[19/03/2009] Energia

World energy outlook 2008: «Serve una rivoluzione energetica»

LIVORNO. «Il sistema energetico mondiale è a un crocevia. I trend globali odierni di domanda e offerta sono manifestamente insostenibili da un punto di vista ambientale, economico e sociale. Ma questo può e deve essere cambiato; c’è ancora tempo per modificare la rotta».
Esordisce così il World energy outlook 2008, presentato oggi a Roma in un convegno promosso dalla sezione italiana del Consiglio mondiale per l’energia, alla presenza del direttore dell’Aie Faith Birol e del ministro dello Sviluppo Claudio Scajola.
Ma aggiunge anche che «non è esagerato affermare che il benessere futuro dell’umanità dipende da come affronteremo le due principali sfide energetiche che oggi abbiamo di fronte: assicurare un’offerta di energia affidabile a prezzi accessibili ed effettuare una rapida trasformazione verso approvvigionamenti energetici a basso contenuto di carbonio, efficienti e rispettosi dell’ambiente. Per realizzarli bisogna attuare una rivoluzione energetica».

Come? Secondo il Weo il petrolio è destinato a rimanere ancora per molti anni la fonte principale di energia nel mondo, ma nel frattempo si deve procedere ad una profonda decarbonizzazione delle fonti energetiche per evitare «conseguenze catastrofiche e irreversibili sul clima».
Per farlo saranno necessarie «azioni decise da parte dei governi, sia a livello nazionale sia a livello locale, e la partecipazione a meccanismi e accordi coordinati a livello internazionale».

Nello scenario di riferimento utilizzato nel rapporto (periodo 2006-2030) la domanda mondiale di energia primaria aumenta in media dell’1,6% ogni anno, con una crescita complessiva del 45%: un tasso inferiore a quanto ipotizzato nell’edizione 2007 ma comunque sempre consistente. La percentuale crescerà in particolare nei centri urbani: da quasi due terzi sino a quasi tre quarti nel 2030. Cina e India continueranno a rimanere i principali responsabili dell’aumento di domanda e la richiesta di petrolio per soddisfarla è prevista in aumento dell’1% in media annua; tuttavia il suo peso sulla produzione primaria di energia è stimato in flessione del 4%, mentre crescerà la quota di gas del 22% portando la domanda mondiale di questa fonte a salire dell’1,8% annuo.

Crescerà anche la domanda mondiale di carbone del 2% annuo ( circa l’85% dell’aumento sarà richiesto da Cina e India), mentre scenderà la percentuale di energia nucleare sul totale della domanda dall’attuale 6% al 5% che corrisponderà ad una flessione dal 15 al 10% sul peso nella produzione di energia elettrica. L’aumento maggiore e più rapido spetta alle fonti energetiche rinnovabili, che supereranno il gas e diventeranno, poco dopo il 2010, la seconda fonte più importante per la produzione di energia elettrica, dopo il carbone.

Per questo scenario di riferimento si prevedono investimenti complessivi pari a 26mila miliardi di dollari, ovvero 4 mila miliardi in più rispetto a quanto ipotizzato nel rapporto 2007. Ma se questo scenario verrà rispettato significherà anche un raddoppio delle emissioni di gas serra entro la fine del secolo, con un conseguente aumento della temperatura sino a 6 gradi centigradi.

Tre quarti dell’incremento delle concentrazioni di Co2 legate al consumo energetico, saranno imputabili a Cina, India e Medio Oriente e la maggior parte si registrerà nelle città.
Quindi per cambiare il trend è necessario darsi da fare e l’azione oltre che decisa deve essere coordinata; la struttura a livello internazionale per questa azione non potrà che essere fornita- anche secondo il Weo- dalla conferenza di Coopenhagen e l’obiettivo di stabilizzazione delle emissioni di Co2 determinerà quale sarà la sfida energetica da mettere in campo.

Il Weo ipotizza due scenari possibili: in entrambi le emissioni complessive nel 2030 sono significativamente più basse in tutti i principali paesi inquinanti e comunque richiederanno nuove politiche, un appropriato sistema di norme, il rapido sviluppo di un mercato internazionale del carbonio e maggiori investimenti in programmi di ricerca e sviluppo nel settore delle tecnologie energetiche.

Il primo scenario prevede la stabilizzazione delle emissioni di Co2 a 550 ppm al 2020, con poi una successiva diminuzione, cui corrisponderà un aumento della temperatura globale di 3 gradi centigradi. Per raggiungere questi obiettivi si stima siano necessari investimenti pari a allo 0,24 del pil mondiale.

La domanda di energia si ipotizza che possa crescere dell’1,2% annuo (anziché del 1,6%) soprattutto grazie all’efficienza. Il mix energetico sarà sostanzialmente diverso da quello dello scenario di riferimento, con i combustibili fossili che perdono quote a favore di rinnovabili e nucleare. Si prevede un ruolo importante anche ai sistemi di cattura e stoccaggio di carbonio, che rimane invece trascurabile nello scenario di riferimento.

Il secondo scenario, più in linea con quanto suggerito dal rapporto Ipcc, prevede una stabilizzazione della Co2 a 450 ppm al 2020, cui seguirà una riduzione più marcata dopo questa data, per mantenere l’incremento di temperatura globale a 2 gradi centigradi.
Per raggiungere questo scenario si stimano necessari investimenti pari allo 0,55% del pil mondiale, con l’ottenimento dell’abbassamento del 40% delle emissioni di Co2 da parte dei paesi Ocse e del 20% da parte degli altri.

In questo scenario tutte le fonti energetiche rinnovabili conoscono uno sviluppo molto più rapido di quanto già non sia nello scenario di riferimento, arrivando a pesare per il 40% della produzione elettrica mondiale, si dovrà ricorrere ad un sistema più esteso di cape and trade per le emissioni di carbonio e a un maggiore ampliamento delle tecnologie di sequestro e stoccaggio.

Uno scenario che ha necessità di uno sviluppo nel breve periodo di tecnologie adeguate e che dovranno essere sostenute da un aumento di investimenti (pubblici e privati) nella ricerca adeguata, per renderlo possibile. Ma una cosa è certa, secondo il Weo, nel 2030 il mondo energetico sarà molto diverso da quello attuale: starà ai governi, agendo singolarmente o in collaborazione tra di loro, indirizzarlo verso un sistema che sia più sostenibile. Ma è altrettanto certo che «il tempo sta finendo ed è giunto il momento di agire, ora e subito».

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