[13/03/2009] Aria

Dagli aerosol tossici alla contaminazione delle falde: gli effetti ´collaterali´ delle guerre

MASSA CARRARA. La guerra: una carneficina umana, ma anche ambientale, in Israele e Palestina come altrove. Quando a terra cade un kassam, o un qualsiasi altro ordigno esplosivo, non sono soltanto cose e persone a rischiare: le sostanze contenute nell’arma, quando non causano danni “visibili”, ne causano comunque di invisibili. Dopo l’impatto, prende immediatamente il via l’aerodispersione di “particelle” potenzialmente molto perisolose, e a seconda della conformazione del terreno su cui avviene l’impatto, le conseguenze possono essere gravi anche per le falde acquifere.

«I sistemi acquiferi sono in grado di ingerire e diffondere inquinanti fluidi o idroveicolati anche sottoterra – ha spiegato il geologo massese Andrea Piccinini – e la vulnerabilità di un corpo idrico dipende da diversi parametri: la litologia, la struttura e la geometria del sistema idrogeologico, la natura del suolo, i processi di interazione fisica e idrogeochimica che determinano la qualità naturale dell’acqua sotterranea e la mitigazione di eventuali inquinanti che penetrano il sistema. Il concetto è complesso, comunque in linea generale si può dire che la vulnerabilità all’inquinamento delle acque sotterranee è strettamente collegata alla permeabilità dei depositi superficiali ed alla profondità della falda».

La gravità dei danni a carico di ambiente e falde dipende poi chiaramente anche da cosa esattamente viene colpito dal “razzo” (nella foto a cura dell´autore, l´esplosione di un kassam in territorio palestinese) in questione, e durante i conflitti ad essere attaccate sono industrie, stazioni di rifornimento di carburante ed altri siti del genere, strategici, e purtroppo ricchi di sostanze tossiche che con un’esplosione cominciano disperdersi nell’ambiente in modo non localizzato.

Coi venti, l’area interessata dalla diffusione delle particelle può estendersi di molto, e le conseguenze possono protrarsi per lungo tempo, talvolta con danni irreversibili: per bonificare una falda contaminata di media grandezza ci vogliono 15 anni, senza contare poi che in molti luoghi manca questo approccio politico alla materia. Le sostanze in questione possono essere varie: esiste ad esempio la contaminazione da idrocarburi, che si producono con l’esplosione e restano poi dispersi nell’ambiente, ma quella più frequente nelle aree bombardate è quella da diossine.

Di questa categoria di molecole, che hanno origine dalla combustione di sostanze quali plastiche e vernici o di materiale organico in presenza di cloro, fanno parte molti composti tossici per l’ambiente e spesso cancerogeni: la diossina può diventare un potente veleno sia se inalata o toccata, sia se diluita nelle acque delle falde e quindi presente nei prodotti agricoli di una zona contaminata.

Studi condotti sulle popolazioni protagoniste di vari conflitti (guerra del Vietnam, del Libano, della Serbia) hanno dimostrato che insorgenza di tumori e malformazioni genetiche sono le conseguenze più diffuse sull’uomo.

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