[12/03/2009] Energia

Nucleare, chi si candida ad ospitare le scorie in Italia?

LIVORNO. Il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola è convinto che il ritorno al nucleare del nostro paese vedrà una vera e propria gara, tra i territori ad ospitare le centrali e tra gli operatori ad aggiudicarsi le commesse. Convinzioni che il ministro ha espresso alle Commissioni Industria e Attività produttive, dove ieri ha esposto i contenuti dell’accordo che il premier Berlusconi ha siglato con il collega Sarkozy, per la realizzazione di quattro centrali nucleari nel nostro paese, che rappresenterebbero, come ha sottolineato Scajola «la metà della potenza presumibilmente necessaria a coprire con il nucleare il 25% dei consumi elettrici attesi al 2020». Per evidenziare che c’è spazio anche per altre società e altre tecnologie «in una logica di mercato senza imposizioni dirigiste».

A parte il fatto che sarebbe interessante sapere se sul fabbisogno di energia elettrica al 2020, si tiene conto delle misure che ci vengono dal pacchetto 20-20-20, che indica appunto un 20% di riduzione dei consumi (oltre a un 20% di incremento di efficienza energetica e un 20% di implementazione di energie rinnovabili) e dell’aumento di produzione di energia elettrica che viene già ora da fonti energetiche rinnovabili quali l’eolico (+92,2%).

Ma l’ottimismo che guida il ministro Scajola non fa neppure i conti con il fatto che ancora il nostro paese deve ricostruire il quadro normativo che farà da cornice a questa volontà di tornare al nucleare (dopo che un pronunciamento secco del paese con il referendum dell’87 lo ha reso inidoneo) e che il disegno di legge in cui è incardinato, è ancora in discussione alla commissione Industria del Senato e che non sembra avere un iter tanto celere.

In quel disegno di legge sono infatti indicati i criteri per l’individuazione dei siti e le compensazioni locali, le procedure autorizzative e come dovrà funzionare l’Agenzia per la sicurezza sino poi alla riorganizzazione dell’Enea (che da ente per lo sviluppo di energia atomica è diventato dedicato alle energie rinnovabili) e di Sogin e quindi: di come procedere con la decostruzione delle vecchie centrali ancora in piedi e di come e dove smaltire intanto quelle scorie oltre a come e dove smaltire quelle che originerebbero dalle nuove centrali. Magari per il ministro Scajola, ci saranno territori che faranno a gara anche per candidarsi a sito definitivo per il deposito delle scorie!
Elementi di non poco conto che invece sembrano non preoccupare troppo il ministro e il governo, forse forti del fatto che i sondaggi sembrano vedere meno convinte le istanze antinucleariste tra la popolazione, salvo poi ricredersi se i siti prescelti ricadono nel proprio territorio. Titubanze che il ministro pensa di sciogliere grazie alle compensazioni economiche o, se nemmeno queste dovessero funzionare, pensando che tutto potrà essere risolto con la militarizzazione del territorio e con la difesa dei siti prescelti manu militari, come è già avvenuto per le aree destinate a discarica in Campania.

Ottimismo sembrano esprimere dal governo, anche per quanto riguarda i siti, almeno quelli destinati ad ospitare le prime quattro centrali, che secondo quanto riportato dai media (sulla base di quanto dicono gli esperti) non potranno essere che quelli che già ospitano le vecchi centrali spente (Trino, Corso, Sessa Aurunca e Garigliano) e quello che doveva ospitare la nuova centrale a Montalto di Castro, bloccata grazie al referendum del 1987. Anche in questo caso si dimentica un fatto tecnico di non poco conto che fa invece restringere il campo. Le centrali nucleari hanno un enorme fabbisogno d’acqua, per il raffreddamento, per la moderazione del nocciolo, per produrre il vapore che farà girare le turbine. Acqua che in parte viene utilizzata in circuiti chiusi, parte rilasciata laddove era stata prelevata, parte che se ne va in vapore dalle torri di raffreddamento. Difficile prevedere che questa enorme quantità di acqua possa essere emunta dagli alvei fluviali che stanno vicino a Trino o a Corso o al Garigliano che se anche rappresentavano alcuni dei principali corsi d’acqua del nostro paese sono ormai a rischio di siccità; il Po e i suoi affluenti nelle estati scorse erano in queste condizioni. Come sarebbe altrettanto difficile poter rispettare gli standard di rilascio che prevedono soglie di radioattività che devono successivamente essere diluite proprio dall’acqua presente nel corpo recettore, così da abbassare ulteriormente i valori.

Elementi di cui sembrano non tener conto coloro che continuano ad indicare questi siti come idonei ad ospitare le prossime centrali e che fanno presagire che ad essere presi in seria considerazione saranno invece quelli più vicino al mare. Come Montalto di Castro. Su cui bisognerà ricominciare a prevedere le prossime mobilitazioni. I tempi sono infatti ancora lunghi, e non lo nasconde nemmeno Scajola, e il sindaco nonostante sia personalmente favorevole, ha dichiarato che sarà necessario un pronunciamento popolare attraverso il referendum. Ma intanto conviene cominciare a scaldare i motori.

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