[13/03/2009] Aria

Rischio oceano per la California, frontiera del climate change

LIVORNO. La California si è trovata suo malgrado ad essere un gigantesco laboratorio di osservazione sul campo degli effetti già in atto del riscaldamento globale, ma il futuro sembra essere ancora più problematico. Il livello dell’oceano Pacifico potrebbe salire da 1 a 1,4 metri entro la fine del secolo ed un rapporto del Pacific institute raccomanda un graduale abbandono delle infrastrutture in alcune fasce costiere e zone interne.

L’interagency climate action team della California ha reso noto il prima di suoi 40 rapporti previsti su impatti e adattamento, che fa un quadro di quello che gli abitanti devono fare per affrontare le inondazioni, l´erosione ed altri effetti provocati dall’innalzamento del livello del mare.

Il Golden State si troverebbe a dover ricollocare quasi 500.000 persone con la distruzione di 100 miliardi di dollari di proprietà private e danni incalcolabili alle strutture pubbliche la scomparsa delle sue famose spiagge.

Le proposte per contenere la catastrofe sono dolorosamente radicali: stop allo sviluppo costiero nelle aree a rischio di aumento di mare; prendere in considerazione il graduale abbandono di alcune aree; bloccare le sovvenzioni federali per l´assicurazione di proprietà che potrebbero essere inondate; costruzione di nuove strutture costiere per adattarsi al cambiamento climatico.

Gli ambientalisti vedono riconosciuti tutti i loro allarmi e chiedono di passare immediatamente all’azione.

«Non possiamo far finta che il futuro si comporterà come il passato- ha detto Matt Vander Sluis della Planning and conservation league. Lo struzzo deve tirare la testa fuori dalla sabbia o, nel caso di specie, se la ritroverà sott’acqua»

«È necessaria un´azione immediata - ha detto al Los Angeles Times Linda Adams, segretaria dell´Environmental protection della California - che ha un costo significativamente inferiore a quello di combattere il cambiamento climatico a posteriori, mantenendo ora il business come unico approccio».

Secondo il rapporto commissionato dallo Stato della California al Pacific Institute, le 2000 miglia del litorale californiano dovrebbero sopportare fortissimi impatti, in particolare nelle contee di San Mateo e Orange, dove sarebbero colpite più di 100.000 persone.

Le dettagliate mappe del rapporto dimostrano che anche lussuose aree residenziali come Venice e Marina del Rey andranno a finire sott’acqua e che verranno inondati gli aeroporti di San Francisco ed Oakland e parte dei porti di Los Angeles e Long Beach, così’ come gran parte di Huntington Beach e Newport Beach.

L’invasione dell’oceano potrebbe significare lo spostamento di 450 chilometri di ferrovie, 140 scuole, diversi ospedali, 29 impianti di depurazione e 30 centrali elettriche e sono a rischio di inondazioni più di 330 siti contenenti rifiuti pericolosi che sorgono lungo i 5.600 chilometri di coste.

«La risalita del livello del mare potrebbe essere la versione californiana dell´uragano Katrina», ha detto Michael Woo, un commissario alla pianificazione urbanistica di Los Angeles.

I contribuenti e le assicurazioni potrebbero presto trovarsi nella necessità di sborsare tasse e premi per “risarcire” proprietari di case ed imprese che hanno costruito in aree costiere a rischio.

Il provinciale dibattito italiano sulla veridicità del cambiamento climatico è lontanissimo dalla consapevolezza acquisita dall’opinione pubblica californiana che mostra un consenso sempre più ampio verso la necessità di misure di adattamento al global warming. Il Los Angeles Times scrive: «gli scienziati possono discutere su quanto sia veloce è il riscaldamento della Terra e i diplomatici possono disputare sui livelli di emissione, ma i devono cominciare a pianificare per darci certezze sul climate change».

L’Università della California e gli istituti di ricerca dello Stato Usa hanno messo al lavoro decine di scienziati ed economisti per esaminare i possibili effetti del riscaldamento su neve e ghiacciai, incendi, agricoltura e consumi di energia elettrica.

Altri rapporti riguardano gli effetti del clima su ricoveri ospedalieri, tassi di mortalità, inquinamento, habitat naturali e sullo stato di animali e piante. Alla fine il invierà tutto il voluminoso pacco di rapporti ed una relazione riassuntiva al governatore Arnold Schwarzenegger.

Secondo il Pacific Institute nell’ultimo secolo il livello del mare lungo la costa della California è aumentato in media di 8 pollici e 2 milioni e 600 mila californiani vivono già in aree a rischio di alluvioni che attualmente sono protette da argini e dighe. Un aumento di 1,4 metri porterebbe la popolazione a rischio a 480 mila persone, 1900 chilometri di strade e autostrade sono già rischio e secondo le proiezioni finirebbero sotto il livello del mare 3.500 miglia di strade.

Secondo il rapporto una strategia di adeguamento avrebbe bisogno di 1.100 chilometri di argini e dighe nuovi o adeguati, con un costo di almeno 14 miliardi di dollari per la loro costruzione e di 1,4 miliardi all´anno per la manutenzione.

Chi ci rimetterà di più saranno comunque le persone a basso reddito che secondo il rapporto saranno sproporzionatamente vulnerabili all´innalzamento del livello dei mar.

La Contea californiana più colpita sarà quella di Alameda, con 66.000 residenti il 60% sono afroamericani, latinos ed asiatici.

Mary Nichols, presidente dello state´s Air Resources Board, incaricato di attuare ed implementare il Piano dei tagli delle emissioni di gas serra, ha definito il rapporto «blunt but realistic», ed ha aggiunto «Le raccomandazioni sono ragionevoli: Difendere ciò che vale la pena di tutelare, spostare ciò che può ragionevolmente essere spostato, cercare di evitare ulteriori danni, informare le comunità colpite per prepararsi a rispondere alle emergenze»

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