[03/03/2009] Aria

La foresta africana è un pozzo di carbonio

ROMA. Le foreste tropicali africane stanno assorbendo carbonio. Tra il 1968 e il 2007 ne hanno sottratto all’atmosfera 0,6 tonnellate (più o meno quanto ne rilascia una piccola automobile) per ettaro. La notizia – pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista scientifica Nature da Helene C. Muller-Landau e da un gruppo di suoi collaboratori dello Smithsonian tropical research institute di Panama – non è solo inedita, ma anche sorprendente.

Si sapeva che, tra le grandi foreste tropicali, quella amazzonica è un «pozzo di carbonio». Ma si pensava che la foresta tropicale africana fosse in una condizione di sostanziale equilibrio: per cui tenesse sì congelate grandi quantità di carbonio, ma il bilancio tra il carbonio che rilascia e quello che assorbe fosse in sostanziale pareggio.

Insomma, la foresta tropicale africana continua a essere, insieme a quella amazzonica, uno dei polmoni attivi del pianeta. Corroborando l’ipotesi che le foreste, nel loro complesso, siano dei grandi «pozzi di carbonio».

Ma perché le foreste tropicali in Africa assorbono carbonio? Le ipotesi sono tre. La prima è che, contrariamente a quanto si credeva, non è in equilibrio, ma continua a crescere. Una foresta è in equilibrio quando la velocità con cui gli alberi muoiono è equivalente a quella con cui nuovi alberi nascono e crescono: in questo caso c’è il pareggio di bilancio tra il carbonio rilasciato e il carbonio assorbito. Una foresta è invece giovane e in crescita, quando la velocità con cui gli alberi nascono e crescono è superiore a quella con cui gli alberi muoiono: in questo caso la foresta sottrae all’atmosfera più carbonio di quanto ne rilasci. La foresta africana si troverebbe lontana dall’equilibrio perché sta reagendo alle passate perturbazioni, quando è stata sottoposta, con incendi e tagli, a grandi processi di disboscamento.

Una seconda ipotesi è che la foresta africana è lontana dall’equilibrio, perché l’equilibrio è stato perturbato dai cambiamenti climatici e dai cambiamenti chimici dell’atmosfera. In pratica, la maggiore presenza di anidride carbonica nell’aria stimola la crescita degli alberi, funzionando da feedback negativo dell’aumento del gas serra in atmosfera.

La terza ipotesi è che stiano funzionando entrambi i meccanismi. Sia quel che sia, un fatto è certo: conviene a tutto il mondo preservare le foreste africane.

Eppure in questo momento la loro estensione complessiva sta diminuendo. Il tasso di deforestazione tra il 2000 e il 2005 è stato dello 0,62%, secondo l’ultimo rapporto della FAO, leggermente minore rispetto a quello del quinquennio precedente (0,64%), ma nettamente superiore a quello medio mondiale (0,18%). La buona notizia è che, invece, tra il 2000 e il 2005 l’estensione delle aree protette è aumentata: di 723.000 ettari. C’è dunque, speranza che la “giovane” foresta africana possa continuare ad assorbire carbonio dall’atmosfera e a tenerlo congelato per secoli.

Torna all'archivio