[27/02/2009] Energia

Si infiamma la crisi delle isole Diaoyu tra Cina e Giappone

LIVORNO. Il 28 febbraio arriverà in Cina il ministro degli esteri giapponese, Nakasone Hirofumi, per la sua prima visita al potente vicino. Il portavoce del ministero degli esteri di Pechino, Ma Zhaoxu, ha detto che «La Cina affida una grande importanza a questa prossima visita ed è pronta a lavorare con la parte giapponese perché la visita sia fruttuosa, con l’obiettivo di sviluppare le relazioni strategiche Cina-Giappone».

Ma Nakasone domani, incontrando il suo collega cinese Yang Jiechi, si troverà sul piatto una grana grossa almeno quanto un’isola, o meglio un arcipelago. L´affollata conferenza stampa di presentazione dell’incontro al vertice sino-nipponico è infatti ruotata intorno ad una questione della quale Greenreport ha già parlato e che sta diventando l’ennesima occasione per infiammare i già focosi nazionalismi cinese e giapponese: quello delle isole Diaoyu. «La Cina ha espresso giovedì il suo forte malcontento e depositato una protesta solenne presso il governo giapponese, dopo le dichiarazioni del primo ministro giapponese Taro Aso, secondo le quali le isole Diaoyu fanno parete del territorio giapponese – ha detto un bellicoso Ma Zhaoxu - Le isole Diaoyu e le piccolo isole contigue appartengono al territorio cinese fin dall’antichità. La Cina ha una indiscutibile sovranità su quelle isole. Tutte le parole e tutte le azioni della parte giapponese per provare a modificare questa realtà sono vane, la Cina si oppone fermamente. Esiste una differenza tra Cina e Giappone sull’attribuzione della sovranità delle isole Diaoyu, e la Cina ha sempre proposto di risolvere la questione nella maniera appropriata, attraverso negoziati».

Ma Zhaoxu a chiesto al Giappone «di rendersi conto della grande sensibilità della questione delle isole Diaoyu, di agire per l’interesse globale delle relazioni sino-giapponesi e la stabilità regionale e ad essere discreto nelle parole e nelle azioni». Evidentemente l’alto funzionario cinese si riferiva a quanto è successo ieri al Parlamento di Tokyo dove il primo ministro liberaldemocratico Taro Aso, rispondendo ad un’interrogazione dell’opposizione del Partito Democratico del Giappone sulle iniziative da prendere nel caso le isole Sentō Shosho (come chiamano i giapponesi le Diaoyu) fossero state occupate da un Paese terzo (cioè la Cina), ha dichiarato che «le Sentō Shosho fanno parte del territorio giapponese» e che «il Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra il Giappone e gli Stati uniti potrebbe certamente essere applicato». Più o meno una minaccia di intervento armato in caso i cinesi si riprendessero quel che considerano loro. Il Giappone resta quindi determinato a lasciare su questa manciata di scogli la pattuglia militare che li ha eroicamente conquistati qualche giorno fa, scacciando qualche uccello marino, ma pronta a difendersi dall´invasione delle navi cinesi che ispezionano l´area.

Uno scenario da crisi dei missili a Cuba che sembra sproporzionato per questo minuscolo arcipelago di 7 kmq, sperduto nel Mar Cinese Orientale, tra le isole Ryu Kyu giapponesi e Taiwan, anche se la disputa, sfrondata da un comodo quanto pericoloso nazionalismo da tempo di crisi, riguarda le riserve sottomarine di gas e petrolio e qualche ricca zona di pesca.

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