[12/03/2009] Comunicati

La green economy in Toscana. D´Angelis: 60.000 posti di lavoro in 5 anni

FIRENZE. «Approfittare della crisi per attuare una buona manutenzione del territorio, e per sostenere produzioni (ad esempio, le cosiddette tegole fotovoltaiche e le centinaia di prodotti innovativi analoghi) che faranno parte dei consumi del domani in Europa e nel mondo». Lo ha detto stamani Pino di Vita presentando il convegno “la Green economy in Toscana”, che avrà luogo sabato 14 marzo a Firenze in concomitanza con la prima assemblea regionale toscana del movimento degli Ecologisti democratici (Ecodem), organizzatori dell’incontro. Il movimento, che oggi è stato definito da Pino di Vita come «un’associazione di scopi finalizzata alla creazione di reti, più che un’associazione politica», è nato poco più di un anno fa (febbraio 2008) e conta oggi in Toscana 14 circoli.

Il messaggio che gli Ecodem toscani indirizzano al sistema industriale regionale è improntato al «non restare in coda al mondo, ma andare avanti investendo in innovazione, ricerca, produzione» essendo questa «l’unica via di uscita dalla crisi».

La conferenza odierna è stata aperta dal presidente della commissione Territorio e ambiente in consiglio regionale, Erasmo D’Angelis, che ha illustrato i capisaldi della piattaforma che verrà discussa sabato. Tra gli obiettivi salienti citiamo la creazione di 60.000 nuovi posti di lavoro in 5 anni, attraverso l’apertura di 1.000 nuovi cantieri per interventi nei settori della riqualificazione energetica degli edifici, della bioedilizia, delle energie rinnovabili, del tpl (100 nuovi treni, conclusione della tramvia fiorentina, interventi sui futuri sistemi tranviari della Piana e delle città costiere), del turismo sostenibile, dell’agricoltura di qualità, dei rifiuti, della riqualificazione e manutenzione urbana, dell’acqua, della difesa idro-geologica, delle infrastrutture ambientali.

«Non possiamo solo battere le mani a Obama che, nella più grave crisi del suo paese, afferma che creerà 5 milioni di posti di lavoro nel settore dell’energia pulita con un investimento da 150 miliardi in 10 anni per coprire un quarto dell’energia consumata», ha proseguito D’Angelis: la Toscana può e deve diventare protagonista di questa fase poiché «è la regione più attrezzata per partecipare alla terza rivoluzione industriale», e l’interesse che mercati, investitori e cittadini stanno dimostrando verso l’energia pulita è legato ai «vantaggi economici» e alle «moltissime potenzialità da sfruttare» che il settore offre, soprattutto in questa fase di crisi.

Il discorso si è poi spostato sull’edilizia, e in particolare sulla necessaria evoluzione che i regolamenti urbanistici delle varie realtà locali dovranno avere a causa per facilitare l’installazione degli impianti fotovoltaici nelle città. Evoluzione che è già stata intrapresa nei regolamenti urbanistici di alcune città toscane, tra cui Firenze. A questo proposito Sergio Gatteschi (esponente degli Ecodem e presidente della sezione Toscana di “Amici della terra”) ha citato la sua proposta, già avanzata in passato, di «unificare a livello nazionale i regolamenti urbanistici in riferimento al fotovoltaico e al solare termico, in modo che da Aosta a Cefalù valgano le stesse regole, così come è stato fatto per affrontare nell’edilizia il problema delle barriere architettoniche per i diversamente abili».

Gatteschi ha citato alcuni «gruppi di comuni (es. val d’Elsa, val di Cornia, comprensorio della montagna fiorentina) che hanno già uniformato i rispettivi regolamenti: iniziativa che va estesa a tutta la Toscana». La sfida, comunque, non è solo locale ma «nazionale. Se non vogliamo coglierla possiamo tranquillamente continuare a importare petrolio, a perdere occupazione, a inquinare l’ambiente. E invece in Toscana abbiamo una delle migliori fabbriche di turbine (Pignone), abbiamo il futuro impianto di co-generazione di Careggi (Firenze) che sarà un modello da imitare, e in generale abbiamo realtà che dimostrano come le scelte che chiediamo si possano realizzare anche in contesti di pregio». Gli Ecodem puntano a «uscire dall’immagine dell’ambientalista che zappetta un campo biologico in una zona sperduta della Maremma, per poi produrre una schiacciata biologica per ogni anno: l’obiettivo è far sì che un nuovo modello di sviluppo diventi sistema di governo».

Sarà comunque dalla giornata di sabato in poi che vedremo come e se gli ecologisti democratici e la loro piattaforma riusciranno a influire significativamente sulle scelte attuate dai decisori politici e sulla linea generale del Partito democratico. È comunque da salutare con soddisfazione la crescita di un movimento che si pone l’obiettivo di superare la contrapposizione (di stampo novecentesco) tra ambiente e sviluppo, contrapposizione il cui superamento costituisce appunto condizione necessaria per la crescita delle politiche inerenti alla sostenibilità e, come ha giustamente annotato Gatteschi, per la loro evoluzione dalla condizione di “piattaforma politica di parte” a quella di “sistema di governo condiviso”.

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