[18/03/2009] Comunicati

Lacre, a Livorno parte il progetto per la responsabilità sociale (e ambientale) di impresa

LIVORNO. L’impresa oggi non può essere l’unica responsabile del cambiamento delle modalità di comportamento e di consumo. Perché un processo verso lo sviluppo sostenibile non si può basare solo sul mercato e perché la crisi climatica ha bisogno di diversi attori. La co-responsabilità territoriale e la logica del valore dello scambio delle relazioni e della rete fra imprese, enti pubblici, università e consumatori può essere un modello - se non alternativo –valido per agevolare il cambiamento verso la sostenibilità. Ma come raggiungerlo? E quali gli strumenti?

Di questo hanno discusso i partecipanti alla tavola rotonda “Climate responsability: un’occcasione per il rilancio della competitività” della conferenza di apertura (“Climate responsabilità. Imprese ed enti locali alleati per una nuova rivoluzione industriale”) del progetto europeo Lacre, che ieri ha preso il via a Livorno.

Per un nuovo modello industriale che punta alla sostenibilità tutti gli attori in campo devono fare la loro parte: le istituzioni nazionali, locali, le università, le imprese, i fornitori, la grande distribuzione e anche i consumatori. E qualcosa già fanno – anche se ancora molto c’è da fare - incentivi pubblici, elaborazione di strumenti di misurazione condivisi, semplificazione amministrativa (anche se mancano istituti pubblici nazionali preposti al controllo), innovazioni di processo (poco) e di prodotto (molto di più) nelle imprese, formazione nelle università (anche se nelle scuole dell’obbligo non compare nei programmi formativi) e informazione per i consumatori e i cittadini.

«La pubblica amministrazione – ha affermato Anna Rita Bramerini assessore all’ambiente della Regione Toscana - deve dare il buon esempio, intervenire con le proprie risorse sul territorio, fare una buona politica per raggiungere i propri obiettivi programmatici affinché anche le imprese li vedano come opportunità e non come limiti».

La Regione toscana rispetto ai cambiamenti climatici si sta muovendo in questo senso con un Pier che disegna – anche se è da capire se la Toscana riuscirà a rispettarli (per esempio per le emissione di Co2, ad oggi, la regione vede un aumento delle emissioni e non una riduzione dei gas a effetto serra) - la Toscana di qui al 2020 rispettandoo gli obiettivi europei delle tre 20 (20% riduzione della Co2, 20% di risparmio energetico e 20% incremento delle rinnovabili).

Per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e per il risparmio energetico infatti, farà partire i bandi comunitari (budget di 54 milioni di euro poi trasferiti sottoforma di cofinanziamento a progetti di imprese ed enti locali) per i progetti di sviluppo in questo campo. Per il controllo e il monitoraggio della Co2 la Regione sta per inaugurare il “pannello” di monitoraggio sia delle emissioni, sia degli effetti positivi delle azioni messe in campo dagli enti al fine di ridurre le stesse emissioni, (uno strumento che potrebbe e dovrebbe diventare il riferimento per tutte le amministrazioni locali, per le province e i comuni).

Ma anche l’educazione ambientale ha la sua importanza nel percorso verso la sostenibilità e non solo nel suo ruolo di materia di insegnamento nella scuola dell’obbligo fino alle università, ma anche per la stessa pubblica amministrazione.

«E’fondamentale - afferma Giorgio Kutufà presidente della Provincia – affinché l’ente possa dare il buon esempio alla comunità e possa spingere ad esempio le imprese ad ottenere le certificazioni ambientali. La Provincia di Livorno infatti sta cercando di utilizzare i sui strumenti autorizzatori per spingere le imprese verso la sostenibilità, oltre che incentivando gli studi di settore delle piccole e medie imprese».


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