[26/02/2009] Energia

L’Iran costruirà altre 50.000 centrifughe per arricchire l’uranio

LIVORNO. «Ad oggi, 6.000 centrifughe per l’arricchimento dell’uranio sono in funzione a Natanz, nella provincia iraniana d’Isfahan»: ad assicurarlo è stato personalmente ieri il vice-presidente dell’Iran e dirigente dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, Gholam Reza Aghazadeh, durante una conferenza stampa congiunta (Nella foto) con Sergei Kirienko, capo di Rosatom, l’agenzia stata le atomica russa, in occasione della “inaugurazione tecnica” della centrale nucleare di Buchehr.

«Abbiamo oggi 6.000 centrifughe in servizio – ha detto Aghazadeh, tanto per “tranquillizzare” israeliani ed americani – e il loro numero aumenterà l’anno prossimo», cioè a partire dal 21 marzo, secondo il calendario iraniano. «Il nostro progetto d´installare e gestire delle centrifughe non è basato su condizioni politiche. Abbiamo dei progetti e li porteremo avanti – ha detto Aghazadeh – Il nostro Piano quinquennale verrà sottoposto entro poco all’esame del Parlamento. Questo Piano prevede l’installazione di 50.000 centrifughe per l’arricchimento dell’uranio entro i prossimi 5 anni», la decuplicazione delle centrifughe dovrebbe servire ad approvvigionare di combustibile nucleare le nuove centrale nucleari che la Repubblica islamica intende costruire. Teheran intende anche rimpiazzare le vecchi centrifughe in servizio a Natanz con dispositivi di nuova generazione, probabilmente messi premurosamente a disposizione dagli amici russi che hanno terminato i lavori di costruzione della centrale di nucleare di Buchehr ed ora si apprestano a fare i test necessari per metterla in funzione e dare agli ayatollah la tanto desiderata energia nucleare ad un Paese che nuota in un mare di gas e di petrolio e che avrebbe a disposizione enormi quantità di energie rinnovabili, a partire dal sole, dal vento e dalla geotermia.

Il vice presidente iraniano è stato sprezzante verso gli occidentali che pensano che tutto questo interessamento per il nucleare civile nasconda la voglia di fabbricare l’atomica sciita: «E’ venuto il tempo, per l’Occidente e gli Stati Uniti, di accettare il fatto che l’Iran è un Paese nucleare e di abituarsi. In ogni modo, l´Iran resterà un Paese nucleare».

Ed agli Usa e agli altri che accusano l’Iran di voler in realtà sviluppare armi nucleari con la scusa di produrre elettricità che avrebbe a disposizione in abbondanza e a costo minore, Teheran risponde che il suo programma atomico ha solo fini civili. «La questione dei negoziati con i 6 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania, che hanno imposto sanzioni all’Iran che Russia e Cina sono le prime a violare, ndr) è una questione politica e riguarda le realizzazioni nucleari dell’Iran – ha affermato Aghazadeh, - Devo dire che queste realizzazioni sono irreversibili. Ad oggi, l’Iran ha ottenuto tutti i risultati previsti nella sfera del nucleare civile. Il 9 aprile, durante la “giornata nazionale delle tecnologie nucleari pacifiche” le autorità progettano di annunciare delle buone notizie su alter realizzazioni dei ricercatori atomici iraniani». Notizie forse buone per aumentare il peso ed il prestigio regionale del regime islamico, non certo per la sicurezza del pianeta e per la pace.

Forse gli iraniani fanno anche un po’ gli spacconi: gli estratti di un nuovo rapporto confidenziale (sic!) dell’Agenzia atomica internazionale (Iaea), pubblicati recentemente su alcuni giornali, dimostrerebbero che l’Iran avrebbe installato in realtà una solo “gruppo” di 164 centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, che vanno ad aggiungersi alle 3.800 già in servizio a Natanz e censite nel rapporto dell’Iaea sull’Iran del novembre 2008. Vedremo comunque cosa dirà in proposito il presidente dell’Iaea, Mohamed El-Baradei quando a marzo presenterà il rapporto integrale alla sessione del Consiglio dei governi dell’Agenzia nucleare dell’Onu.

Comunque gli iraniani, ben spalleggiati dai russi, sembrano sbattersene allegramente della risoluzione 1.835, approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che chiede a Teheran di smetterla con l’arricchimento dell’uranio ed l´Iran ed anche dell’altra raffica di risoluzioni Onu adottate in precedenza (1696, 1737, 1747 e 1803) che impegnerebbero l’Iran a mettere fine all’arricchimento dell’uranio ed al suo programma missilistico che solo pochi giorni fa ha portato il primo satellite iraniano nello spazio.

D’altronde è difficile chiedere all’Iran il rispetto delle decisioni dell’Onu quando il suo più acerrimo nemico, Israele, le ha ignorate sempre ed ha sviluppato un programma nucleare militare (tenuto “segreto” fino a che è stato possibile) e civile che lo rendeva fino ad ora l’unica potenza nucleare del Medio Oriente. In tutta questa confusione il gioco delle tre carte russo è sicuramente vantaggioso economicamente, ma sempre più politicamente imbarazzante e forse a trarla fuori da questo imbarazzo potrebbe arrivare una proposta del governo Berlusconi che restituirebbe a Teheran un ruolo internazionale a fianco dell’Occidente, rimangiandosi però molte delle teorie dei neoconservatori Usa che al tempo di Bush individuavano nell’Iran un foraggiatore (abbastanza improbabile) dell’estremismo sunnita-talebano in Afghanistan.

Franco Frattini si è spinto fino a prevedere la partecipazione dell’Iran alla riunione allargata dei ministri degli esteri del G8 che si terrà a Trieste a giugno: «Per l’Italia l’Iran è un possibile interlocutore per la stabilizzazione della situazione in Afghanistan – ha detto Frattini a Kabul - e insieme ai propri alleati, in primo luogo gli Stati Uniti, sta valutando se invitare Teheran alla conferenza internazionale di giugno a Trieste sul futuro di Afghanistan e Pakistan, che sta organizzando la Presidenza italiana del G8».
A Teheran sarebbe quindi riconosciuto il ruolo di potenza regionale, in un G8 che punta a ristabilire gli equilibri rotti dalle guerre irakena e afghana ed al quale, non a caso, parteciperanno le potenze emergenti (Cina,India, Brasile, Messico) ma anche il Pakistan, l´Afghanistan, l’Arabia Saudite, l´Egitto e la Turchia.

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