[16/03/2009] Consumo

Il nuovo modello economico aiuti la terra

BURLINGTON (Vermont). Vi è una relazione molto stretta tra la crisi economica che stiamo affrontando, i numerosi problemi ambientali che stanno stressando la Terra e la crescita della popolazione. E’ giunto il momento per un nuovo modello economico, uno che serva meglio sia le esigenze delle persone sia quelle della Terra.

Alla radice della crisi economica c’è il mito che l´economia possa crescere per sempre con la costruzione di nuovi alloggi, ma il fallimento delle ipoteche subprime ne è la dimostrazione. Questo mito è ancora più falso in un mondo dove la crescita dipende dai combustibili fossili a basso costo che hanno probabilmente raggiunto il loro picco di produzione.

Il problema della crescita economica come modello economico è che va in contrasto con i principi della fisica e dell´ecologia. C´è un limite alla crescita economica, e una moltitudine di prove del fatto che la crescita economica mondiale sta avendo effetti negativi sulla salute e sull´ambiente, evidenti nel cambiamento climatico, nella perdita di biodiversità e dell’inquinamento della nostra aria e dell’acqua.

Fortunatamente vi è un sistema economico alternativo: l´economia dello stato stazionario come teorizzato per primo dall’economista Herman Daly. Le caratteristiche fondamentali dell’economia dello stato stazionario sono i seguenti: (1) scala sostenibile, in cui le attività economiche sono adeguate alla capacità degli ecosistemi; (2) equa distribuzione della ricchezza; (3) l´allocazione efficiente delle risorse. Un’economia dello stato stazionario può essere paragonata ad un maturo e sano ecosistema forestale del Vermont dove una grande varietà di flora e di fauna vive in un sano equilibrio, ma il volume non è in crescita.

Leader del movimento per la transizione verso una economia diversa è il “Center for the advancement of the steady state economy” (Casse). Il Casse afferma che «la tutela dell´ambiente, la sostenibilità economica, la sicurezza nazionale, internazionale e la stabilità sono perennemente minacciati dall’aumento perpetuo di tutte le popolazioni e dalla produzione e dal consumo pro-capite».

In Vermont siamo inoltre fortunati ad avere il Gund Institute for ecological economics presso la nostra Università. Uno dei suoi membri è Joshua Farley, Ph.D., co-autore con Herman Daly, nel 2003, del libro "Ecological economics: principi e applicazioni".

Come facciamo a transitare dal nostro attuale modello economico di crescita a quello stazionario? Come ogni grande cambiamento, questo richiederà un mutamento di paradigma. Gli stessi strumenti di politica fiscale che sono stati utilizzati per promuovere una politica di crescita economica dovranno essere utilizzati per promuovere un’economia dello stato stazionario. Dovremo gradualmente riaggiustare la spesa corrente, le tasse, il tasso di interesse, il sistema bancario, la regolamentazione e le politiche commerciali che sono attualmente tarati per la crescita.

Come individui possiamo contribuire al processo di transizione verso un’economia dello stato stazionario comprando localmente, acquistando biologico, andando in vacanza il più vicino possibile da casa, limitando i consumi, coltivando i nostri prodotti alimentari e spostandosi verso l´energia verde. Farci coinvolgere in una delle comunità sostenibili che sono organizzate dall’istituto “Vermont Earth” che contribuirà anche a portare ad un’economia dello stato stazionario.

Secondo un´analisi del Global footprint network, che calcola l´impronta ecologica, la bio-capacità degli Stati Uniti – ovvero la superficie interna disponibile per la produzione di risorse e l’assimilazione di rifiuti - fornisce solo il 48 per cento del nostro fabbisogno annuale. Il 52% è acquisita da bio-capacità di importazione, che dissipano le riserve delle risorse e degradano l’habitat. Si calcola inoltre che il livello attuale delle biocapacità degli Usa potrebbero reggere solo 147 milioni di persone, 158 milioni in meno di quelle di oggi.

In qualunque modo questa venga chiamata, “L’economia dello stato stazionario” da Herman Daly, “economia ecologica” dal Istituto Gund, “economia profonda” da Bill McKibben, o “Economia della terra” come dice Peter Brown, è il momento che noi come società cominciamo a muoverci nella direzione di un’economia che prevede benefici economici a tutte le persone e allo stesso tempo la tutela degli ecosistemi della terra.

* George Plumb è uno dei co-fondatori e presidenti di “Vermonters for a Sustainable Population” e autore di “Disappearing Vermont report” che documenta con 50 indicatori come sta cambiando l’ambiente del Vermont.

Questo articolo (segnalato dall’Università di Economia Ecologica del Vermont) è stato pubblicato da www.burlingtonfreepress.com e liberamente tradotto da Alessandro Farulli

Torna all'archivio