[12/03/2009] Comunicati

Crisi, serve una tassa patrimoniale

ROMA. A settembre 2008 proponevamo come risposta alla crisi di lasciar fallire le banche e di istituire una specie di Cassa Depositi e Prestiti per garantire il credito. Quello che 6 mesi fa sembrava eversivo oggi è diventato d’attualità con continue proposte di nazionalizzare le banche (soluzione meno pulita, ma che sostanzialmente conduce nelle mani pubbliche la gestione del credito).

Il tardivo riconoscimento non sarà privo di conseguenze perchè una soluzione opportuna in un dato periodo diventa inefficace con l’aggravarsi della situazione. D’altra parte l’incapacità di accettare che il sistema sia in crisi per vizi di fondo offusca la lucidità di giudizio e spinge a trovare cure parziali e inadeguate.

Facciamo oggi, a febbraio 2009, il punto della situazione: Per garantire un continuo sviluppo, tramite una gioiosa gestione del credito si è messa in circolazione una quantità di denaro molto maggiore della ricchezza prodotta. Oggi ci accorgiamo che una parte di quel denaro è fittizio ed ha creato “bolle” di tutti i tipi che si stanno sgonfiando.

Con eccezione dello Stato italiano che non ha risorse e quindi, al di là degli spot berlusconiani, non può fare nessun intervento, nel resto del mondo si ricorre ai denari di stato per aiutare l’economia aumentando come conseguenza il debito pubblico. E’ come se tutti si stessero dando da fare per arrivare ad una situazione in cui noi italiani siamo già da tanti anni e cioè: garantire liquidità per i cittadini a fronte di uno stato enormemente indebitato.

Gli italiani infatti da tempo, con il loro proverbiale individualismo, hanno deciso che, pur di avere i soldi in banca, erano disposti a rinunciare ai servizi di uno stato efficace e quindi non si sono fatti scrupoli di gravarlo di un debito enorme. Oggi il nostro Stato non ha nulla da spendere per la crisi. Siamo fondamentalmente spettatori passivi; o ci salvano gli altri mettendo in gioco la loro possibilità di indebitarsi o andremo a picco.

Andremo a picco come nazione ma, per lungo tempo, il privato cittadino continuerà ad avere i soldi in tasca. Anzi per coloro che hanno uno stipendio fisso la situazione è addirittura migliorata: si trovano ì prezzi ”anti crisi“ per concedersi viaggi esotici prima inaccessibili. Strana situazione stiamo vivendo: a fronte di bollettini economici nerissimi gli alberghi sulla neve o i viaggi alle Maldive sono tutti prenotati.

Per comprenderla bisogna rendersi conto che se è vero che la crisi c‘è, è pur vero che continua ad esserci un’enorme liquidità fittizia in giro per il mondo. Non è fallita quasi nessuna banca; i titoli tossici non sono stati azzerati; sono solo stati sostituiti con denaro pubblico frutto di ulteriore indebitamento. E quindi il soldo gira e chi non ha perso il posto di lavoro continua a godersela!

Il problema ora è se il mondo riuscirà a fare i conti con quella ricchezza che gira ma non esiste. Se, come sembra, si indebiterà , stile Italia, gli effetti a seguire potranno essere tre:

- la nostra generazione pagherà i debiti rimanendo gravata fiscalmente per i prossimi anni futuri i quali, come conseguenza, daranno vita ad un lungo periodo di stagnazione.

- le generazioni future pagheranno nel tempo i nostri debiti.

- nessuno pagherà e gli stati non avranno più denari per svolgere un servizio sociale. Il mondo diventerà terreno di conquista dove il più forte sopravvive ed il debole perisce.

Tra queste ipotesi è difficile dire quale sia la peggiore.

In realtà la strada maestra sarebbe quella che nessuno può proporre: ritirare l’enorme massa di ricchezza fittizia, che si è andata sedimentando per anni spesso nelle tasche di chi ha avuto più potere da esercitare. A questo proposito si potrebbe intervenire con una “patrimoniale” che và a decurtare di almeno un 30% tutti i patrimoni superiori, che sò…, ai 3.000.000 Euro e con i proventi formare i presupposti economici per uno sviluppo diverso, più umano ed ecocompatibile .. Uno sviluppo assennato non più condizionato dal PIL come parametro vincolante.

Questo intervento darebbe dinamicità al corso economico. Ridotte rendite e privilegi, le attività lavorative verrebbero incrementate secondo il merito; il tutto avverrebbe in un regime fiscale più “amichevole” perchè non più condizionato da un debito pubblico opprimente.

Tengo a specificare che proponevamo da tempo la “decrescita” come intervento mirato non traumatico. Una virata dolce che andava ad intervenire sugli eccessi del mercato.
La situazione si è aggravata e quello che oggi potrebbe essere opportuno è un intervento sicuramente più drastico.

*del Partito per la decrescita

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