 2020 delle emissioni di gas serra è conseguenza di interventi di efficientamento nei settori di uso finale dell’energia. In particolare gli interventi nel settore civile (residenziale e terziario) coprono da soli oltre il 25% del totale delle riduzioni». Lo ha sostenuto il presidente dell’Enea Luigi Paganetto sulla base degli studi dell’ente durante l’incontro all´ambasciata del Regno Unito in merito alle politiche e strategie per l´efficienza energetica negli edifici quale strada per uscire dalla crisi. Un punto di vista che è, come noto, punto di programma anche del neo presidente Usa Barack Obama.

Già da tempo l’Enea sottolinea la rilevanza dell’efficientamento del patrimonio edilizio della pubblica amministrazione perché si tratta di un comparto che per la sua dimensione e per la presenza di strutture di grande ampiezza e complessità può rappresentare un significativo avvio di una concreta attuazione di politiche nazionali di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera.

Secondo lo studio, rendere più efficienti il 35% degli edifici pubblici consente un risparmio immediato di circa il 20% della bolletta attuale, ma ha anche un effetto positivo sull’economia del paese, stimato in un incremento di circa lo 0,6% del PIL. È il risultato di uno studio sui consumi energetici degli edifici pubblici e sulle potenzialità degli interventi di Efficienza Energetica presentato dall’Enea. In particolare lo studio è rivolto al settore non residenziale e quindi alle scuole e agli uffici.

Lo studio ha valutato non solo i benefici economici diretti (riduzione della bolletta energetica) ma anche gli effetti indotti che, da un intervento eseguito su larga scala, potrebbero derivare all’economia del paese. Lo studio ipotizza uno scenario di risparmio sui consumi di energia nei sottosettori con destinazione d’uso “direzionale pubblico” occupato da: enti pubblici non economici, enti di ricerca, Regioni, ministeri, agenzie fiscali, Pres. consiglio ministri, monopoli di stato, e “scuole” (divise tra materne e elementari – medie - superiori), con esclusione degli edifici universitari.

Dall’indagine sono quindi esclusi ospedali, caserme e carceri in quanto si tratta di tipologie di edifici che operano in deroga alle normative energetiche che sono alla base della metodologia applicata nello studio.

Nell’indagine relativa agli uffici, sono stati considerati solo gli edifici totalmente occupati da enti riconducibili alla pubblica amministrazione, valutati da uno studio condotto dal Cresme per Enea in 13,580 unità. Lo studio non considera quindi le unità immobiliari costituite da appartamenti localizzati in edifici occupati anche da altri enti o adibiti anche a residenziale. Gli edifici scolastici italiani sono attualmente stimati in circa 43200 unità.

Per ciascuna tipologia edilizia, individuata per la corrispondente destinazione d’uso, localizzazione climatica e caratteristica energetica, sono stati quindi calcolati i consumi, prendendo a riferimento l’edificio tipo, e moltiplicandone il valore ottenuto per la corrispondente consistenza numerica.

I consumi attuali relativi riscaldamento, illuminazione e condizionamento degli edifici esaminati sono stimati in 14,5 milioni di MWh termici e 6 milioni di MWh elettrici, e comportano una spesa complessiva di circa 1,8 miliardi di euro. Tale valore è in linea con le stime effettuate da CONSIP sul totale della spesa energetica della Pubblica Amministrazione.

Lo studio ipotizza di intervenire su circa il 35% degli edifici delle tipologie considerate (da individuare tra quelli con le maggiori potenzialità di risparmio e tra quelli che necessitano comunque interventi di tipo strutturale) e comporterebbero una spesa complessiva di 8,2 miliardi di euro.

I risparmi ottenuti dall’intervento suddetto, calcolati sul totale del consumo energetico attuale del parco edilizio considerato, sono valutati in circa il 18% di energia termica e il 23% di energia elettrica: nel complesso il 20% in termini di Energia Primaria. Il costo complessivo della bolletta energetica per riscaldamento, illuminazione e condizionamento passa da 1,79 Miliardi a 1,37 Miliardi di euro, 419 Mio €/anno in meno, con una riduzione del 23% rispetto alla bolletta attuale per il totale degli edifici.

La valutazione dell’impatto economico degli interventi di riqualificazione dice che a fronte di una spesa di 8,2 miliardi di euro, ci si può attendere una crescita della produzione attivata di 19 miliardi di euro, la creazione di valore aggiunto per 14 miliardi di euro ed un incremento complessivo del pil nell’ordine dello 0,6 punti percentuali in un anno. I maggiori consumi e la crescita della produzione sarebbero inoltre in grado di attivare un incremento della domanda di lavoro di 147.834 unità.

I benefici creati dall’intervento sono riconducibili principalmente al risparmio nel consumo energetico. Questi sono stati stimati, pari a 337 milioni di euro per le scuole e 91 milioni di euro per gli uffici, per un totale di 428 milioni di euro all’anno. Considerando una durata di 20 anni ed un tasso di sconto del 6%, il valore atteso dei benefici attesi complessivi, in termini di risparmio energetico è pari a 4,6 miliardi di euro. Non sono stati quantificati ulteriori benefici come il miglioramento della produttività del lavoro, il miglioramento della qualità ambientale del posto di lavoro, la maggiore sicurezza degli edifici, perché di difficile quantificazione.

Anche da questo studio appare evidente almeno che con investendo in efficienza energetica si contribuisce contemporaneamente sia al rilancio economico sia a una riduzione dei flussi di energia. Insomma, una manovra sostenibile da diversi punti di vista, ma il governo preferisce investire nel Ponte e nella grandi opere, punti di vista diversi, non compatibili e non sovrapponibili.

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