[25/02/2009] Consumo

Semino (Federacciai): Rilanciare le infrastrutture ferroviarie per uscire dalla crisi

LIVORNO. Gli anni passati sono stati positivi per il comparto siderurgico italiano e questo fa vedere tutto sommato rosa per il futuro. Lo affermava ieri il presidente di Federacciai Giuseppe Pasini, in una intervista sull’inserto dedicato ad acciaio e materie prime del Sole 24 ore.
«Per fortuna sono stati anni in cui ci siamo rafforzati e patrimonializzati, quindi affrontiamo con serenità questa fase di difficoltà» dice infatti Pasini e abbiamo chiesto a Francesco Semino, consigliere di Federacciai, se non sarebbe stato possibile affrontare anche con maggior tranquillità il futuro se gli anni provvidi fossero stati utilizzati per impostare percorsi di innovazione tecnologica in chiave ambientale sulla filiera.

«L’anno appena trascorso è stato in realtà un anno paradossale, in cui si è avuto un vero e proprio record nei primi otto mesi cui è seguito forse il peggiore trimestre della storia. La tenuta dipenderà naturalmente dalla durata di questa crisi, ma un percorso che affrontava elementi di innovazione forte è già stato attuato. A partire da una piattaforma europea del comparto dell’acciaio che abbiamo contestualizzato nella realtà italiana, entrando anche nel percorso indicato da Industria 2015 e quindi dell’interlocuzione con la pubblica amministrazione e con il settore della ricerca, su innovazione di processo e di prodotto, sul tema energetico e su quello sociale. E’ un tema che la siderurgia, che è forse il comparto più abituato a fronteggiare periodi di crisi, aveva già cominciato ad affrontare. Adesso ci siamo concentrati particolarmente sugli aspetti sociali, e dato che ci dobbiamo allineare alla domanda, essendo questa molto bassa, fino al 50% in meno, l’unica riposta sono gli ammortizzatori sociali».

Pasini dice che la ripresa potrà esserci grazie al rilancio delle infrastrutture, è d’accordo?
«E’ fuori dubbio che quello delle infrastrutture sia un settore che porta ripresa. A Piombino ad esempio dove si lavora sulla produzione di rotaie, siano esse per ferrovie o metropolitane, il rilancio delle infrastrutture su ferro è importante per il rilancio».

In Italia però quando si parla di rilancio di infrastrutture si pensa soprattutto alle strade e non alle ferrovie.
«Noi lavoriamo con le Fs soprattutto per gli interventi di sostituzione, è vero, ma abbiamo un mercato importante con paesi a economie in sviluppo: Turchia ed Algeria per esempio, e di lavoro ce n’è. Comunque anche il rilancio delle altre infrastrutture è per noi un mercato interessante perché l’acciaio è ancora materia prima indispensabile in questo settore, anche per quello che vi ruota attorno, le macchine movimento terra ad esempio».

Un settore di sviluppo potrebbe essere anche il mercato dei sottoprodotti e delle scorie, offrendo anche un elemento di miglioramento ambientale, ma si dice spesso che le norme non aiutano in tal senso, tra cui il Reach è messo nel mirino.
«In effetti il settore siderurgico offre anche materie prime oltre che scarti, e l’opportunità di recuperare i materiali anche all’interno dello stesso ciclo, ma ci sono molti impedimenti e farraginosi percorsi burocratici. La nuova direttiva europea sui rifiuti offre degli importanti elementi di novità riguardo ai sottoprodotti e alle materie prime seconde. Però la sensazione è che tutti auspichino il riutilizzo ma la normativa poi non aiuta a metterlo in pratica, anzi pone barriere. Stessa cosa avviene con i rottami ferrosi che sono materia prima per il comparto siderurgico che opera con forno elettrico, non per Piombino quindi, e dove si potrebbe operare concettualmente un ciclo virtuoso di recupero e riciclo. Oltretutto i rottami ferrosi hanno la caratteristica per cui si possono rendere facilmente meccanizzabili le operazioni di recupero. Ma ancora oggi sono considerati rifiuto anche quelle tipologie che a differenza dei rottami della auto, su cui sono i recuperatori a non agire spesso in maniera corretta, sarebbero invece pronte all’uso».

E le nuove direttive del pacchetto clima energia, come le valuta?
«La siderurgia ha una posizione molto netta su questo tema ed Eurofer, la nostra associazione a livello europeo sta proseguendo nel dialogo e nelle attività per far comprendere che esiste una soglia al di sotto della quale non è immaginabile arrivare perché è fisiologicamente impossibile.
Noi proponiamo di individuare un bench marking di quali sono le soglie tecniche per avere specifici target, perché se i tagli alle emissioni vengono fatti in modo simbolico si corre il rischio di penalizzare anche chi è virtuoso. Capisco che è molto più facile andare ad individuare le emissioni da tagliare nei grandi comparti e lo è assai meno andare a contabilizzare i contributi offerti da settori più diffusi quali le auto o i riscaldamenti domestici, ma tutti i contributi devono essere tenuti in considerazione».

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