[16/05/2006] Acqua

Tubone di Fucecchio, per Bartolini era meglio eliminare il collettore ovest

FUCECCHIO (Firenze). Erano molte le persone presenti all’auditorium della Fondazione Montanelli Bassi per il dibattito organizzato dalla stessa fondazione e dalla sezione del Medio Valdarno di Italia Nostra per parlare del famoso progetto “tubone” e dei destini del Padule di Fucecchio (nella foto una suggestiva vista dall´alto).

Ha introdotto l’argomento della serata lo storico Adriano Prosperi che si è dichiarato molto critico con la filosofia generale del progetto: ricordiamo che tutte le acque che oggi sono recapitate a 49 piccoli impianti di depurazione situati in Valdinievole saranno convogliate mediante due collettori verso 4 grandi impianti localizzati a valle dell’area umida, fra Fucecchio e Santa Croce nel comprensorio industriale del Cuoio).

Successivamente è intervenuto in maniera dettagliata sugli aspetti tecnici, Alessio Bartolini, per conto del “Centro di Ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio” che ha ripercorso l’iter progettuale, ha fotografato la situazione attuale e parlato di prospettive future.

A Bartolini abbiamo chiesto quali sono gli aspetti positivi contenuti nell’accordo integrativo (addendum) dell’accordo di programma.
«Intanto possiamo essere sicuramente soddisfatti del fatto che la realizzazione del collettore ovest sarà condizionata da alcune misure di mitigazione a tutela delle condizioni ecobiologiche dell’area palustre».

Quali sono gli interventi previsti?
«Saranno realizzate alcune opere idrauliche, stoccaggi e bacini di accumulo. Rispetto alla precedente versione del progetto si passa da 450.000 a 1.200.000 metri cubi. Inoltre per tutti gli interventi di mitigazione si prevede una supervisione da parte del Centro di documentazione del Padule».

E del mantenimento di un impianto di depurazione in Valdinievole non se ne parla più?
«Questo è uno degli aspetti negativi insieme al fatto di non aver eliminato definitivamente dal progetto il collettore ovest. La realizzazione di un nuovo impianto sarà condizionata all’impraticabilità delle altre misure pensate per salvaguardare il Padule, perché poco accettato dalle istituzioni locali».

Certo, nessuno vuole l’impianto sul suo territorio, questa è una vecchia storia. Ma voi del Centro di documentazione del Padule e le associazioni ambientaliste pensate che sia veramente necessario. Perché?
«Un impianto di medie dimensioni, sui 50.000 abitanti equivalenti, realizzato con le tecnologie aggiornate, permetterebbe di recuperare per il Padule circa un terzo dell’acqua che va via, acqua pulita, sempre garantita e fornita in modo costante. Gli stessi studi di Arpat proponevano questa soluzione per salvaguardare l’ecosistema dell’area umida. Inoltre le misure di mitigazione previste non hanno un capitolato di bilancio specifico. Da chi verranno gestite? Come saranno mantenute e con quali soldi? La realizzazione del depuratore eliminerebbe parte degli interventi di mitigazione e dei problemi economici annessi senza peraltro stravolgere l’accordo di programma del luglio 2004».

Qual è lo stato attuale del progetto?
«Ora è tutto fermo perché la Regione ha richiesto la Valutazione d’Incidenza alla quale sta lavorando Acque Ingegneria, mentre agli interventi di mitigazione- conclude Bartolini- lavora il Consorzio di Bonifica del Padule di Fucecchio»

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